Un bellissimo articolo di storia dal sito Ocean4Future a cura di Andrea Mucedola

Con la scomparsa del marinaio radio telegrafista Warren Upton, 105 anni, ultimo sopravvissuto della corazzata USS Utah, la “Forgotten ship” sarà forse dimenticata per sempre?

I resti del relitto ancora parzialmente visibili di fronte all’ex molo FOX 11 che ospita un piccolo memoriale in ricordo delle 58 vittime del USS Utah – Google Earth
Per anni Warren Upton fu l’ultimo testimone vivente di quella nave dimenticata, ricordando in ogni occasione quel terribile momento in cui la sua nave, colpita a morte da due siluri giapponesi nella baia di Pearl Harbour, rollò su un fianco e affondò. Prima di raccontare questa storia del mare, alcune considerazioni. Warren è un nome come tanti marinai che combatterono sotto bandiere diverse per servire la propria patria, testimoni di tragedie che ebbero la fortuna di salvarsi o che persero le loro giovani vite negli abissi. Lamiere che divennero la loro tomba, sacrari che conservano ancora i loro resti nei mari del mondo. Sebbene i loro nomi si perderanno nel tempo, il riconoscimento di quei relitti come sacrari nazionali, protetti dallo Stato, è un obbligo morale verso tutti coloro che persero le loro giovani vite per la patria. Raccontiamo ora la storia di questa nave e della sua fine in un mattino di dicembre del 1941.

Fotografia della corazzata americana USS Utah (BB-31), circa 1910-1915 USS Utah.jpg – Wikimedia Commons
La corazzata USS Utah fu la prima nave a prendere il nome dallo stato omonimo. La sua chiglia fu impostata il 15 marzo 1909 e varata il 23 dicembre dello stesso anno. Entrò in servizio il 31 agosto 1911 e vantava una batteria principale di dieci cannoni da 305 mm in cinque torrette binate. L’USS Utah e la sua nave gemella, USS Florida, furono impiegate a Veracruz nel 1914, durante la Rivoluzione messicana, consentendo lo sbarco dei marines che diede inizio all’occupazione della città.

La bandiera statunitense viene alzata a Veracruz il 27 aprile 1914. Fonte fotografia del 27 aprile 1914 Autore Hadsell scattata durante l’occupazione statunitense di Veracruz, 1914 Occupation of Veracruz.jpg – Wikimedia Commons
Dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale, l’USS Utah fu dislocato a Berehaven, nella baia di Bantry, Irlanda, per contribuire alla protezione dei convogli dagli attacchi delle unità navali e subacquee tedesche. Negli anni ’20, la nave effettuò numerose campagne di addestramento e operazioni in tutti i mari del mondo, tra cui il trasporto del presidente Herbert Hoover, in due importanti missioni diplomatiche in Sud America, nel 1924 e nel 1928.
Nel 1931, l’unità venne smilitarizzata e convertita in nave bersaglio, con la denominazione di AG-16, in conformità con i termini del Trattato Navale di Londra. Al fine di poter sfruttare al meglio la struttura fu equipaggiata con numerosi cannoni antiaerei di diverso tipo per addestrare gli artiglieri della flotta. Alla fine del 1941, venne trasferita alle Hawaii, a Pearl Harbor dove la sua vita operativa ebbe definitivamente termine la mattina del 7 dicembre.

Lo Utah aveva appena completato un’esercitazione di artiglieria antiaerea avanzata nelle acque hawaiane e si trovava ormeggiata al largo di Ford Island al posto di ormeggio Foxtrot-11. La mattina del 7 dicembre 1941, l’ufficiale di grado superiore a bordo era il capitano di corvetta Solomon S. Isquith, ufficiale di macchina. Si racconta che, poco prima delle 8:00, gli uomini in coperta notarono tre aerei dirigersi verso nord dall’ingresso del porto. Inizialmente pensarono fossero aerei americani in addestramento ma, quando li videro scendere in picchiata all’estremità meridionale di Ford Island, dove si trovavano gli hangar per idrovolanti, lanciando le loro bombe, si resero conto che qualcosa di grave stava per accadere.
L’attacco nipponico alla flotta americana a Pearl Harbor durò poco meno di due ore, ma per l’USS Utah si concluse in pochi minuti. Alle 8:01, poco dopo che i marinai avevano iniziato ad issare la bandiera a poppa, l’ex corazzata, ormeggiata al molo FOX 11, fu colpita da due siluri a prua sinistra ed iniziò immediatamente a inclinarsi a sinistra, imbarcando acqua.

Mentre la nave iniziava a rollare pesantemente sulle sue estremità, le assi di legno, posizionate sui ponti per attutire l’impatto delle bombe – precedentemente utilizzate dalla nave nel suo ruolo di bersaglio mobile – iniziarono a spostarsi, ostacolando gli sforzi dell’equipaggio di abbandonare la nave. Sottocoperta gli uomini, presi dal panico, si diressero sul ponte per abbandonare la nave, ma non tutti. Il Capo di macchina Peter Tomich decise di rimanere sottocoperta, per assicurarsi che le caldaie fossero in sicurezza e che tutti gli uomini fossero riusciti ad uscire dai locali tecnici. Un atto eroico in cui perse la sua vita. Un altro marinaio, il Fuciliere di Seconda Classe John B. Vaessen, V-6, USNR, rimase al suo posto nella sala dinamo, assicurandosi che la nave avesse abbastanza energia per mantenere accese le luci il più a lungo possibile, consentendo così ai colleghi di fuoriuscire in maggiore sicurezza.

Solomon S. Isquith indica un oblò simile a quello da cui si uscì durante l’attacco a Pearl Harbor USS Utah Commanding Officer: Solomon S. Isquith
Il direttore di macchina Isquith, ufficiale più anziano al momento a bordo, dopo aver fatto chiamare l’abbandono nave, effettuò un’ispezione sottocoperta per assicurarsi che tutti gli uomini fossero fuoriusciti dai locali e per poco rischiò di rimanere intrappolato lui stesso all’interno della nave che iniziava ormai a capovolgersi. Nella sua fuga verso l’esterno trovò un portello bloccato e cercò di fuggire attraverso un oblò, cercando appoggio su un tavolo del locale. Il movimento deciso di rollio della nave gli strappò l’appoggio che aveva cercato ma, per sua fortuna, l’ufficiale TLC della nave, il capitano di corvetta Lindley Winser, C-V(S), riuscì ad afferrare il suo braccio, tirandolo fuori all’ultimo istante. Alle 08:12, le cime di ormeggio, ormai tese e assottigliate come corde di violino, si spezzarono e l’USS Utah si capovolse; i sopravvissuti si diressero nuotando verso riva, mentre l’attacco giapponese continuava mitragliando le banchine, cercando riparo sulle banchine di ormeggio. Quando la maggior parte degli uomini raggiunse la riva, il Comandante Isquith e altri udirono un colpo provenire dall’interno dello scafo della nave capovolta. Sebbene gli aerei giapponesi stessero ancora mitragliando la zona, Isquith chiese ad alcuni volontari di tornare allo scafo per cercare di salvare i marinai sotto coperta. Dopo aver ottenuto una fiamma ossidrica dal USS Raleigh, che stava anch’esso lottando per sopravvivere dopo essere stato colpito dai siluri giapponesi, i marinai si rimisero alacremente al lavoro. Fu grazie alla tenacia del macchinista Stanley A. Szymanski e dei suoi uomini che altri dieci marinai riuscirono a uscire da quella che sembrava ormai diventata la loro tomba. L’ultimo ad uscire fu il fuochista di seconda classe Vaessen, che si era diretto verso il fondo della nave quando si era capovolta, alla ricerca di superstiti, con una torcia elettrica ed una chiave inglese.




In alto il rapporto originale in quattro pagine scritto dal capitano di corvetta Isquith in merito alla perdita della nave USS Utah Commanding Officer: Solomon S. Isquith.
Il capitano di corvetta Solomon S. Isquith, ufficiale di macchina, il sottotenente di vascello P.F. Hauck e macchinista Stanley A. Szymanski furono gli ultimi a lasciare la nave, dopo essersi accertati che non c’erano altri sopravvissuti. Dell’equipaggio, trenta ufficiali e 431 marinai sopravvissero alla perdita della nave; persero la vita 6 ufficiali e 52 uomini ma solo i resti di quattro furono recuperati e sepolti a terra. Gli altri riposano ancora nello scafo che è la loro tomba. Il Capo Tomich ricevette la Medal of Honor postuma per il suo gesto altruistico nel garantire la sicurezza altrui ed il Fuciliere di Seconda Classe Vaessen ricevette la Navy Cross.
Il nome del USS Utah fu cancellato dal Registro Navale il 13 novembre 1944, il suo scafo parzialmente sommerso si trova ancora nelle acque di Pearl Harbor e, nel 1972, un piccolo monumento commemorativo fu eretto vicino alla nave.

Il tentativo fallito di salvataggio del USS Utah – 10 febbraio 1944 – Fonte https://catalog.archives.gov/id/296983 – Autore The Department of the Navy
Fu soprannominata dai sopravvissuti the forgotten ship, la nave dimenticata perché considerata minore rispetto alle altre (nei suoi pressi affondò la USS Arizona), ricevendo alla fine meno attenzione mediatica rispetto alle altre navi colpite a Pearl Harbor … quasi che il numero di caduti possa fare la differenza in una comune tragedia. Dimenticata ma non per i suoi sopravvissuti che ne mantennero la memoria fino alla loro morte, uomini come il radio telegrafista Warren Upton. Rest in peace.
Andrea Mucedola
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