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L’attività dei sommergibili CB del Mar Nero dopo l’8 Settembre 1943 – di Francesco Mattesini – parte II

27 Marzo 2026

Dal sito Ocean4Future la seconda parte sull’argomento a cura di Francesco Mattesini

I primi due sommergibili ad uscire in mare il 12 settembre 1943 furono il C.B. 1 e il C.B. 4, comandati da Giovanni Re e Armando Sibille, che “ricevettero l’ordine di trasferirsi a Yalta dove si trasferì anche il Capo squadriglia, capitano di fregata Alberto Torri [ex comandante del sommergibile Jalea], e il capitano del Genio Navale Luigi Navarra. A Sebastopoli restarono, invece, il C.B. 2 (sottotenente di vascello Arrigo Barbi), il C.B. 3 (sottotenente di vascello Matteo Nardon) e il C.B. 6 (sottotenente di vascello vascello Alberto Farolfi)”.

Il 15 settembre i quattro sommergibili CB-1, CB-2 CB-3 e CB-6 furono impiegati a 15 miglia a sud di Yalta assieme ad unità navali rumene e alle sette motosiluranti tedesche della 1a Flottiglia, con lo scopo “di creare una fascia di protezione che si stendeva dal largo di Novorossisk, fino al largo di Odessa, per proteggere il transito di alcuni convogli che effettuavano la ritirata dal Caucaso, verso Ovest” con truppe germaniche per sfuggire dalla zona del Caucaso all’accerchiamento dei sovietici. Ciò comportò, con l’operazione “Mainland”, di recuperare bel 113.000 uomini, in massima parte con navi rumene. Dopo che il CB.1 aveva attaccato e ritenuto affondata la sera del 15 settembre quella che sembrava essere una grossa maona carica di rifornimenti in avaria, furono rimorchiati a Costanza” dal posamine rumeno Amiral Murgescu.47

Quanto alla grossa maona affondata del CB-1, Fabrizio Gatti ha scritto che ” tra  tante ipotesi di attacco a navi di vario tipo, si poteva trattare di “mezzi da sbarco del tipo DB (Progetto 165) il cui aspetto sembra corrispondere, almeno in parte, all’unità avvistata dal CB-1: il mezzo, a ponte presso che piatto con una piccola cabina di manovra a poppa, aveva infatti una lunghezza di 14,6 m (con una larghezza di 3,6 m, ed una immersione di 90 cm), un dislocamento di circa 19 tons, un motore a benzina da 115 HP e un equipaggio di 13 uomini”. Oppure di una vecchia chiatta semovente del tipo Bolinder, della prima guerra mondiale, “con lunghezza di 45,7 m, larghezza di 7,2 m e immersione di 1,2 m, dislocamento 255 tons, 100 HP di potenza motrice e 9 uomini di equipaggio”.

Ma poiché non abbiamo il riscontro dalla documentazione russa sull’affondamento dei mezzi da sbarco DB e delle chiatte semoventi Bolinder, non possiamo avere la certezza che si trattasse di una nave dell’una o dell’altro tipo.48  Anche perché Morozov la esclude assolutamente dopo un attenta consultazione della documentazione sovietica di quel giorno 15 settembre 1943.

L’11 novembre anche il C.B. 3, il C.B. 4 e il C.B. 6, lasciarono Sebastopoli, da due giorni in stato di evacuazione per l’avanzata dei sovietici, diretti a Costanza. Ma nella navigazione in convoglio, denominato “Sperber”, con navi tedesche e rumene che fu resa difficile dalle condizioni del mare e anche, il mattino del giorno 13, dall’allarme sulla presenza di un sommergibile inesistente, e dall’attacco, alle 11.05 e alle 11.48 (orario sovietico) di otto aerei (2 aerosiluranti Il-4 del 5° Reggimento Aereo armati ciascuno con due siluri e sei bombardieri A-20 del 36° Reggimento Aereo), che non causò danni alle navi se non tre feriti sul piroscafo Bayreuth, i CB lasciarono il convoglio e navigando isolati l’indomani arrivarono ad Odessa, in Crimea.49

Successivamente, il 20 novembre, i tre sommergibili ripresero il mare, che era scosso da una violenta tempesta, disperdendo il convoglio ed affondando tre navi, due tedesche e una romena. I CB riuscirono ad entrare a Sulina, alla foce del Danubio, e ne ripartirono raggiungendo Costanza il 29 novembre, dove tutto il personale italiano (meno i comandanti Farolfi, Sibille e Dell’Azzara, il sottotenente militarizzato Vittorio Marino, 4 sottufficiali, 4 operai specializzati, un sottocapo e un comune che passarono nella Repubblica Sociale Italiana), per essere sottratto ai tedeschi, che potevano effettuare un colpo di mano, fu internato dai rumeni, trasferendolo il 2 dicembre da Costanza a Bucarest, con la truppa alloggiata nella caserma Bragadiru gli ufficiali nella caserma Ostiri.50 E ciò avvenne nonostante le insistenti e minacciose proteste tedesche, e dello stesso Hitler, che avendo constatando che gli italiani avevano cambiato l’opinione di collaborare, dovessero essere catturati e sottoposti a corte marziale. Successivamente, con un sotterfugio dei romeni con gli italiani fu concordato che “i battelli sarebbero passati in semplice consegna (non cessione) alla Marina romena, con riserva sulle decisioni da prendere sulla loro sorte futura”.51

In seguito a ciò, per ordine del contrammiraglio Horia Ion Pompiliu Macellariu, Capo di Stato Maggiore della Marina rumena, in seguito ad accordo con il capitano di fregata Torri, la Marina rumena si impossessò dei cinque CB prendendoli in carico. 52 Ma sotto la nuova bandiera i nuovi equipaggi rumeni non risulta avessero disimpegnato una qualche attività bellica, perché erano stati trovati in condizioni pietose, aumentate dai sabotaggi apportati ai sommergibili dagli stessi italiani.

L’ammiraglio Manzari ha scritto nel suo saggio:53 “Al momento della cessione la situazione dei sommergibili era la seguente: CB 1: a terra con i motori, il periscopio e la bombola dell’aria smontati. Lo scafo era fortemente arrugginito; CB 2: a terra nelle stesse condizioni del precedente con, in più, le batterie accumulatori smontate; CB 3: in mare nella Darsena petroli; CB 4: in mare nella Darsena petroli, inclinato sul bordo di sinistra di circa 10, con due siluri nei tubi di lancio poco arrugginiti; CB 6: in mare nella Darsena petroli; siluri nei tubi un poco arrugginiti. Tutti i pezzi di ricambio presenti a bordo erano stati gettati a mare.

Nel frattempo, in seguito all’intervento di Benito Mussolini presso lo stesso Capo del Governo rumeno, maresciallo Iom Antonescu, il 31 gennaio 1944 fu deciso che i sommergibili sarebbero stati consegnati alla Marina Nazionale della Repubblica Sociale Italiana, che aveva nominato un proprio addetto militare nella persona del sottotenente di vascello Alberto Farolfi, già comandante del CB-6, il quale aveva deciso di continuare l’alleanza con i tedeschi.

Lo stesso Comandante dei Sommergibili tedeschi, ammiraglio Karl Donitz (BdU), “verso la metà di febbraio decise di impiegare nuovamente i cinque sommergibili con bandiera ed equipaggi della Repubblica Sociale Italiana”.54
La base di Costanza divenne “MariCiBeta”, e per completare gli organici ad integrazione del personale aderente, con in testa il comandante Torri, si era dichiarato monarchico e antifascista,55 vi fu inviato personale da Bordeaux, già facente parte di “Betasom”, la base dei sommergibili italiani a Bordeaux che avevano operato in Atlantico, e altro personale proveniente da Venezia. E fu anche previsto, su richiesta tedesca, di inviare in Mar Nero altri CB direttamente dall’Italia, (Gruppo Livio Piomarta), il tutto agli ordini del tenente di vascello Federico de Siero, giunto da Bordeaux.56 Ma il precipitare della situazione politico-militare fece tramontare simile eventualità, e nel frattempo. i CB, come detto, erano in cattivo stato e necessitavano di estesi lavori che non vennero mai ultimati, anche perché quattro dei cinque sommergibili furono restituiti dai rumeni troppo tardi, soltanto il 16 luglio 1944, “trattenendo il quinto [CB-6] a titolo di pegno per le spese sostenute”.57 Intanto, il 20 Giugno 1944, nei giorni del crollo del fronte dell’Asse in Romania l’aviazione sovietica sferrò un massiccio attacco aereo con bombardieri A-20 e Pe-2 nel porto di Costanza, nel corso del quale il CB-4 e il CB-6 riportarono alcuni danni. Successivamente, contemporaneamente al crollo del fronte tedesco-rumeno, il 20 agosto 1944 un pesante attacco di 62 bombardieri e 80 tra caccia e aerei d’attacco al suolo sovietici investi ancora Costanza, portando all’affondamento di diverse navi tra cui il sommergibile tedesco U-9 (sottotenente di vascello Heinrich Klapdor) e al danneggiamento di molte altre unità, compresi i sommergibili U-18 e U-24 ed i cacciatorpediniere rumeni Regele Ferdinand e Marasesti. 

Il 23 agosto Re Michele I di Romania con un colpo di stato estromise il Primo Ministro generale Ioa Antonescu, e il giorno 29 ordinò l’immediata cessazione dell’alleanza con la Germania, e avvio negoziati per un armistizio con l’Unione Sovietica, che fu firmato il 12 settembre. Nel frattempo i CB “si autoaffondarono nel porto di Odessa, il 25 agosto 1944, prima dell’arrivo delle truppe russe”.58 Secondo altra fonte risulta che soltanto il CB-6  fu distrutto o autoaffondato il 25 agosto dai rumeni. Gli altri quattro sommergibili furono catturati a Costanza il 29 agosto 1944 dal 143° e 384° Battaglione di fanteria di marina sovietica e integrati nella Flotta sovietica il 20 ottobre 1944. Il CB-1, CB-2, CB-3 e CB-4 divennero TM-4, TM-5, TM-6 e TM-7. Trovati in pessimo stato di manutenzione, dopo essere statati impiegati per prove e test, vennero radiati e a iniziare dal 16 febbraio 1945 demoliti.59

Facendo un raffronto statistico dei successi conseguiti dalle unità subacquee dell’Asse operanti nel Mar Nero, nel periodo tra l’ottobre 1942 e il settembre 1944 i sei sommergibili tedeschi della 30a Flottiglia, che normalmente erano impiegati in compiti di attacco al traffico e posa di mine nei pressi delle coste del Caucaso, affondarono 26 navi per 45.426 tonnellate. Andarono perduti nell’agosto 1944 nelle acque e porti della Romania U-9, U-18 e U-24, mentre per non cadere nelle mani sovietiche si affondarono nei giorni 10-11 settembre, presso le coste della Turchia, U- 19, U-20 e U-23. I tre sommergibili rumeni Delfinul, Reichinul e Marsuinul non ottennero risultati e il 14 settembre 1944 furono catturati dai sovietici, e chiamati TS-3, TS-1 e TS-2. Il TS-2 affondò il 20 febbraio 1944 per l’esplosione di un proprio siluro e gli altri due vennero riconsegnati nel dopoguerra ai rumeni, che li demolirono. I sei sommergibili italiani tipo CB (poi ridotti a cinque), la cui scarsa autonomia (60-70 miglia) non gli permetteva di operare troppo distanti dalla propria base in compiti quasi sempre di carattere antisom, affondarono soltanto un sommergibile sovietico (ShCh-203) nel periodo giugno 1941-agosto 1943, e ne colpirono altri due ciascuno con due siluri che non esplosero (L-5 e M-31) causando danni leggeri.

La modesta imbarcazione piatta lunga 20 metri e senza sovrastrutture, considerata una chiatta, che sarebbe stata affondato dal CB-1 la notte del 15-16 settembre 1943 non ne è confermato il nome o il numero. I CB effettuarono sette attacchi, con un consumo di quattordici siluri, dei quali sei andarono a segno, quattro senza esplodere. Dovendo fare un bilancio conclusivo delle operazioni dei mezzi leggeri di superficie e subacquei italiani, operanti nei settori del fronte Russo, nel Mar Nero fu affondato il sommergibile sovietico ShCh-203 dal sommergibile CB-4, furono colpiti da siluri non esplosi del CB-2 e CB-3 i sommergibili L-5 e M-31, e affondato il sommergibile ShCh-214 dal Mas-571. Fu silurato e gravemente danneggiato l’incrociatore Molotov dal Mas 568.60. Non risulta, invece, l’affondamento di una piccola nave, forze turca e dal nome ignoto, da parte del sommergibile CB-1.

Francesco Mattesini

Estratto dal saggio I SOMMERGIBILI TASCABILI ITALIANI NEL MAR NERO (maggio 1942 – agosto 1944) di Francesco Mattesini 

Nota

47 Nel Diario della Seekriegsleitung (SKL), confermando l’attacco del CB-1, in missione antisommergibile, si ritiene che la nave ritenuta silurata e affondata fosse un posamine.
48 Fabrizio Gatti, “L’attività della 1a Squadriglia CB in Mar Nero tra il settembre e il dicembre 1943”, nel sito academia edu, p. 4-5.
49 Notizie fornite all’autore da Miroslav Morozov.
50 Giuliano Manzari, I sommergibili italiani dal settembre 1943 al dicembre 1944 – Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, cit., p. 29.
51 Gerhard Screiber, Gerhard Screiber, I Militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943-1945, SMEUS, cit., p. 281.
52 Secondo “Il quadro sinottico della attività della 1a Squadriglia CB”, compilata da Fabrizio Gatti, tra il giugno e l’ottobre 1943 i sommergibili avrebbero svolto 45 missioni, di cui: 8, il CB-1; 5 il CB-2 ; 12 il CB-3; 9 il CB-4; 11 il CB-6. Non sono comprese le missioni di trasferimento del mese di novembre. Le missioni di guerra svolte furono 2 nel mese di giugno, 4 a luglio, 21 tra l’agosto e il settembre, e 8 in ottobre. Cfr., Fabrizio Gatti, L’attività della 1a Squadriglia CB in Mar Nero tra il Settembre e il Dicembre 1943, nel sito academia edu.
53 Giuliano Manzari, I sommergibili italiani dal settembre 1943 al dicembre 1944 – Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, cit., p. 31.
54 Gerhard Schreiber, I Militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943-1945, SMEUS, cit., p. 282.
55 Fabrizio Gatti ha terminato il suo articolo (p. 11-12), concludendo: “Per quanto pressochè priva di episodi bellici di rilievo, dai documenti tedeschi si evince che, nell’ultimo trimestre del 1943, la squadriglia CB, dotata di battelli via via sempre più inefficienti per usura e mancanza di pezzi di ricambio, giocò un ruolo tutt’altro che trascurabile nell’economia delle forze dell’Asse in Mar Nero, rappresentando in pratica il 50% di tutte le forze subacquee agli ordini dell’Ammiraglio del settore. … si può affermare che gli equipaggi dei CB operarono con dignità in un quadro sempre più complesso, tenendo fede alla parola data ai tedeschi dopo l’armistizio, nonostante i problemi tecnici crescenti e le prospettive sempre meno incoraggianti sull’esito della lotta. Alla fine, avevano forse realizzato che quella non era più la “loro” guerra.
56 Giuliano Manzari, I sommergibili italiani dal settembre 1943 al dicembre 1944
– Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, cit., p. 29. * Da una intercettazione Ultra (ZIP/ZTPGR/6608), di un messaggio trasmesso alle 1824 del 27 gennaio 1944 dalla 30a Flottiglia Sommergibili germanica e ricevuta alle 0232 del 28 dal Gruppo Sud, con caratteristica Immediata e Segretissima, risulta che il sommergibile tascabile italiano CB-23 era arrivato a Costanza il 24 gennaio smontato, senza disporre delle batterie e senza il periscopio, e sollevato da una gru si trovava nella banchina della Marina Germanica. Il messaggio terminava con le frasi: “Completamento impossibile senza disegno e personale speciale. Stiamo cercando di far galleggiare la nave”. Da un’altra intercettazione segretissima Ultra del 3 febbraio 1944 (ZIP/Z TPGR/6934) si portava a conoscenza che il sommergibile CB-23 doveva essere rimandato a Trieste con urgenza. Ciò è confermato dal messaggio della SKL n. 4802 del 1° marzo 1944.
57 Italia Sociale, La Regia Marina in Mar Nero.
58 Nel sito Italiani in guerra. * Da alcune cartoline, risulta che i marinai italiani del Mar Nero continuarono a spedire la posta fino all’agosto 1944, cfr., Giuseppe Marchese e Gianfranco Pastormello, La marina italiana dopo l’8 settembre 1943.
59 Notizie fornite all’Autore dall’amico Francesco De Domenico, ricavate dale fonti: Jürgen Rohwer, Axis Submarine Successes of World War Two. German, Italian and Japanese Submarine Successes, 1939-1945, Greenhill Books, 1999; Jürgen Rohwer e Mikhail Monakov, Stalin’s Oceangoing Fleet. Soviet Naval Strategy and Shipbuilding Programmes 1935-1953, Frank Cass, 2001; Juerg Meister, Soviet Warships of the Second World War, Macdonald and Jane’s, 1977; Myroslav Morozov, Konstantin Kulagin, Shyuki.
60 Francesco Mattesini, Il siluramento dell’incrociatore Molotov 3 Agosto 1942. Un enigma della guerra nel Mar Nero, nel sito Academia Edu.

PARTE I PARTE II 


Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e la fonte o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo.

gian carlo poddighe


Gian Carlo Poddighe

Ufficiale del Genio Navale della Marina Militare Italiana in congedo, nei suoi anni di servizio è stato destinato a bordo di unità di superficie, con diversi tipi di apparato motore, Diesel, Vapore, TAG. Transitato all’industria nazionale ha svolto incarichi di responsabilità per le costruzioni della prima legge navale diventando promotore delle Mostre Navali Italiane. Ha occupato posizioni dirigenziali sia nel settore impiantistico che delle grandi opere e dell’industria automobilistica, occupandosi della diversificazione produttiva e dei progetti di decarbonizzazione, con il passaggio alle motorizzazioni GNV.
E’ stato membro dei CdA di alcune importanti JV internazionali nei settori metallurgico, infrastrutturale ed automotive ed è stato chiamato a far parte di commissioni specialistiche da parte di organismi internazionali, tra cui rilevanti quelle in materia di disaster management. Giornalista iscritto all’OdG nazionale dal 1982, ha collaborato con periodici e quotidiani, ed è stato direttore responsabile di quotidiani ricoprendo incarichi di vertice in società editoriali. Membro di alcuni Think Tank geopolitici, collabora con quotidiani soprattutto per corrispondenze all’estero, pubblica on line su testate del settore marittimo e navale italiane ed internazionali. Non ultimo ha pubblicato una serie di pregevoli saggi sull’evoluzione tecnologica e militare sino alla 2^ Guerra Mondiale, in particolare della Regia Marina, pubblicati da Academia.edu.

FONTE: Ocean4Future

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