Ancora un interessante articolo di storia dal sito Ocean4Future a cura di Francesco Mattesini

Sulla attività e sorte dei cinque sommergibili CB in Mar Nero, prima e dopo l’armistizio dell’Italia, nel dopoguerra e per moltissimi anni vi sono state molte incertezze ed ipotesi. Secondo i dati degli statini dei sommergibili CB, che mi ha fornito l’amico Augusto De Toro, le ultime missioni prima dell’8 settembre 1943 erano state:
CB-1 dal 30 agosto al 1° Settembre;
CB-2 dall’1 al 3 settembre;
CB-3 dall’1 al 5 settembre;
CB-4 dal 30 agosto all’1 settembre;
CB-6 dal 27 al 30 agosto.
Alle 01.05 del 9 settembre, nello stato di confusione e paura per la reazione tedesca che esisteva nei Comandi di Roma in seguito all’annuncio dell’armistizio dell’Italia con gli Alleati, Marinarmi Roma trasmise il seguente marconigramma diretto alla 1a Squadriglia Sommergibili CB: “Sono state sospese ostilità fra l’Italia e Nazioni Unite (alt) Affondate i battelli e domandate autorità tedesche libero transito per rimpatrio. 010509”.41 Quest’ordine fu ricevuto a Costanza alle 02.20 ma non a Sebastopoli, dove si trovavano i sommergibili, che verso le 13.00 di quel 9 settembre furono poi catturati dai Tedeschi e la bandiera italiana ammainata e sostituita con la loro. Dopo di che gli ufficiali della Kriegsmarine a Sebastopoli, sostenendo che il Re Vittorio Emanuele III e il Capo del Governo italiano maresciallo Pietro Badoglio erano fuggiti in Sicilia, consegnandosi agli anglo-americani, convinsero i comandanti dei CB a continuare a combattere al loro fianco, facendo firmare loro una dichiarazione scritta, e inserendo i marinai italiani nella Marina germanica che provvide al loro pagamento. Da questo momento iniziarono le operazioni sotto la marina tedesca.
Sul sito uboat.net nel saggio di Fabrizio Gatti, “L’attività della 1a Squadriglia CB in Mar Nero tra il Settembre e il Dicembre 1943”, su un’azione del CB-1 del giorno 15 settembre 1943 è scritto:
Alle 21:45 il CB-1 (com. GM Giovanni Re) avvistò in superficie, a circa 1000 metri di distanza, al largo di Capo Sarych, tre unità dirette verso occidente ad una velocità stimata di 6-7 nodi: delle tre unità una appariva come un’imbarcazione dal ponte piatto, senza alcuna sovrastruttura, lunga circa 20 m. Sul ponte stazionavano quattro persone in tute di gomma. Le altre due unità sembravano delle cannoniere di scorta. Il CB lanciò un siluro a brevissima distanza, affondando l’unità dal ponte piatto: disgraziatamente l’esplosione danneggiò la prua del piccolo battello italiano, provocando infiltrazioni d’acqua e l’arresto dei motori. Le cannoniere si allontanarono, lanciando qualche bomba di profondità. Alle 00:45 del 16, una motozattera tedesca rimorchiò il CB-1 a Yalta dove il sommergibile venne tenuto a galla pompandone fuori l’acqua. La sera del 20, il rimorchiatore Schürmann cominciò il lento rimorchio del CB-1 da Jalta a Sebastopoli dove il convoglio arrivò alle 9:45 del 21. A Sebastopoli si rilevò che anche i motori elettrici erano rimasti danneggiati dall’acqua e che per almeno due mesi il battello non sarebbe potuto rientrare in servizio. Si discusse anche dell’opportunità di trasferire il battello da Sebastopoli a Costanza ma i dubbi riguardanti l’atteggiamento rumeno nei confronti degli Italiani che avevano proseguito la guerra a fianco della Germania sconsigliarono di intraprendere l’operazione. … La sola unità sovietica nei pressi (al largo di Yalta) era il sommergibile A-2 che non era impegnato in operazioni speciali né riferì di essere stato attaccato.42
Ciò è confermato da Miroslay Morozov che nella sua lettera mi ha riferito:
Attacco del 15 settembre 1943. Ho controllato attentamente i documenti sovietici e posso affermare che non una sola nave di superficie sovietica era quel giorno al largo della costa della Crimea in questa zona. C’erano sottomarini, ma non furono soggetti ad alcun attacco. Forse un sommergibile italiano ha attaccato qualche peschereccio civile tra quelli che avevano il permesso dai tedeschi di pescare al largo della Crimea.

L’ attacco del CB-1 (guardiamarina Giovanni Re e fuochista Ernesto Tabanelli), la notte tra il 15 e il 16 settembre 1943, a 15 miglia a sud di Yalta, può soltanto significare che i sommergibili tascabili, che secondo l’Ufficio Storico della Marina l’8 settembre erano stati consegnati ai rumeni, avevano in realtà, come detto, continuato ad operare con i loro equipaggi in favore dei tedeschi. Non vi era possibilità alcuna che equipaggi rumeni o tedeschi avrebbero preso cognizioni di addestramento e operative di quei mezzi speciali che, non dimentichiamolo, per le missioni belliche verso gli obiettivi provenienti dalle coste del Caucaso, dove erano le ultime basi navali sovietiche (Tuapse e Batum), si trovavano a Sebastopoli (Crimea), mettendoli in condizioni di navigare ed operare in alto mare in soli 6 o 7 giorni.

Avevano quindi perfettamente ragione Achille Rastelli, Elio Andò e Erminio Bagnasco, quando hanno scritto in due loro libri che, dopo l’annuncio dell’armistizio con gli anglo-americani, gli equipaggi dei CB continuarono ad operare da Sebastopoli a fianco dei Tedeschi fino al 29 novembre 1943, quando tutti i sommergibili tascabili furono trasferiti a Costanza ed il personale fu internato dalle autorità rumene.43 Come vedremo, “nel gennaio successivo, in seguito all’accordo Mussolini-Romanescu i battelli furono ceduti dalla Romania alla marina della RSI che provvide ad armarli con proprio personale”.44
Ma occorreva saperne di più dal lato operativo, e questo oggi, oltre che da Fabrizio Gatti, che ha fatto un ottimo lavoro, lo sappiamo da un articolo di Storia del Novecento, n. 113, riportato nel web di Italia Sociale, e dal titolo La Regia Marina in Mar Nero, e in forma ufficiale da un saggio dell’ammiraglio Giuliano Manzari, stampato nel Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare nel dicembre 2011. Da queste pubblicazioni risulta che gli equipaggi dei sommergibili che l’8 settembre si trovavano a Sebastopoli, al comando del capitano di fregata Alberto Torri, “passato il primo momento di sbandamento decisero di continuare a combattere a fianco dei tedeschi”, 45 con la concessione di mantenere sui loro sommergibili la bandiera nazionale.46

Fine I parte – continua
Francesco Mattesini
estratto dal saggio I SOMMERGIBILI TASCABILI ITALIANI NEL MAR NERO (maggio 1942 – agosto 1944) di Francesco Mattesini
Nota
41. AUSMM, Stato Maggiore Regia Marina – Reparto M.D.S. – Ufficio Telecomunicazioni, “Elenco cronologico dei messaggi trasmessi dalle ore 12.00 dell’8 settembre 1943 alle ore 24.00 del giorno 13 settembre 1943”, Volume II; Giuliano Manzari, I sommergibili italiani dal settembre 1943 al dicembre 1944. Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Roma, Dicembre 2011, p. 28.
42. Il 16 settembre 1943, alle ore 10.26, il sommergibile sovietico A-2 (tenente di vascello B.S. Buyanskii) lanciò 2 siluri, che non colpirono, contro la motozattera tedesca F 369 a 12 miglia sud-sudovest di Sudak, a sud di Yalta e a 57 km ad ovest di Feodosia (Crimea), in posizione lat. 44°46’N, long. 34°45’E, che è però distante dal tratto di mare in cui si doveva trovare il CB-1, a 15 miglia a sud di Jalta. Secondo i Tedeschi, la F 369 vide un siluro che la mancò alle 09.35 in lat. 44°45’N, long. 34°45’, a circa 30 miglia per 55° da Yalta. Sempre il 16 settembre 1943, in Mar Nero, il sommergibile sovietico L 6 (capitano di 3a classe B.V. Gremyako) posò uno sbarramento di 20 mine a 20 miglia a est di Olinca (Romania), ma senza conseguire risultati. Cfr., Jurgen Rohwer, Allied Submarine attacks of World War Two. European Theatre of Operations, 1939-1945, Greenhill, London, 1997. p. 117; riportato anche da uboat.net, Sommergibile A-2.
43. Achille Rastelli, Caproni e il mare, Apostolo, 1999, p. 61; Elio Andò e Erminio Bagnasco, Navi e marinai d’Italia, Albertelli, 1981, p. 378.
44. Andò e Bagnasco, Ibidem.
45. Lo storico tedesco Gerhard Screiber a proposito del Comandante della Squadriglia CB, capitano di fregata Torri ….. omissis “Torri ed i suoi equipaggi si dissero disposti a continuare a combattere al fianco dei tedeschi”. Cfr., I Militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943-1945, Stato Maggiore dell’Esercito Ufficio Storico (SMEUS), Roma, 1992, p. 281.
46. Giuliano Manzari, I sommergibili italiani dal settembre 1943 al dicembre 1944 – Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Roma, dicembre 2011, p. 28. L’autore ha scritto che l’unità attaccata e affondata dal CB-1 era un sommergibile [sic].
PARTE I PARTE II
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Francesco Caldari
Il Generale di Brigata (riserva) Francesco Caldari ha servito per quaranta anni nel servizio permanente effettivo nell’Arma dei carabinieri, ricoprendo incarichi di comando nella organizzazione Mobile (8° Battaglione “Lazio” in Roma) , in quella Territoriale (Tenenza/Compagnia di Acerenza), di Polizia Militare (Compagnia per la Marina Militare presso l’Alto Comando della Spezia) e della Tutela del Segreto (Agenzia di Sicurezza Interregionale CC M.M. La Spezia) nonché in servizio di polizia giudiziaria (Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Genova). È stato altresì impiegato nel contesto di Stato Maggiore (da ultimo quale Ca.SM del Comando Legione “Liguria” in Genova), anche all’estero, come Provost Marshal presso il Quartier Generale di NATO-KFOR (Kosovo Force) a Prishtina/Priština.
Ha seguito numerosi e variegati corsi militari. Gli è stata concessa la Medaglia Mauriziana conferita al compimento di cinquant’anni di Carriera militare e l’onoreficienza di Cavaliere della Repubblica. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Sicurezza (Roma-Tor Vergata) e quella magistrale in Relazioni Internazionali (Genova), qui con una tesi sulla “cooperazione internazionale di polizia”, argomento sul quale cura un blog ed un podcast. Concluso il servizio attivo si dedica alla sua passione per la storia
FONTE: Ocean4Future
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