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Il mistero degli U-Boot fantasma

4 Febbraio 2021

Interessante articolo da “il Giornale” del 4/02/2021

Dietro la scomparsa dei capi e del famoso oro dei nazisti non solo leggende infondate, ma indizi e sprazzi di verità che riportano, anche a distanza di oltre settant’anni, una trama difficile da svelare.

Davide Bartoccini – Gio, 04/02/2021

Piantati sui fondali marini come spade cadute; al largo della coste danesi, nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico o in vista del “Nuovo mondo”, i relitti dei famigerati U-boot nazisti – i sommergibili terrorizzarono per quasi cinque anni ogni convoglio e ogni genere di naviglio alleato – continuano a suscitare fascinazione e leggenda sul destino misterioso dei loro ultimi viaggi.

uboat1

Quando, secondo voci mai del tutto avvalorate (ma nemmeno mai del tutto smentite), i loro comandanti ancora sotto il vessillo della svastica, salparono alla volta del Sud America per trarre in salvo i gerarchi superstiti e le ricchezze che avevano accumulato: il famoso oro dei nazisti.

Secondo gli appassionati delle più fantasiose teorie del complotto, i nazisti, dopo la sconfitta, sarebbero andati a nascondersi sul lato oscuro della Luna cantato dai Pink Floyd e narrato da plot fantascientifici come quello di Iron Sky; per riorganizzarsi in attesa della restaurazione del Quarto Reich. Baggianate. Senza beneficio di alcun dubbio da “Wunderwaffen”. Ma che molti esponenti del nazionalsocialismo siano letteralmente scomparsi nel nulla tra l’inverno e la primavera del 1945 – come Martin Bormann, braccio destro del führer – è una realtà; e che molti vertici delle SS e della Gestapo abbiano tentato di raggiungere a tutti i costi paesi e dittature simpatizzanti come l’Argentina di Peròn, il Cile e il Paraguay di Stroessner – riuscendoci – è vero altrettanto.

E allora i mezzi e le strade per raggiungerli erano poche: passare attraverso la ratline allestita tra Svizzera e Stato del Vaticano con documenti e identità falsi per beneficiare di un passaggio della Croce Rossa; o salire su un sommergibile che, tentando di evitare le cariche di profondità delle cacciatorpediniere e dei bombardieri nemici, li avrebbero portati con un po’ di fortuna molto lontano dal tribunale di Norimberga e dal cappio che sarebbe finito per cingere il loro collo. Personalità come il feldmaresciallo Hermann Göring o il capo delle SS Heinrich Himmler preferirono mordere una pasticca di cianuro. Ma il risultato raggiunto fu tuttavia il medesimo.

Chi invece non voleva farsi prendere ad ogni costo – alcuni sono ancora convinti che lo stesso führer Adolf Hitler sia riuscito a fuggire insieme alla sua amante Eva Braun dal bunker della cancelleria posto sotto l’assedio dell’Armata Rossa – sarebbero salpati su sofisticati e innovativi sommergibili; anzi, “sottomarini” come gli U-Boot Tipo XXI: una nuova classe di unità sommergibili progettate appositamente per operare “stabilmente sott’acqua” – come i moderni sottomarini appunto – e non come le precedenti unità, che essendo solo dei “sommergibili”, potevano immergersi e manovrare sotto la superficie del mare per brevi periodi in battaglia, ma dovevano navigare, come le normali unità di superficie, a pelo d’acqua.

 La leggenda dell’U-3523

Tra gli ultimi relitti individuati al largo delle coste danesi, è stato proprio uno di questi vascelli all’avanguardia, l’U-3523, varato nel dicembre del ’44 e inabissatosi dopo essere stato colpito dalle cariche di profondità sganciate da un bombardiere inglese “Liberator” adibito alla lotta antisommergibile. Era il 6 maggio 1945. Secondo alcuni storici, questa unità estremamente tecnologica per l’epoca sarebbe stata l’unica capace di attraversare l’Atlantico in “sicurezza”, e per questo avrebbe potuto trasportare – ipoteticamente – ufficiali e gerarchi nazisti, nonché documenti rilevanti e una certa quantità di “oro”. Questo prima di affondare per incunearsi meno di dieci miglia nautiche da Skagerrak, nel nord della Danimarca. Dove ha atteso a una profondità di circa 123 metri per ben 73 anni, prima di essere scoperto. A bordo dovevano essere 58 membri dell’equipaggio più alcuni “passeggeri”, ma i team subacquei inviati per l’esplorazione non hanno individuato resti umani durante le ispezioni condotte nella sezione accessibile del relitto. Di lingotti d’oro con incisa l’aquila imperiale e la svastica inclinata, neanche l’ombra.

 L’U-997 e l’U-530 che raggiunsero indenni l’Argentina

L’U-977, sommergibile del tipo IX-C, e l’U-530, sommergibile del tipo VII-C, furono rispettivamente varati nel ’43 e nel ’42, e raggiungere entrambi le coste dell’Argentina. Dimostrando che era quando meno possibile per un U-boot nazista, attraversare l’Atlantico scampando ai pattugliatori alleati, per non consegnarsi agli americani o peggio ai russi. All’U-997, salpato il 10 maggio del 1945 dalle coste norvegesi, ci vollero ben 66 giorni di navigazione sommersa – il secondo più lungo mai registrato durante la guerra -, per raggiungere prima l’isola di Capo Verde e poi proseguire fino a Mar della Plata, in Argentina, Lì il 17 agosto l’equipaggio si arrese alle forze armate argentine. Lo stesso valse per l’U-530, che dopo la resa della Germania fece rotta per Mar della Plata, raggiungendola il 10 luglio. Secondo i rapporti ufficiali, nessuno dei due U-boot sbarcò passeggeri prima della resa. Ma forse in quel caso, qualcosa venne davvero sbarcato sulle costa: un ingente tesoro di banconote in valuta estera e preziosi destinati a Peròn.

 I sottomarini scomparsi e il mistero di San Matis

Secondo le autorità argentine, al tempo controllate dalla dittatura militare del generale Peròn, solo questi due U-boot avrebbero attraversato indenni l’Atlantico per poi arrendersi. Nessun passeggero sarebbe stato sbarcato, né sarebbe stato trovato, almeno ufficialmente, alcun tipo di “tesoro dei nazisti”. Tuttavia, è rimasto noto alle cronache l’avvistamento di diversi “squali di ferro”, come venivano chiamati i sommergibili, da parte di alcuni pescatori argentini, in un piccolo golfo della Patagonia: //www.google.com/maps/place/Golfo+San+Matias/@-41.5686472,-65.5364785,8z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x95f828c30bd86c6f:0xc288894597840e0!8m2!3d-41.6281555!4d-64.5266446″ style=”margin: 0px; padding: 0px; color: rgb(68, 68, 68);”>San Matias. Lì, secondo alcuni studiosi, sarebbero arrivati un numero imprecisato di sommergibili; un branco di “lupi”, come venivano chiamati durante la battaglia dell’Atlantico, che avrebbero speso le informazioni accumulate dall’intelligence nazista durante alcune missioni che dovevano “selezionare” dei punti di approdo sicuri lungo le coste del Sud America, per sbarcare equipaggio, passeggeri e risorse su piccoli battelli, dopo l’autoaffondamento dei vascelli sottomarini. Come riporta Guido Olimpio in un suo vecchio articolo, infatti, sia negli anni ’50 che negli anni ’80 dei piloti d’aereo che hanno sorvolato il golfo avrebbero notato la sagoma aguzza di battelli adagiati sul fondo. Relitti che possono apparire e scomparire in virtù delle correnti che spostano le sabbie dei fondali.

Alla richiesta di visionare i documenti relativi all’arrivo degli U-boot nazisti sulle coste dell’Argentina avanzate da storici e giornalisti, Buenos Aires ha sempre negato la propria disponibilità appellandosi al segreto di Stato. Un’espressione che viene associata da sempre a fatti, più o meno indicibili, che devono essere necessariamente nascosti per preservare alcune verità. Tra queste possibili “verità”, quella riportata dalla biografa di Evita Peròn, Alicia Dujovne Ortiz, secondo la quale i sommergibili tedeschi avrebbero scaricato casse con all’interno centinaia milioni di dollari, sterline e franchi, diamanti e oro probabilmente rastrellato nei ghetti ebraici di mezza Europa. Possibile, certo, ma non dimostrabile.

 Dato incontrovertibile invece, è che personalità come Josef Mengele, il terribile medico sperimentatore di Auschwitz, Adolf Eichmann, il “contabile” responsabile della soluzione finale, Erik Priebke, il sottoposto di Kappler, responsabile dell’eccidio della Fosse Ardeatine, si sono tutte rifugiate in Sud America. Terra raggiunta clandestinamente al termine del conflitto grazie a programmi come Odessa, piani analoghi. Altro dato incontrovertibile, è l’esistenza documentata di luoghi come Colonia Dignidad: la spaventosa comunità agricola fondata dall’ex nazista Paul Schäfer, dove veniva testato il gas sarin e dove si erano “riuniti” molti tedeschi nostalgici della dittatura che infiammò il mondo – e sembra aver affidato parte dei suoi crimini e dei suoi segreti alle profondità del mare.
 
FONTE: Logo Ilgiornalepuntoit
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