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L’operazione Daffodil: la Dieppe Africana

13 Luglio 2026

Un interessante articolo dal sito Ocean4Future a cura di Virginio Trucco

Nei primi di agosto del 1942 i comandi britannici del Medio Oriente, prepararono un piano per diminuire la pressione da parte delle forze dell’Asse. Il piano fu concepito dal tenente colonello John Edward Haselden, comandante dei Long Ranger Desert Group, con il nome di Operation Agreement ed includeva una complessa serie di operazioni destinate a provocare confusione nelle retrovie del fronte. La fase dell’operazione principale prese il nome di Daffodil e prevedeva lo sbarco e l’occupazione, per 24 ore, di Tobruch, al fine di distruggerne le installazioni portuali, i depositi e le officine, così che i rifornimenti per le truppe dell’Asse fossero dirottati nel porto di Bengasi, più arretrato rispetto al fronte di 260 miglia. Le uniche perplessità al piano furono espresse dal Comandante della Mediterranean Fleet, ammiraglio Henry Harwood, che si rendeva conto senza copertura aerea, le unità destinate allo sbarco e la loro scorta sarebbero state facilmente distrutte, ma si volle accettare il rischio.

A trasportare la forza da sbarco, furono destinati due gruppi navali, denominati Forza Alfa (Forza A) e Forza Charlie (Forza C): la prima era composta da due cacciatorpediniere classe Tribal, l’HMS Sikh e l’HMS Zulu, che dovevano trasportare 380 Marine più un distaccamento di artiglieria contraerea ed una sezione della 295^ compagnia campale del Genio. Per le operazioni di sbarco, ogni cacciatorpediniere trasportava in coperta sei barconi a motore e nove da rimorchio. Il comando della Forza A fu affidato al Captain N John Aldrich Micklethwait.

La Forza C, al comando del Commander J.F. Blackburn, era invece composta da 16 motosiluranti della 10^ e 15^ Flottiglia e tre motolance, che trasportavano circa 200 uomini. Era inoltre previsto che un reparto, denominato Forza B, raggiungesse Tobruch via terra, composto da 83 uomini su 18 camion (camuffati con i colori dell’Africa Korps), costituito da unità delle ISS, un distaccamento di segnalatori, uno gruppo sanitario e uomini del Long Ranger Desert Group che avevano il compito di guidare la colonna.

L’inizio dell’operazione fu fissato il 14 settembre 1942 al fine di sfruttare l’assenza della Luna. Il piano prevedeva che la Forza B occupasse Marsa Sciausc per agevolare lo sbarco della Forza C con segnali luminosi e poi distruggere le due batterie antinave italiane (una dell’Esercito ed una della Marina) poste sul costone meridionale della penisola di Tobruch. Gli uomini della Forza C dovevano sbarcare all’interno della rada e ridirigersi a Sud per occupare l’abitato ed il Porto. Nello stesso tempo la Forza A doveva sbarcare gli uomini sul costone settentrionale della penisola in due fasi ed essere ultimato verso le 03:00; i reparti da sbarco, dopo aver distrutto le batterie costiere, dovevano dirigere su Tobruch per congiungersi con gli uomini delle forze B e C. La RAF doveva effettuare una serie di bombardamenti impiegando 91 aerei fra Bimotori Wellington e B24 Liberator, dalle 21:00 del 13 alle 03:00 del 14 al fine di distogliere l’attenzione dalle zone di sbarco ed aumentare la confusione nell’area.

Raccontiamola nei dettagli

Il 12 settembre, la Forza C salpò da Alessandria alle 18:00 del 12 settembre e diresse verso Tobruch, tenendosi sotto costa, mentre la Forza A lasciò Haifa alle 18:00 e, la Forza D, si mosse da Port Said alle 19:45. Quest’ultima era composta dall’incrociatore contraereo HMS Conventry, scortato da quattro cacciatorpediniere classe Hunt con lo scopo di  fornire protezione e appoggio navale all’operazione.

Come da pianificazione, le Forze A e D si congiunsero alle 5:45 del 13 settembre, mentre un secondo gruppo – composto da quattro cacciatorpediniere – salpò da Alessandria alle 9:25 per congiungersi con le due forze a Nord della baia di Abukir. La formazione britannica prosegui quindi verso Ovest zizzagando alla velocità di 25 nodi. Al calar della notte i due caccia della Forza A lasciarono la formazione e diressero verso Tobruch alla velocità di 30 nodi, la Forza D rimase ad incrociare al largo di Marsa Matruch con il compito di fornire protezione navale e rientrare alle proprie basi il mattino successivo alla sbarco. Il sommergibile britannico Taku trasportò i segnalatori per lo sbarco dei marine dai cacciatorpediniere della Forza A, sulla parte settentrionale della penisola di Tobruch.

Al tramonto del giorno 13 gli uomini della Forza B, approfittando che viaggiavano con camion camuffati ed alcuni di loro indossavano divise tedesche, fermarono un autocarro con a bordo sei militari della Regia Aereonautica ed un operaio civile, dopo averli interrogati ed essersi impossessati del mezzo li fucilarono; solo due avieri – di cui uno ferito – riuscirono a salvarsi fingendosi morti e riuscirono a rientrare ad Al Aden.

La Forza B, dopo aver ripreso la marcia, approfittando dell’attacco aereo alle 21.30, penetrò nel perimetro difensivo di Tobruch, ed iniziò a colpire i capannoni ed i capisaldi che incontravano con bombe a mano. Raggiunta Marsa Sciausc lanciarono verso il mare i previsti segnali luminosi per indicare che la via per Tobruch era libera. All’inizio del bombardamento il comandante del porto di Tobruch, CV D’Aloja, mettendo in relazione l’attacco aereo con la segnalazione della presenza di un sommergibile nemico nelle vicinanze della baia, ordinò ai posti di vedetta ed alle motozattere di intensificare la vigilanza, per una possibile infiltrazione di commando nemici.

Alle 01:05 del 14 settembre fu intercettata la comunicazione di un cacciatorpediniere britannico che comunicava di essere sul punto stabilito per l’inizio delle operazioni. Dopo aver dato il via libera alla Forza C, gli uomini della Forza B raggiunsero le spiagge meridionali di Tobruch e riuscirono a impadronirsi di una batteria antisbarco dell’esercito, posta sul ciglio occidentale di Marsa Sciausc, il personale della batteria fu in gran parte sopraffatto, solo un ufficiale e due soldati riuscirono ad allontanarsi e raggiunta una batteria vicina a dare l’allarme per telefono. Nella sede del Comando Marina Libia l’ammiraglio Giuseppe Lombardi, coadiuvato dal CV Temistocle D’Aloja e dal colonello Battaglia, iniziò ad impartire gli ordini per il contrasto dell’azione. Fu immediatamente inviato il nucleo comando del Battaglione S. Marco a Marsa Sciausc con degli autocarri per arginare l’infiltrazione e riconquistare la batteria da 105mm. Venne quindi costituita una compagnia di difesa mobile composta da 40 marinai, 40 CC.RR. e 30 marinai tedeschi, che si erano resi disponibili. Inoltre fu aumentata la vigilanza delle banchine del porto e dei punti sensibili della base, utilizzando marinai imbarcati e militari della P.A.O, e 120 marinai provenienti dagli acquartieramenti decentrati. Non ultimo fu messo in stato di allerta tutto il naviglio presente a Tobruch.

Dopo aver conquistato la batteria dell’esercito la Forza B attaccò la batteria S.P.5 della Regia Marina ma, entrati nel perimetro difensivo, furono fermati dalla reazione dei serventi dei pezzi che trincerati nelle piazzole dei cannoni resistettero usando le armi individuali e bombe a mano sino all’arrivo del reparto del battaglione S. Marco. In breve, presi fra due fuochi, i soldati inglesi si arresero lasciando sul campo otto caduti fra cui il Ten. Col. Haselden, dieci feriti gravi e 32 prigionieri; solo dieci uomini della Forza B riuscirono a fuggire alla cattura ed a intraprendere la marcia verso El Alamein, di cui solo sei riuscirono a tornare alle proprie linee. Una volta liberata dal nemico  la batteria italiana iniziò a battere le navi nemiche.
A questo punto le motosiluranti della Forza C effettuarono un primo tentavo di sbarco alle 01.00, che falli per la pronta reazione della motozattera MZ 733 che assieme alla MZ 759 era a guardia delle ostruzioni d’ingresso alla rada; solo due motosiluranti la MTB314 e MTB 261 riuscirono a mettere a terra le sezioni imbarcate, mentre la MTB 314 si incagliò sulla costa e non fu possibile liberarla. Il secondo tentativo alle 3:30 fu fermato dalla reazione della MZ 756, a cui era stato ordinato di portarsi a Marsa El Baiad e dalle torpediniere Castore, Montanari e Casciano. Una motosilurante britannica fu vista allontanarsi con un incendio a bordo, dopo aver tre lanciato i suoi siluri verso bersagli intravisti nella baia ma senza risultati; alle 5:45 tre motosiluranti tentarono di avvicinarsi a Marsa Sciausc ma dovettero ritirarsi di fronte al forte fuoco di sbarramento e ricevettero l’ordine di rientrare ad Alessandria.

Poco prima dell’01:00 del 14 i cacciatorpediniere HMS Sikh e HMS Zulu iniziarono lo sbarco del contingente, subito contrastato dal 2° reggimento contraereo che a 700 metri dalla riva aprì il fuoco sui natanti con mitragliatrici e mortai; il sopraggiungere della compagnia mista di difesa mobile – alla quale nella marcia si erano aggiunti 50 CC.RR. – riuscì a fermare il nemico. Alla fine dello scontro furono contati 58 caduti britannici e 650 prigionieri mentre da parte dell’Asse si contarono 62 caduti e 119 feriti.

Circa alle 04:00 i due cacciatorpediniere, si portarono a 6.000 metri dalla costa per cercare di appoggiare le truppe sbarcate ma furono sottoposti ad una forte reazione delle batterie costiere che li illuminarono con riflettori e proiettili illuminati; alle 05.05 uno dei due caccia fu colpito da una salva di medio calibro e fu visto svilupparsi un incendio a prua, si trattava del HMS Sikh, colpito nel deposito munizioni della torre A, poi esploso con la perdita di tutti i serventi ed il ferimento di molti marinai; l’unità britannica fu protetta da una cortina fumogena emessa dall’HMS Zulu e si allontanò lentamente. Alle 5:55 una nuova salva lo colpì a poppa immobilizzandolo e l’HMS Zulu, sebbene ripetutamente colpito, tentò il rimorchio, ma il cavo si spezzò per cui, essendo ancora inquadrato dalle batterie costiere, fu costretto ad allontanarsi per disimpegnarsi.

L’HMS Sikh, con la sala macchine allagata ed il timone fuori uso, fu centrato da una bomba sganciata da un Macchi 200 e, ancora ripetutamente colpito dalle batterie, fu abbandonato dall’equipaggio alle 06:00; alle 6.30 il caccia HMS Crome iniziò a cannoneggiarlo per accelerarne l’affondamento che avvenne alle 07:52. dal porto di Tobruch. Per salvare i naufraghi furono fatti uscire tre dragamine tedeschi, cinque motozattere e due rimorchiatori che recuperarono in mare 468 naufraghi e recuperarono anche la MTB 314 incagliata e molti altri barconi usati dalla Forza A.

All’alba si levarono in volo gli aerei della Regia Aereonautica, utilizzando 21 Macchi 200 (Saetta) armati con bombe da 50 Kg che attaccarono e mitragliarono le unità inglesi in ritirata, il già danneggiato Sikh, ed affondarono la MTB312, le motolance ML352 e ML353, immobilizzando la MTB308 e danneggiando le MTB313, 310 e 266. In tutto gli aerei sganciarono 27 bombe ed esplosero 4.165 proiettili da 12.7mm. Nell’azione aerea furono fatti intervenire anche dodici SM79 per intercettare le unità maggiori nemiche che non furono però scoperte.

I Tedeschi, nella giornata del 14 settembre, fecero alzare in volo dalle basi africane e greche un totale di 318 aerei, che impegnarono le navi inglesi per tutta la giornata, causando l’affondamento dell’incrociatore HMS Conventry, del cacciatorpediniere HMS Zulu e delle MTB 308 e 310, tra l’altro già danneggiate dagli aerei italiani. L’operazione Daffodil terminò alle 07:05 del15 settembre con il rientro ad Alessandria delle unità superstiti.
Sebbene i Tedeschi cercarono di prendersi il merito principale, secondo Mattesini, nella segnalazione dell’attacco subito dalle forze britanniche, inviata il 14 settembre al Comando Supremo dal Comando del maresciallo Rommel, si affermava che i tentativi dei mezzi navali nemici erano stati “contenuti e contrattaccati da reparti del battaglione “S. Marco” e dell’Esercito germanico”, facendo intendere che “anche” il contributo tedesco era stato importante. Sulla scorta di queste informazioni, quello stesso giorno il generale Cavallero aveva fatto preparare, e dettato per telefono a Mussolini per la sua approvazione, un bollettino di guerra in cui metteva in risalto, nel fallimento dell’azione del nemico, il determinante contributo delle armi congiunte italiane e tedesche.


Virginio Trucco

Immagini da F. Mattesini – L’operazione “Daffodil” nel piano “Agreement”


Bibliografia

L’operazione Daffodil nel piano Agreement; Francesco Mattesini; Bollettino d’archivio dell’ufficio storico Marina Militare, marzo 2013.

Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo


Virginio Trucco

Ufficiale di complemento della Marina Militare italiana, specializzato in mine e dragaggio (guerra di mine navali), dopo il congedo entra nelle allora Ferrovie dello Stato dove svolge diversi incarichi fino al 2019, data del suo finale pensionamento. Appassionato storico navale è anche socio fondatore del gruppo ANMI di contromisure mine

FONTE: Ocean4Future

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