Dal sito Ocean4Future la terza parte dell’argomento a cura di Andrea Mucedola

Il Regno di Italia, pur essendo consapevole delle ricadute politiche a livello internazionale, con un breve comunicato, informò le cancellerie europee che avrebbe intrapreso azioni militari contro le coste dell’Impero Ottomano, eccettuato il fronte dello Ionio e dell’Adriatico, in ottemperanza agli articoli della Triplice Alleanza, ed evitando di coinvolgere gli altrui interessi. Le prime azioni dimostrative si ebbero nella notte tra il 17 e il 18 aprile quando le navi della 2° divisione della 1° squadra tagliarono i cavi telegrafici tra le isole di Imbros e Lemnos ed il continente. Poco dopo, a Samos, la nave da battaglia Emanuele Filiberto, scortato dal cacciatorpediniere Ostro, affondarono la cannoniera turca Ircanich, bombardando una caserma.
Le altre due divisioni navali, comandate da Corsi e Thaon de Revel, si portarono nei pressi dell’imboccatura dei Dardanelli, presso l’isola di Imbros per sostenere l’azione delle siluranti e impegnare la flotta turca qualora fosse uscita dallo stretto.

Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, in un ritratto fotografico d’epoca

Ammiraglio Leone Viale
Nel frattempo, all’isola di Stampalia, gli ammiragli Leone Viale e Luigi Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi presero contatto con l’ignoto informatore della Compagnia di Navigazione Khediviale, che avrebbe dovuto guidare la flottiglia italiana nel percorso minato dei Dardanelli.

Regia nave Vettor Pisani, incrociatore corazzato, data 1899 in uscita dalla base di La Spezia – autore foto Conti Vecchi
L’ammiraglio Luigi Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi, imbarcato sull’incrociatore corazzato Vettor Pisani, aveva condotto con sé da Brindisi la 4° squadriglia cacciatorpediniere (Aquilone, Borea, Nembo, Turbine) e la 2° squadriglia torpediniere d’alto mare (Calipso, Climene, Pegaso, Perseo, Procione). Per rinforzare la forza navale, il giorno successivo, erano attese una squadriglia di cacciatorpediniere ed un’altra di torpediniere d’alto mare ma non arrivarono in tempo.
Di fatto Luigi Amedeo di Savoia ed il suo capo di Stato Maggiore, Enrico Millo, iniziarono l’operazione con metà delle forze previste. Fu deciso di disporre la flotta su due file parallele, ma la presenza di mare agitato causò una collisione tra il Turbine ed il Nembo. Fu quindi deciso di sospendere l’azione e rinviarla al giorno seguente. Il mare quel giorno doveva essere molto forte in quanto durante le manovre di disimpegno altre due navi, le torpediniere Perseo e Procione, si urtarono riportando dei danni. A causa delle condizioni meteorologiche che aggravavano gli effetti delle forti correnti dello stretto venne annullato l’impiego delle siluranti. Nella speranza di attirare la flotta turca in mare aperto la 2° divisione della 1° squadra, al comando dell’ammiraglio Presbitero, si presentò dinanzi all’imboccatura dei Dardanelli, mantenendosi a circa 5 miglia dalla costa mentre le divisioni di Corsi e Revel si portarono a ridosso dell’isola di Imbro fuori della portata ottica.

Il RN Varese fu un incrociatore corazzato della Regia Marina appartenente alla classe Garibaldi, così denominato in memoria del successo ottenuto dai Cacciatori delle Alpi nella battaglia di Varese, durante la seconda guerra d’indipendenza italiana. Fu costruito presso i Cantieri Orlando di Livorno.
Non essendoci reazione da parte turca, il giorno dopo gli incrociatori corazzati Vettor Pisani, Giuseppe Garibaldi, Varese e Francesco Ferruccio, l’incrociatore torpediniere Coatit, alle torpediniere Climene, Procione, Perseo e Pegaso, e i due cacciatorpediniere Turbine e Nembo iniziarono il bombardamento dei forti ottomani di Gum-Galesch e Seed el Bahr, sullo stretto dei Dardanelli.

Il castello di Sedd el Bahr
Lo scambio di artiglieria durò circa due ore e furono sparati 545 colpi dalle navi italiane, provocando il danneggiamento dei forti turchi, in particolare di Kum Kalé e Sedd el Bahr; poi, dopo le 13:00, fu ordinato il ripiegamento delle navi italiane. La notizia sulla stampa estera che il cannoneggiamento italiano aveva causato 300 vittime tra gli artiglieri turchi destò grande emozione tra la popolazione e il nuovo governo turco, che si era appena insediato, si indignò. Al di là degli aspetti mediatici la Sublime Porta incominciò a realizzare la fragilità del vecchio impero ottomano e decise di chiudere al traffico marittimo entrambi gli Stretti, cosa che fece innervosire le altre potenze marittime: dalla Russia alle potenze europee. In realtà, nessuno tollerò il provvedimento di chiusura degli Stretti che, se mantenuto, avrebbe provocato ingenti danni commerciali a tutti. In particolare, la Russia intimò ufficialmente la riapertura degli Stretti in ottemperanza alla convenzione di Londra del 1871, cosa che avvenne quasi immediatamente, dimostrando la debolezza di Costantinopoli.
Fine parte III – continua
Andrea Mucedola
Riferimenti
Antonello Battaglia, Il Dodecaneso italiano. Una storia da rivisitare, Eurostudium , 2010
Mariano Gabriele, La Marina nella Guerra Italo-Turca, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1998
Causa, La guerra italo‐turca e la conquista della Tripolitania e della Cirenaica, dallo sbarco di Tripoli alla pace di Losanna, Salani, Firenze, 1912
Manfroni, Guerra italo ‐ turca (1911‐1912). Cronistoria delle operazioni navali, II (Dal decreto di sovranità sulla Libia alla conclusione della pace), Roma, Stabilimento Poligrafico Editoriale Romano, 1926
Colliva, Nebbie e spie nei Dardanelli. Aspetti sconosciuti e dimenticati della guerra di Libia e dell’impresa di E. M. (1911-1912), in Bollettino d’archivio dell’Ufficio storico della Marina Militare, XX (2006)
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PARTE I PARTE II
PARTE III PARTE IV
PARTE V PARTE VI

Andrea Mucedola
Ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), è laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l’Università di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all’Università di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD – AIOSS).
FONTE: Ocean4Future
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