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Un mito ed un sogno: il progetto del USS Nautilus, primo sottomarino a propulsione nucleare

26 Agosto 2025

Un articolo di storia dal sito Ocean4Future che invito a leggere

Il 12 agosto 1958 il sottomarino nucleare USS Nautilus tra un tripudio di folla attraccava alla HM Naval Base (HMNB) Portland, Inghilterra, a termine della sua storica missione che lo aveva portato ad attraversare in immersione l’Artico, transitando sotto il Polo Nord. Pochi mesi dopo, dal 6 al 12 ottobre, nella settimana delle celebrazioni colombiane a Genova, all’epoca vetrina mondiale della Marittimità, il Comandante del Nautilus, CAPT (N) William Albert Anderson (vedi foto sottostante mentre si affaccia dalla plancia del suo sottomarino) presentò, in qualità di ospite d’onore, un’affascinante relazione di quello storico viaggio e sulle prospettive che si aprivano con l’impiego di sottomarini a propulsione nucleare nel mondo marittimo.

Si era in piena guerra fredda e l’Italia, da un punto di vista marittimo, ne era al centro; Genova era uno snodo sensibile, con una costante attività di proiezione diplomatica ed una presenza navale e marittima importante in porto e nei sorgitori dell’arco ligure. La conferenza del Comandante Anderson, considerato il momento e l’acuta contrapposizione ideologica nel nostro paese, mise l’accento sull’importanza scientifica, economica e commerciale della traversata effettuata con un sottomarino nucleare sotto i ghiacci, sottintendendone gli evidenti ed impliciti segnali strategici.

Sebbene l’interesse della Marina Militare italiana verso la propulsione nucleare, malgrado le indubbie difficoltà economiche e le limitate dimensioni dell’epoca fosse ben chiaro, si ipotizzò, con una certa attenzione politica, un impiego del nucleare in campo civile e militare, non a caso proprio a Genova, un importante polo dedicato all’“industria pesante” con ramificazioni in tutto quello che allora si definiva il triangolo industriale italiano. Una sequenza perfetta considerato che l’anno prima, il 1957, con meno clamore ma forse con maggior importanza per i contenuti, uno dei relatori era stato l’Ammiraglio Hyman G. Rickover, padre del programma statunitense di propulsione nucleare, più conosciuto per le applicazioni sui sottomarini, che era stato insignito tra l’altro del premio Fermi di Fisica, a conferma dei legami statunitensi con il nostro paese che ebbero poi un grande sviluppo a metà degli anni ’60.

L’ammiraglio Rickover a bordo della SSN Nautilus, la prima nave a propulsione nucleare al mondo. Rickover, padre del nucleare della Marina Statunitense, disse “Non ho reclutato persone straordinarie. Ho reclutato persone con un potenziale straordinario, e poi le ho addestrate” – 1954
Hyman Rickover inspecting USS Nautilus.jpg – Wikimedia Commons

Il programma del nucleare della marina statunitense

Prendendo l’ammiraglio Rickover come riferimento, è importante ripercorrere le tappe del programma statunitense:

1948, Giugnoinizio dello studio di un reattore di dimensioni ridotte per la propulsione navale, ipotizzandone da subito un’impiego per i sottomarini
1950, Agostoinizio della costruzione di un prototipo di reattore per sottomarini in uno stabilimento nell’Idaho, SW-1.
1951, Luglioil Congresso degli Stati Uniti autorizza la costruzione di un sommergibile a propulsione nucleare
1952, Giugnoil sottomarino Nautilus viene impostato presso i cantieri della General Electric a Groton
1953, Maggioil reattore sperimentale SW-1 viene attivato, dimostrando di poter produrre energia continuativamente ed in notevoli quantità.
1954, Gennaiovaro del sottomarino, madrina la First Lady, Mamie Eisenhower.
1955, Gennaioil primo comandante del Nautilus, E.G. Wilkinson, autorizza l’attivazione del reattore, ed iniziano le prove in mare
1955, Apriledata di consegna dell’unità alla US Navy che, come shakedown, la impiega in una crociera in immersione di 2.000 km in Atlantico e nei Caraibi, stabilendo all’epoca il record di distanza in immersione continuativa e, soprattutto, a velocità sostenuta 1
1957, Marzodopo oltre due anni dall’attivazione del reattore, viene effettuato il primo rifornimento di uranio
1957, Agostodispiegamento nel Nord Atlantico e prima missione nell’Artico
1958, Lugliopartenza da Honolulu per una missione segreta: il passaggio in immersione dell’Artico

Considerazioni tecniche

Secondo Alan Friedman a Groton furono costruiti 33 tra sommergibili e sottomarini, dei quali 22 a propulsione nucleare e tra questi, l’SSN Nautilus ed il NR-1, entrambi di grande rilevanza come prototipi. Va menzionato anche l’SSN Albacore che fu essenziale per la progettazione e definizione delle architetture degli scafi a goccia dei sottomarini successivi al Nautilus e la sperimentazione di sistemi alternativi di propulsione o ausiliari.

Il Nautilus (SSN 571), il primo sottomarino a propulsione nucleare al mondo, lascia il cantiere navale Electric Boat di Groton in rotta verso la base sottomarina di New London. Il Nautilus è stato sottoposto a un intervento di conservazione durato cinque mesi, al costo di circa 4,7 milioni di dollari. Il 17 gennaio 1955, l’USS Nautilus salpò per la prima volta e trasmise il suo storico messaggio “In navigazione con energia nucleare”. Percorse in immersione 1.300 miglia da New London a San Juan, Porto Rico, in sole 84 ore. Il successo del Nautilus garantì il futuro dell’energia nucleare nella Marina. Ora museo, il Nautilus dovrebbe riaprire al pubblico presso la Submarine Force Library and Museum di Groton entro l’Armed Forces Day. La nave storica attira circa 250.000 visitatori ogni anno. Foto della Marina degli Stati Uniti di Nicole Hawley

Il USS Nautilus fu molto più di un’unità sperimentale; un’unità di transizione che aveva reali capacità operative, un contenitore di moltissime innovazioni che furono assimilate. Ancora oggi rappresenta un caso unico, considerato che si trattò di un prototipo di un battello che rappresentava un salto tecnologico non indifferente. Di fatto la navigazione polare, compiuta senza avarie significative dichiarate, dimostrò una efficienza del sistema in acque fredde maggiore del previsto. Tutto fu realizzato in un breve periodo di costruzione ed entrata in servizio, oggi inimmaginabile, di soli quattro anni dall’approvazione del progetto e tre anni dall’impostazione.

Il modulo sperimentale SW-1 dell’Idaho che riproduceva il troncone dell’apparato motore. di un sottomarino – wikipedia

Una rivoluzione epocale

Precorrere l’uso dell’energia nucleare per la propulsione fu forse più impegnativo e importante che la transizione dalla vela alla propulsione meccanica, certamente più di quella dal carbone agli oli minerali: al momento della conferenza a Genova, il USS Nautilus aveva percorso circa 130.000 miglia, “consumando” pochi chili di uranio, con una produzione di energia per la quale sarebbero stati necessarie più di 25.000 tonnellate di gasolio. In quella storica conferenza si riconobbero i meriti e l’opera di Rickover.

Con il Nautilus, malgrado le forme dello scafo non ottimali e, se vogliamo, molto tradizionali, si infranse una barriera: quella di poter realizzare una grande unità capace di velocità superiori a 35/40 nodi in forma continuativa ed a pieno carico. Va compreso che sino ad allora i costruttori consideravano inutile continuare ad aumentare la potenza delle unità di superficie per un minimo guadagno in velocità, ma tale equazione veniva rovesciata per le unità che navigavano in immersione. Non a caso in quell’occasione si venne ipotizzata la possibilità del trasporto di grandi volumi di merci con sottomarini civili di notevoli dimensioni, sottolineandone gli indubbi vantaggi.

Il comandante William R. Anderson, USN, comandante dell’USS Nautilus (SSN-571), all’estrema destra, sul ponte durante un periodo di scarsa visibilità mentre il sottomarino si prepara a passare sotto il Polo Nord, agosto 1958. Fotografia degli Archivi Nazionali, USN 1037145

Alcuni aspetti tecnici

L’unità era controllata totalmente da un sistema tv a circuito chiuso e almeno una camera era puntata verso l’alto per la verifica del “tetto” ghiacciato. Disponeva di ben dieci sistemi sonar per la determinazione delle distanze dai ghiacci soprastanti e circostanti e da tre scandagli del fondo; inoltre quattro diverse girobussole ed il sistema di navigazione inerziale SINS, adottato per la navigazione aerea ancor prima che per la navigazione marittima.

Inoltre di un sistema di pilotaggio automatico per il mantenimento della rotta e della profondità. Durante la navigazione sotto i ghiacci l’unità effettuò rilevamenti continui della profondità e dello spessore dei ghiacci, in particolare più di 11.000 misure per gli gli scienziati e idrografi della US Navy, che portarono alla conferma che l’oceano Artico era di fatto diviso in due da una catena montuosa sommersa, la catena Lomonosov che, con un‘altezza media di 2700 metri, si estende dal Canada alla Russia; tra le  tante scoperte fu rilevato l’affioramento in superficie di questa catena (ca 750 metri) e registrati molti punti di affioramento sino ad allora sconosciuti.

Il 93% del percorso da Honolulu all’Islanda fu compiuto in immersione, con emersioni e permanenza in superficie per rilievi, in particolare della banchisa polare.
In quanto alle condizioni di vivibilità a bordo l’ambiente fu mantenuto alla temperatura di 20°C, con umidità relativa del 40/50% per un maggior benessere dell’equipaggio (116 membri) che poterono usufruire di pasti completi con scorte di 75 giorni di viveri “freschi”. I pasti si consumavano in un’apposita mensa dove si proiettava più di un film al giorno e si organizzavano tornei di giochi per il personale libero dalla guardia; condizioni inimmaginabili per i sommergibilisti dell’epoca. Ci torneremo in un prossimo articolo.

Gian Carlo Poddighe

Nota
1. Nell’ambito della guerra fredda questo costituiva un grande vantaggio per gli USA rispetto all’URSS, ed era parte del segnale politico strategico  di deterrenza che gli USA volevano lanciare.

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo.

Fabio Vitale

Storico della subacquea tra i più importanti in Italia. Ha partecipato come esperto a numerose trasmissioni televisive tra cui lo speciale sui palombari di Alberto Angeli. E’ Presidente della Historical diving society e autore di numerosi libri sulla subacquea e sui suoi protagonisti

FONTE: Ocean4Future

Un consiglio di lettura

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