Dal sito di SIM Marina un interessante argomento

Dalle prime portaelicotteri a Nave Garibaldi, Nave Cavour e Nave Trieste. Un percorso attraverso l’evoluzione delle unità portaeromobili della Marina Militare.
Poche unità raccontano l’evoluzione della Marina Militare quanto le portaeromobili. Tra le componenti più complesse e strategicamente rilevanti, nel corso dei decenni queste navi hanno progressivamente ampliato il proprio ruolo, affiancando all’impiego di elicotteri e velivoli capacità anfibie, logistiche, sanitarie e di comando, fino a diventare strumenti centrali per la proiezione della forza sul mare e dal mare.
La configurazione attuale della componente aeronavale italiana è il risultato di un’evoluzione iniziata nel secondo dopoguerra, con l’impiego sistematico degli elicotteri. Dalle prime unità portaelicotteri si è passati al Giuseppe Garibaldi, prima unità italiana impiegata con velivoli STOVL, alla portaerei Cavour e, infine, alla Landing Helicopter Dock multiruolo “Nave Trieste”.
La storia di queste unità permette di ricostruire l’evoluzione della flotta e la trasformazione delle missioni assegnate alla Marina Militare: dalla lotta antisommergibile e dalla protezione delle formazioni navali alle operazioni anfibie, fino agli interventi umanitari, sanitari e di protezione civile.
Le origini della componente aeronavale della Marina Militare
Nel secondo dopoguerra la Marina Militare comprese rapidamente il valore dell’aviazione imbarcata, inizialmente attraverso gli elicotteri destinati principalmente alla lotta antisommergibile.
Le prime sperimentazioni ripresero nel 1953, quando un elicottero Agusta Bell AB-47G effettuò attività di decollo e appontaggio da una piattaforma installata a poppa dell’incrociatore Garibaldi. Negli anni successivi, la componente elicotteristica della Marina iniziò progressivamente a svilupparsi, trovando impiego sulle nuove unità dotate di ponte di volo e hangar.
Le unità della classe Andrea Doria e, successivamente, l’incrociatore portaelicotteri Vittorio Veneto consentirono di sviluppare una dottrina moderna basata sull’impiego degli elicotteri come moltiplicatore delle capacità operative, soprattutto nel Mediterraneo.
Entrato in linea nel 1969, il Vittorio Veneto poteva imbarcare sei elicotteri AB-212 o quattro SH-3D e svolse fino al 1986 le funzioni di nave ammiraglia. Questo periodo costituì il laboratorio dal quale nacque la successiva componente portaeromobili.
Nave Garibaldi: la prima unità portaeromobili italiana
Con l’entrata in servizio nel 1985, Nave Giuseppe Garibaldi (C 551) divenne la prima unità portaeromobili italiana del dopoguerra.
Lunga circa 180 metri e con un dislocamento a pieno carico di circa 13.850 tonnellate, la nave era progettata per imbarcare elicotteri e, successivamente, velivoli AV-8B Harrier II a decollo corto e atterraggio verticale, indicati con l’acronimo STOVL. I primi velivoli ad ala fissa TAV-8B furono consegnati alla Marina Militare nel 1991.
Per oltre 25 anni Nave Garibaldi rappresentò:
- l’ammiraglia della Squadra Navale;
- il simbolo della proiezione marittima italiana;
- una delle principali piattaforme impiegate nelle missioni NATO e internazionali;
- il banco di prova della componente aerotattica imbarcata italiana;
- una piattaforma utilizzabile anche per il supporto alle operazioni anfibie.
Nel corso della propria attività operativa, il Garibaldi partecipò a numerose missioni internazionali, dalla Somalia ai Balcani, dall’Afghanistan al Libano e al Mediterraneo centrale, operando sia come portaerei sia come sede di comando e controllo di forze navali e aeronavali.
Nel 2025 ha concluso la propria attività operativa in prima linea, lasciando il testimone alle unità di nuova generazione.
Nave Cavour: la portaerei STOVL del XXI secolo
Entrata in servizio nel 2009, Nave Cavour (CVH 550) rappresenta un importante salto generazionale per la componente aeronavale italiana.
Rispetto al Garibaldi offre:
- un ponte di volo più ampio;
- una maggiore capacità di imbarco degli aeromobili;
- maggiore autonomia;
- capacità di comando e controllo di livello interforze;
- possibilità di impiegare gli F-35B Lightning II, oltre agli AV-8B durante la fase di transizione;
- una configurazione “dual use”, che ne consente l’impiego sia nelle operazioni militari sia negli interventi umanitari e di protezione civile;
- capacità di trasporto di mezzi terrestri e personale.
Con 244 metri di lunghezza e un dislocamento a pieno carico di 27.100 tonnellate, il Cavour è oggi la portaerei della Marina Militare dedicata principalmente alla componente aerotattica. Il suo ponte di volo dispone di una pista di decollo con ski-jump, mentre l’hangar può accogliere elicotteri, velivoli ad ala fissa e, in particolari configurazioni, anche mezzi terrestri.
Il passaggio dagli AV-8B agli F-35B ha ulteriormente rafforzato la capacità aerotattica imbarcata. Nel 2021 il primo F-35B della Marina Militare ha effettuato il proprio appontaggio sul Cavour, mentre nel 2024 è stata raggiunta la Capacità Operativa Iniziale della componente F-35B.
Nave Trieste: una nuova filosofia operativa
Consegnata alla Marina Militare il 7 dicembre 2024, Nave Trieste è la più grande unità costruita dalla cantieristica nazionale nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale.
L’entrata in servizio di Nave Trieste rappresenta uno dei momenti più significativi nella storia della Marina Militare italiana. Con questa unità la componente aeronavale e anfibia nazionale raggiunge un livello di capacità operativa mai posseduto in precedenza, frutto di oltre sessant’anni di evoluzione tecnologica e dottrinale.
Pur avendo un aspetto simile a quello di una portaerei, è classificata come Landing Helicopter Dock (LHD), cioè una nave d’assalto anfibio multiruolo progettata per sostenere operazioni di sbarco e di proiezione della forza dal mare.
Le sue principali caratteristiche comprendono:
- lunghezza di circa 245 metri;
- dislocamento a pieno carico di circa 38.000 tonnellate;
- ponte di volo continuo lungo circa 230 metri;
- hangar per elicotteri e velivoli STOVL;
- bacino allagabile per i mezzi da sbarco;
- capacità di proiettare e supportare un battaglione di circa 600 Fucilieri di Marina;
- capacità ricettiva complessiva superiore a 1.000 posti letto;
- ospedale di bordo altamente attrezzato;
- elevate capacità di comando, controllo e supporto logistico.
Attraverso il bacino allagabile e i mezzi aerei imbarcati, Nave Trieste può sostenere le operazioni della Forza Anfibia della Marina Militare, proiettando uomini e mezzi anche oltre l’orizzonte. L’unità può accogliere e supportare un battaglione composto da circa 600 Fucilieri di Marina, insieme agli staff di comando previsti dalla dottrina anfibia.
L’ospedale di bordo dispone di capacità sanitarie NATO Role 2 Enhanced e comprende, tra le altre dotazioni, sale operatorie, terapia intensiva e rianimazione, radiologia, TAC, laboratorio di analisi, servizio odontoiatrico e aree dedicate alla degenza e al triage.
Queste strutture consentono al personale sanitario della Marina Militare di operare non soltanto a supporto dell’equipaggio e delle forze imbarcate, ma anche nell’ambito di evacuazioni, emergenze civili e interventi umanitari.
A differenza del Cavour, la missione principale del Trieste è quindi quella anfibia. L’unità integra tuttavia capacità aeronavali, logistiche, sanitarie e umanitarie, risultando uno degli strumenti più versatili della Difesa italiana.
Nave Trieste può inoltre operare come Alternate Carrier Vessel, supportando la componente aerotattica di quinta generazione basata sui velivoli F-35B. Questa capacità non modifica il suo ruolo principale di piattaforma anfibia multiruolo, ma consente di ampliare la flessibilità complessiva dello strumento aeronavale italiano.
L’evoluzione delle portaerei e delle unità portaeromobili
L’evoluzione delle portaerei e delle unità portaeromobili italiane riflette il progressivo cambiamento dello scenario strategico internazionale.
Negli anni della Guerra Fredda prevalevano la difesa della flotta, la sorveglianza degli spazi marittimi e la lotta antisommergibile.
Successivamente, le missioni internazionali hanno richiesto strumenti capaci di:
- proiettare rapidamente forze terrestri;
- assicurare la presenza della componente aerotattica;
- sostenere operazioni anfibie;
- trasportare uomini, mezzi e materiali;
- fornire assistenza sanitaria e umanitaria;
- partecipare a operazioni di evacuazione;
- operare come centro di comando interforze.
Le moderne unità navali devono quindi essere in grado di passare rapidamente dalle operazioni militari alle attività di soccorso e assistenza alla popolazione. Le missioni umanitarie della Marina Militare dimostrano come le capacità logistiche, sanitarie e di trasporto delle grandi unità navali possano essere utilizzate anche nelle emergenze civili e nelle crisi internazionali.
Nave Trieste sintetizza queste esigenze in un’unica piattaforma, affiancando la capacità anfibia a quella logistica, sanitaria, aeronavale e di comando.
Confronto tra le principali unità portaeromobili della Marina Militare
| Unità | Entrata in servizio | Ruolo principale |
| Vittorio Veneto | 1969 | Incrociatore portaelicotteri |
| Giuseppe Garibaldi | 1985 | Incrociatore portaeromobili STOVL |
| Cavour | 2009 | Portaerei STOVL multiruolo |
| Trieste | 2024 | LHD anfibia multiruolo |
La tabella evidenzia il progressivo ampliamento delle capacità operative: dalle funzioni prevalentemente elicotteristiche del Vittorio Veneto si è passati alla componente ad ala fissa del Garibaldi e del Cavour, fino alla piattaforma anfibia e multiruolo rappresentata dal Trieste.
Conclusioni
La storia delle portaeromobili della Marina Militare è caratterizzata da una crescita continua delle capacità operative.
Dal Vittorio Veneto, pioniere dell’impiego sistematico degli elicotteri, al Garibaldi, prima unità portaeromobili italiana del dopoguerra, passando per il Cavour, progettato per sostenere la componente aerotattica e adeguato all’impiego degli F-35B, fino al moderno Trieste, emerge una linea evolutiva coerente.
Questo percorso ha consentito all’Italia di dotarsi di uno strumento navale di elevato livello tecnologico e operativo in ambito europeo.
Oggi la combinazione costituita da Cavour e Trieste garantisce alla Marina Militare una capacità particolarmente articolata nel Mediterraneo. Da un lato opera una portaerei dedicata principalmente alla componente aerotattica; dall’altro una piattaforma anfibia multiruolo capace di sostenere operazioni militari, evacuazioni, interventi umanitari e attività di protezione civile.
Le due unità assicurano così al Paese uno strumento di proiezione marittima moderno, flessibile e strategicamente rilevante.
Fonti
I dati tecnici e storici riportati nell’articolo sono stati verificati attraverso le schede delle unità, gli approfondimenti sull’Aviazione Navale e le comunicazioni ufficiali pubblicate dalla Marina Militare italiana.




