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Le spie di Mosca sul mare: un esempio di guerra ibrida

26 Novembre 2025

Interessante approfondimento dal sito Ocean4Future a cura di Andrea Mucedola

Lo spionaggio in mare, the silent war at sea, caratterizzò gli anni della guerra fredda da entrambi gli schieramenti: sommergibili, aerei e unità navali monitorarono occultamente gli avversari allo scopo di raccogliere informazioni sui loro movimenti e sulle reali capacità di reazione in caso di attacco. In quegli anni l’attivismo sovietico si spinse anche nel Mediterraneo, spingendosi ai limiti delle acque territoriali italiane ed utilizzando pescherecci e navi mercantili che occultamente provavano ad avvicinarsi alle nostre coste per raccogliere dati sulle emissioni ed i sistemi d’arma impiegati. Per contrastarli venne creata dall’Alleanza una fitta rete di sorveglianza che consentiva non solo il monitoraggio delle unità avversarie ma anche lo scambio, quasi istantaneo, di informazioni sui movimenti di queste unità spia, note con la sigla AGI, Auxiliary Gathering Intelligence.

A port view of the Soviet Primorye Class intelligence collection ship.

Una AGI russa classe Primorye impiegata durante la guerra fredda (ne sono in servizio nel Mar Nero ancora due unità). La loro sagoma ricordava quella delle navi passeggere ma erano facilmente riconoscibili per la presenza di due grandi strutture “a scatola” sulle tughe superiori, che contenevano le apparecchiature per la raccolta dei dati intelligence – da Wikipedia 

Lo spionaggio in mare sovietico

Durante la guerra fredda la Marina Sovietica schierò una grande flotta di sorveglianza di unità intelligence per contrastare la superiorità dei satelliti spia avversari. Conoscere la posizione dei satelliti occidentali aveva un valore strategico, consentendo ai Sovietici di pianificare le immersioni/emersioni dei sottomarini nucleari strategici. Tra le navi sovietiche di maggiori dimensioni dell’epoca ricordo la Kosmonavt Vladimir Komarov, una grande nave mercantile trasformata per la sorveglianza spaziale e ricerca, con un dislocamento di 17.500t.

L’elenco sarebbe lungo ma va citata la Kosmonavt Yuriy Gagarin (foto sopra fonte Wikipedia), la più grande nave per ricerche scientifiche e sorveglianza mai realizzata, con 4 antenne paraboloidi di quasi 27 metri di diametro. Dopo la caduta del muro di Berlino, la Kosmonavt Yuriy Gagarin ed un’altra nave di sorveglianza, la Akademik Sergei Korolev, vennero trasferite in Ucraina, ponendo fine al loro ruolo di sorveglianza dei voli spaziali. Erano i tempi in cui la grande flotta russa subiva pesantemente la crisi del suo Paese.

Il caso  Yantar

Ma veniamo ora allo Yantar (in russo: Янтарь), oggetto dell’attenzione mediatica di questi giorni. Questa nave appartiene al Progetto 22010, una moderna classe di unità oceanografiche in grado di raccogliere informazioni militari per scopi speciali (leggi spionaggio), costruite per la Marina russa gestite dal GUGI – almeno questo è avvenuto per la Yantar dalla sua entrata in servizio nel 2015. Della stessa classe sono previste altre due navi gemelle: Almaz (varata nel 2019 ma ancora in allestimento) che potrebbe essere destinata nella Flotta del Pacifico, e la Vice-Ammiraglio Burilichev (impostata nel 2021, anch’essa in allestimento).

Il GUGI, acronimo di Glavnoye Upravlenie Glubokovodnykh Issledovannii – la Direzione Principale per la Ricerca in Acque Profonde, è un ramo segreto del Ministero della Difesa russo che, sebbene operi in maniera indipendente, arma le sue navi con personale appartenente alle flotte della Marina russa. Secondo il Center for Maritime Strategy la sua funzione è di condurre operazioni segrete di spionaggio e sabotaggio ad infrastrutture marittime critiche, come oleodotti, parchi eolici e cavi sottomarini, da cui dipendiamo per energia, dati e comunicazioni.

La Yantar, oggetto della violenta reazione del Segretario della Difesa britannica John Healey, ha una lunghezza di 108 metri ed un dislocamento di 5.736 tonnellate. Utilizza una propulsione diesel-elettrica che le consente una velocità massima di circa 15 nodi. Le fonti parlano di un equipaggio ufficiale di 60 persone ma non è noto se comprenda anche i tecnici addetti alle sue sofisticate attrezzature.

Quello che rende interessante queste unità è la loro capacità di impiegare, oltre a numerosi sensori oceanografici e di intelligence elettronica, dei mini-sottomarini (DSV). Si tratta di battelli di piccole dimensioni, concepiti alla fine degli anni ’80 e realizzati in due esemplari (AS-37 Rus e l’AS-39 Consul) che vengono gestiti da un equipaggio di due piloti ed uno specialista e possono operare fino a 6.000 metri di profondità. Entrambi i sommergibili sono dotati di due bracci robotici ad alta resistenza, in grado di gestire carichi fino a 200 kg e di trasportare e controllare ROV, cosa che li rende idonei per posizionare sistemi di spionaggio o effettuare sabotaggi mirati.

A questi mini sommergibili si è aggiunto, nel 2024, il AS Sergei Bavilin, lungo anch’esso pochi metri, con scafo in titanio ed in grado, secondo il Ministero della Difesa russo, di immergersi ben oltre fino a 11.000 metri di profondità.

AS Sergei Bavilin Foto: United Shipbuilding Corporation su VK

In sintesi, mezzi sofisticati che secondo la Difesa britannica potrebbero condurre operazioni occulte, nello specifico, sulle linee subacquee che, secondo le fonti, consentono il trasferimento di oltre il 90% dei dati da/per il Regno Unito, assicurando miliardi di sterline di transazioni finanziarie. Una preoccupazione legittima che non è solo britannica. In tutti i Paesi occidentali si stanno potenziando le contro misure verso questa guerra infida che viene definita ibrida. Non si tratta di fantasie di fantapolitica: si pensi a possibili attacchi ad infrastrutture energetiche offshore, come parchi eolici e gasdotti, che potrebbero minare la stabilità economica degli Stati membri della NATO. Una guerra non dichiarata che ha incluso, per la prima volta in quelle acque – al confine delle acque britanniche, a nord della Scozia – l’uso di laser1 per accecare i piloti dei pattugliatori di sorveglianza aerea marittima inglesi.

Questa informazione, fornita ufficialmente dal Segretario della Difesa britannica, John Healey, ha di fatto denunciato un atto aggressivo russo che va ben oltre le manovre diversive in genere intraprese dalle unità. Di conseguenza, mercoledì il Governo britannico ha avvertito la Russia di essere pronto a fronteggiare qualsiasi incursione nel suo territorio. In realtà non era la prima volta: a gennaio dello scorso anno, sorpresa in attività sospette, la Yantar aveva dovuto lasciare le acque britanniche per dirigersi nel Mediterraneo, ombreggiata dalla HMS Somerset.

In un momento cruciale come questo, episodi apparentemente drammatici, ma non seri, assumono una certa notorietà mediatica e dimostrano la poca disponibilità russa a ricercare una distensione con l’Occidente, cercando di aumentare la pressione politica favorita dall’incertezza decisionale che traspare oltre oceano. Ciononostante episodi come questo sottolineando l’importanza di rafforzare le capacità di sorveglianza e di difesa della NATO nelle aree critiche, dal GIUK Gap ai choke point marittimi critici per il traffico mercantile.

Andrea Mucedola

1 l’impiego di armi accecanti (come i laser) è vietato dal Protocollo IV della Convenzione del 1980 su alcune armi convenzionali, all’articolo 1,  emanato dalle Nazioni Unite il 13 ottobre 1995 ed entrato in vigore il 30 luglio 1998. Alla fine di aprile 2018, il protocollo era stato approvato da 109 nazioni ma il loro impiego è stato riportato anche da parte di navi cinesi nel mar cinese meridionale.
Articolo 1
È vietato impiegare armi laser specificamente progettate, come unica funzione di combattimento o come una delle loro funzioni di combattimento, per causare cecità permanente alla vista non potenziata, vale a dire a occhio nudo o a occhio con dispositivi di correzione della vista. Le Alte Parti Contraenti non trasferiranno tali armi ad alcuno Stato o entità non statale.


in anteprima immagine termica dello Yantar scattata da un aereo militare, in acque internazionali a nord della Scozia. Durante la sorveglianza aerea i piloti hanno segnalato di essere stati colpiti da raggi laser (come risulterebbe dalle immagini presenti nel video) – Foto del Ministero della Difesa del Regno Unito da Fonti aperte.

Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo


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FONTE: Ocean4Future

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