Sesta ed ultima parte sull’argomento dal sito Ocea4Future

Tuttavia, di fronte alle resistenze della Marina tedesca che non intendeva privarsi del prezioso appoggio delle unità italiane, i Mas restarono in Mar Nero fino alla fine di maggio 1943, e lo stesso avvenne per i sommergibili i cui equipaggi vi restarono fino all’agosto.


Nel maggio 1943, con l’aggravarsi della situazione nel Mediterraneo in seguito alla caduta della Tunisia, che era rimasto per l’Asse l’ultimo baluardo in Africa prima dell’invasione degli Alleati in Italia, con il proseguimento della controffensiva sovietica, Supermarina decise di far rientrare in Patria tutto il personale dei mezzi navali della 6a Flottiglia operanti nel Mar Nero. Ma mentre il personale dei Mas e dei barchini d’assalto effettuò il trasferimento, quello dei sommergibili della 1a Squadriglia, che erano stati posti in un primo tempo in disarmo, restarono a Costanza e dal mese di giugno fino ai primi di settembre, i cinque CB-1, 2, 3, 4, 6, agendo dalla base operativa apprestata a Sebastopoli, poterono riprendere le missioni belliche, e si presentò loro tre possibilità di attacco, come è riportato in un documento di Supermarina del 26 agosto 1943.

Nella notte sul 23 agosto il CB-1 in crociera offensiva a sud di Capo Tarchan (ovest di Eupatoria), alle 03.26 avvistò due sommergibili nemici in immersione. Portatosi prontamente all’attacco, il CB-1 lancio i due siluri, dalla distanza di 1.200 metri, contro il sommergibile sovietico più vicino. Tuttavia il lancio non ebbe successo per effetto della irregolare traiettoria dei siluri; a ciò si aggiunse il fatto che il sommergibile fu successivamente preso di mira dal tiro di una batteria costiera tedesca, fortunatamente senza gravi conseguenze.

Nella stessa notte del 23 agosto e nella medesima zona, alle ore 06.06, il CB-6 avvistò e attacco un altro sommergibile sovietico fermo in immersione, e lanciò i suoi due siluri che purtroppo affondarono dopo una corsa di circa 100 metri. Secondo Miroslav Morozov, il CB-1 e il CB-6 in teoria potrebbero avere attaccato i sommergibili L-23 e ShCh-202, che però “erano schierati in posizioni leggermente diverse, lontane l’una dall’altra”. La terza occasione avvenne nella notte del 25 – 26 agosto quando, alle ore 01.15, il CB-4 del tenente di vascello Armando Sibille attaccò da brevissima distanza – calcolata in circa 400 metri – un sommergibile sovietico di circa 800 tonnellate che navigava in superficie a ponente di Capo Eupatoria.

Fallito da un primo siluro, ma colpito dal secondo, il sommergibile nemico, colpito in pieno fu visto spezzarsi in due tronconi ed affondare.36 Al mattino sul posto del siluramento fu riscontrata una grande chiazza di nafta. Secondo quanto riportato da Jürgen Rohwer per anni si è creduto in Italia che potesse trattarsi del sommergibile ShCh-207 (tenente di vascello N.A. Panov), chiamato dai sovietici Kambala, che in realtà, dopo aver effettuato tre attacchi lanciando 10 siluri contro navi rumene e tedesche senza successo, sopravvisse alla guerra per essere poi radiato nel 1954 e demolito ad iniziare dal 16 luglio 1957. Ma recentemente è stato riportato nel sito uboat.net che in realtà il successo del CB-4 era avvenuto nei confronti del sommergibile ShCh-203 (capitano di 3a classe V.
I. Nemchinov), della classe “Shchuka”, il quale partito per la sua missione di guerra il 20 agosto 1943 non aveva più trasmesso sue comunicazioni dopo il 24 agosto, per cui la Marina sovietica non aveva idea della data della sua perdita e dove fosse avvenuta.
Se nonché, nel clima della guerra fredda, quando i sovietici tenevano gelosamente nascoste le loro perdite di guerra ed erano state fatte nel clima di incertezze le più varie ipotesi, tra cui quella che l’ShCh-203 fosse stato affondato su una mina o da un sommergibile rumeno, il suo relitto venne ritrovato nel 1949 da alcuni sommozzatori, ad una profondità di 72 metri, e alquanto vicino alle coordinate di attacco che erano state fornite dal comandante Sibille. Due compartimenti del sommergibili, il secondo e il terzo apparivano distrutte da un esplosione, la prua era spezzata, e l’ ShCh-203 aveva un inclinazione sul fianco destro di 70°. I 45 uomini dell’equipaggio, sepolti nel cimitero di Sebastopoli dopo una cerimonia funebre, furono decorati per meriti di guerra.37 L’affondamento del sommergibile ShCh-203 da parte del CB-4 è stato confermato dagli autori russi K.L Kulagin e M.E. Morozov nel 2002 in un libro sui sommergibili sovietici del tipo “Pike”, ed é riportato anche nel sito uboat.net.38


Fu questa l’ultima delle azioni di attacco dei CB in Mar Nero, perché due settimane dopo, in seguito all’armistizio dell’Italia con gli Alleati, entrato in vigore la sera dell’8 settembre, i cinque sommergibili CB-1, CB.2, CB-3, CB-4 e CB-6, secondo la versione ufficiale dell’Ufficio Storico della Marina Militare, furono ceduti dagli italiani alla Marina romena.39
Concludendo, pur avendo l’assoluta certezza dell’affondamento del sommergibile sovietico ShCh-203 da parte del CB-4 e la perdita del solo CB-5, il bilancio delle missioni dei CB è da considerarsi, sotto il profilo dei successi nel corso di sei attacchi, con lancio di dodici siluri, di cui due contro un incrociatore e cinque contro sommergibili, nel dopoguerra furono considerati soddisfacenti, ritenendo che fossero stati affondati tre sommergibili sovietici. In realtà fu affondato un solo sommergibile, e ne furono colpiti altri due, ognuno di essi da due siluri, che però, lo ripeto, sfortunatamente non esplosero. Ne consegue che, nonostante l’impegno profuso dagli equipaggi, degni di ogni elogio, per quelle mancate esplosioni di siluri il risultato dell’attività operativa del CB in Mar Nero, rappresentata dal giugno 1942 al settembre 1943 in 43 missioni, non fu soddisfacente, e non portò a risultati
complessivamente significativi nel contesto dello sforzo bellico dell’Asse nel Mar Nero, a differenza di quanto si legge nelle tre ottimistiche relazioni compilate per Supermarina dal capitano di vascello Francesco Mimbelli, che dopo la conquista tedesca di Sebastopoli era stato decorato dai tedeschi con la Croce di Ferro di 1a Classe.40
Il fatto che i due lanciasiluri dei sommergibili tascabili fossero esterni, e non a tenuta stagna, contribuì a rendere difficoltosi gli attacchi perché almeno quattro siluri, specie per scarsa manutenzione impossibile da realizzare in base avanzate e non a quella attrezzata di Costanza, colpendo l’obiettivo non esplosero ed altri ebbero corsa irregolare o affondarono subito dopo i lanci.
Francesco Mattesini
estratto dal saggioI SOMMERGIBILI TASCABILI ITALIANI NEL MAR NERO (Maggio 1942 – Agosto 1944) di Francesco Mattesini
Nota
36 AUSMM, Supermarina, 26 agosto 1943, “Azione dei sommergibili ”C.B.” in Mar Nero”,
Maricosom, cartella n. 9..
37 Eleonora Ricci ha scritto, “La guerra degli italiani in Mar Nero fu ricca di imprese straordinarie, compiute da marinai altamente addestrati; tra questi anche il T.V. Armando Sibille”, nel sito Ministero della Difesa – Marina Militare, 26 febbraio 2016.
38 Nei giorni 22, 24, 29 e 30 agosto 1942, i sommergibili tedeschi del tipo II della 30a Squadriglia , U 19, U 24, U 23 e U 18, che con U-9 e U 24 nel 1942 erano stati inviati in Mare Nero facendoli viaggiare per ferrovia smontati, effettuarono sei attacchi contro navi sovietiche. Di essi, l’U 24 (tenente di vascello Klaud Petersen) il 22 agosto affondò il mezzo da sbarco sovietico BD 36, e in combattimento col cannone danneggiò il cacciasommergibili SKA 0188, ma riportò anche danni che lo costrinsero a tornare alla base di Costanza con sei feriti. Lo stesso giorno l’U-23 (tenente di vascello Rolf Binger Wahler) affondò la nave pattuglia Shkval, e il 29 agosto l’U 18 (sottotenente di vascello Karl Fleige) affondò il trawler dragamine ausiliario TSC 11/Dzhalita. La 30a Flottiglia era comandata dal neo capitano di corvetta Helmut Rosenbaum, che l’11 agosto 1942 a sud delle Isole Baleari aveva affondato la portaerei britannica Eagle. Cfr. Francesco Mattesini, La battaglia aeronavale di mezzo agosto. Il contrasto delle forze italo-tedesche all’operazione britannica “Pedestal” 10-15 Agosto 1942, RiStampa Edizioni, Agosto 2019. Vedi Academia Edu.
39 Paolo M. Pollina, I sommergibili italiani 1895 – 1962, USMM, Roma 1963, p. 293; Franco Bargoni, Tutte le navi militari d’Italia 1861 – 1986, USMM, Roma 1987, p. 51.
40 Mimbelli, nato a Livorno il 16 aprile 1903 e morto a Roma il 26 gennaio 1978, aveva già ricevuto la Croce di Ferro di 2a Classe, quando comandava la torpediniera Lupo. Le decorazioni italiane al valor militare da lui ricevute furono nove: una Medaglia d’Oro convertita da Medaglia d’Argento nel dopoguerra; 2 Medaglie d’Argento; 5 Medaglie di Bronzo, 1 Croce di Guerra. Raggiunto, dopo vari importanti incarichi al grado di ammiraglio di squadra arrivò a comandare la Squadra Navale.
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FONTE: Ocean4Future

Andrea Mucedola
Ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), è laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l’Università di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all’Università di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD – AIOSS).
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