Al via uno studio affidato a Fincantieri
Nuove unità alimentate con l’atomo sulla base del Trieste e degli U212NFS, dove e come costruire i mini reattori, come modificare basi navali e arsenali per fare il pieno e la manutenzione. Due anni per creare una cornice teorica alla svolta nucleare.

Ci sono navi d’assalto anfibie e sottomarini a propulsione nucleare nel futuro della Marina Militare. La Direzione degli armamenti navali ha dato incarico a Fincantieri di elaborare un piano che “esplori in modo esaustivo e dettagliato gli impatti dell’impiego della propulsione nucleare a bordo delle unità navali maggiori e dei sottomarini” per valutarne la sostenibilità nel tempo. Sulla base del Trieste e degli U212NFS, entrambi costruiti o in costruzione presso il cantiere del Muggiano, lo studio dovrà specificare quali modifiche progettuali sarebbero necessarie per accogliere un reattore navale a fissione di terza o quarta generazione su mezzi di quel tipo. Forniti i vincoli progettuali per le futuribili unità, che potranno essere di maggiori dimensioni rispetto alle attuali, il documento dovrà prendere in considerazione sia aspetti industriali che di gestione. Dove ospitare il prototipo del futuro reattore, dove costruire il reattore vero e proprio e la catena di fornitura coinvolta, in quale sito industriale integrarlo con la nave, quali infrastrutture critiche saranno necessarie per la sua gestione, dove fare il pieno “di atomi” e dove stoccare il materiale per il refuelling. Il tutto partendo da un’analisi delle pratiche utilizzare dalle altre nazioni che utilizzano già questo tipo di unità (Stati Uniti, Francia e Inghilterra in primis) anche per quanto riguarda il contesto normativo.

Lo studio dovrà contenere infine una sezione dedicata ai requisiti che dovranno avere fabbriche e cantieri navali “atti alla costruzione e alla manutenzione dei reattori successivi al primo e delle unità navali e sottomarini a propulsione nucleare”. Infine le basi navali da convertire a Nuclear Naval Base “con la valutazione preliminare dell’idoneità attuale o futura all’esecuzione delle operazioni di fuelling, di refuelling e delle manutenzioni sui reattori”. Nei cantieri navali e negli arsenali marittimi di domani dunque potrebbe esserci anche questo tipo di know how.
Un campo in cui la Marina Militare ha operato studi per decenni presso il Centro interforze studi per le applicazioni militari, il Cisam di Pisa, su un reattore a fissione spento nel 1980. In anni recenti la creazione di reattori di piccole dimensioni per impiego navale era già tornata in auge con il progetto Minerva (Marinizzazione di impianto nucleare per l’energia di bordo di vascelli armati) compreso nel Piano nazionale della ricerca militare. Le proponenti sono, accanto a Fincantieri, tutte genovesi: la controllata Cetena, Ansaldo Nucleare, Rina Services e Università degli Studi di Genova.

Sulla base di Minerva potrebbe dunque nascere la nuova dottrina nucleare della Marina Militare. Lo studio affidato a Fincantieri durerà due anni (3 milioni di euro l’importo). Entro il 2028 ci sarà quantomeno una cornice di fattibilità teorica, anche se eventuali applicazioni non si vedranno probabilmente prima del 2040. Per adesso l’operazione “non vincola in alcun modo l’amministrazione difesa a procedere alla eventuale successiva procedura di appalto”. Ma c’è da dire che anche il mondo della navigazione commerciale guarda con interesse alla possibilità dell’utilizzo di mini reattori. La spinta dell’utilizzo duale è un altro tema di cui tenere conto, come ha avuto modo di specificare il ministro Frattin pochi mesi fa in visita in città.




