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I rapporti tra Mimbelli e i Tedeschi – dal saggio di Francesco Mattesini – parte V

7 Marzo 2026

Dal sito Ocean4Future la quinta parte dell’argomento.

La soddisfazione e la stima che il naviglio sottile e subacqueo del Comandante Mimbelli si era guadagnato presso i Tedeschi nella sua attività di guerra, fu messo in rilievo dal Comandante in Capo della Marina del Gruppo Sud ammiraglio Schuster, scrivendo all’ammiraglio Riccardi il 29 giugno 1942:27 “Di ritorno da una lunga visita alla fronte, ho il piacere di poterne informare l’Eccellenza Vostra quali ottime prove abbiano dato le Forze Navali Italiane impiegate in Mar Nero. Esse sono una conferma dell’ottima stima guadagnatasi presso tutte le Forze Armate Germaniche dalle Forze Navali Italiane in un anno d’impiego nell’Egeo e che io ho l’onore di avere sotto il mio comando. Nonostante le difficili condizioni di rifornimento ed i continui attacchi aerei nemici sulle loro basi le unità hanno appoggiato energicamente e con successo la battaglia di Sebastopoli sotto l’instancabile e valorosa guida del Capitano di Fregata Mimbelli. Il comportamento e lo spirito combattivo degli equipaggi è esemplare. Io ho potuto consegnare personalmente parecchie croci di ferro per speciali atti di valore. Tutti i tipi delle unità impiegate si sono dimostrate perfettamente adatte ed io mi aspetto da esse, anche per le future operazioni, un forte e deciso appoggio. Saluterei con particolare riconoscimento ove fosse possibile ancora nel corso di questa estate un sollecito aumento delle Forze Navali. Con l’espressione della mia alta stima sono, Eccellenza, vostro devoto.
Ammiraglio Schuster, Comandante in Capo Marina Gruppo Sud.”

Rispondendo il 2 luglio 1942, l’ammiraglio Riccardi, che nel frattempo aveva preparato e poi spedito copia della lettera di elogio al comandante Mimbelli, aggiungendosi il suo personale elogio “per l’ottimo comportamento e lo spirito combattivo dimostrato dagli Ufficiali ed equipaggi della Flottiglia”, espresse all’ammiraglio Schuster il suo ringraziamento e la sua soddisfazione; e annunciò di aver disposto che la Squadriglia dei Mas sarebbe stata rinforzata da altre due unità che sarebbero arrivate in Mar Nero ai primi giorni di Luglio, mentre invece affermo:28 Non mi è invece possibile aumentare il numero dei sommergibili perché attualmente non ve ne sono altri; quelli in costruzione potranno essere pronti all’impiego soltanto nell’ottobre venturo.

Il capitano di vascello Fregata Mimbelli, con la relazioni 0/246 del 7 luglio 1942, trasmessa a Supermarina, riportando quale fosse stata l’attività del nemico per il rifornimento di Sebastopoli, e l’importanza che ebbero nelle azioni di blocco notturne le sue unità navali, scrisse tra l’altro:29 Fino all’inizio del mese di Giugno il nemico ha provveduto al rifornimento di Sebastopoli per mezzo di convogli costituiti da uno a da due piroscafi e da una fortissima scorta (Per un solo piroscafo vi erano spesso 5 o 6 fra cacciatorpediniere, torpediniere e vedette; per i piroscafi di particolare importanza, la scorta di unità sottili era poi rinforzata talvolta anche da un incrociatore). In prossimità di Capo Chersoneso avveniva generalmente il cambio della scorta: i piroscafi in arrivo venivano affidati a piccole unità (Motosiluranti e MAS) uscite dalla base e le navi che avevano fatto la scorta durante la traversata, facevano subito ritorno verso i porti caucasici, accompagnando piroscafi vuoti usciti tempestivamente da Sebastopoli, oppure da sole ad alta velocità. I convogli in arrivo regolavano la navigazione in modo da trovarsi 20/30 miglia a Sud di Capo Sarich verso la fine del crepuscolo serale, il che consentiva ai piroscafi di entrare a Sebastopoli nelle ultime ore della notte, prima cioè che gli aerei tedeschi potessero iniziare la loro attività. L’intervento dei nostri mezzi ha disturbato molto questi accorgimenti del nemico, in quanto il percorso notturno nelle acque prossime alla Piazzaforte, che prima si svolgeva in relativa sicurezza, è diventato d’un tratto particolarmente pericoloso. Di fronte alle prime perdite i russi hanno desistito subito dal rifornire Sebastopoli con dei piroscafi, probabilmente per il timore di assottigliare troppo la loro marina mercantile, già tanto modesta (nel Mar Nero dispongono di non più di 100 mila tonn. di piroscafi). E così, dopo le nostre azioni delle notti sull’11 e sul 13 giugno, nelle quali abbiamo affondato una motonave di 5 mila tonn. e silurata un’altra motonave di 10.000 tonn, che è stata poi finita all’alba dagli Stukas, i sovietici non hanno più tentato di far pervenire neppure un mercantile a Sebastopoli.30 Successivamente, nel, periodo in cui la luna era quasi piena, i russi hanno inviato a Sebastopoli qualche cacciatorpediniere (probabilmente con piccoli quantitativi di munizioni per le armi automatiche e contraeree), contro i quali si poteva far ben poco con i Mas e con i motoscafi siluranti, a causa della fortissima visibilità che non ci avrebbe consentito di avvicinarsi a distanze risolutive. (Gli Schnellboote germanici, che hanno tentato di attaccarli alcune volte, hanno lanciato contro di essi una ventina di siluri, tra cui una salva di 10, senza metterne nessuno a segno).31 Dopo il 26 giugno, giorno in cui gli Stukas sono riusciti ad affondare uno dei cacciatorpediniere e a danneggiarne un altro,32 i russi hanno rinunciato anche a questa modesta possibilità di rifornire la Piazzaforte agonizzante, abbandonandola del tutto al suoi destino.

Con la caduta di Sebastopoli l’attività della Marina sovietica nel Mar Nero, e anche dei sommergibili che portavano i rifornimenti in Crimea, andò quasi del tutto a cessare, poiché le poche navi di superficie che restavano disponibili dopo i colpi di maglio della Luftwaffe e il siluramento dell’incrociatore Molotov da parte del Mas- 568, si trovarono imprigionate nei porti confinanti con la Turchia orientale. Nondimeno, la squadriglia dei CB, con nuova base operativa a Sebastopoli, continuò ad effettuare alcune crociere dimostrative e di vigilanza, per tenere allarmato il nemico. La mancanza di obiettivi, per l’inattività della Marina sovietica, a cui si aggiunsero per le piccole unità il sensibilissimo aumento delle distanze dagli obiettivi e le condizioni del clima invernale che influivano sul rapido logorio del materiale, obbligavano a rendere necessari di lavori di manutenzione che al momento non potevano essere eseguiti nelle basi operative, e di conseguenza costrinsero (anche per la necessaria manutenzione in una base adatta e protetta) il trasferimento dei CB a Costanza.33 In questa base logistica, durante l’inverno, i sommergibili restarono in disarmo con personale ridotto, per il trasferimento di una parte degli uomini alla Scuola Sommergibili di Pola per corsi di addestramento;34 situazione che si protrasse fino alla primavera del 1943, ossia quando, con la controffensiva sovietica e la disfatta tedesca di Stalingrado, che trasportò nella voragine le due armate italiane (8a) e rumene, addirittura quasi del tutto annientate, e non più in grado di continuare a combattere, la linea del fronte si avvicinò nuovamente alla Crimea. Nel frattempo però, per le nuove esigenze verificatisi con l’occupazione italiana della Tunisia, della Corsica e della Provenza, e per la necessità di armare i cacciatorpediniere e le torpediniere ex francesi recuperati in buone condizioni, il 23 gennaio 1943 Supermarina comunico al Comando della Marina Germanica a Berlino che, la Marina italiana si trovava “nella assoluta necessità di rivedere i suoi impegni per far fronte alla deficienza di personale e soprattutto di Ufficiali”. Pertanto, per ordine del Duce, sarebbero state “prossimamente ritirate le nostre forze in Finlandia e in Mar Nero”. E ciò avrebbe comportato, con grande dispiacere da parte di Supermarina, di lasciare i quattro Mas che si trovavano nel Lago Ladoga, e che avevano ottenuto scarsi successi successi, alla Marina Finlandese, mentre in Mar Nero sarebbero stati ritirati i Mas e i barchini d’assalto, e ceduti alla Marina Romena i cinque sommergibili CB.35

Tuttavia, di fronte alle resistenze della Marina tedesca che non intendeva privarsi del prezioso appoggio delle unità italiane, i Mas restarono in Mar Nero fino alla fine di maggio 1943, e lo stesso avvenne per i sommergibili i cui equipaggi vi restarono fino all’agosto.

Fine Parte V – continua

Francesco Mattesini

Nota
27
AUSMM, lettera di Marina Gruppo Sud Op. 3882/42 Geh, Scontri Navali e Operazioni di Guerra, cartella n. 86.
28 AUSMM, IV Flottiglia Mas, “Il concorso della Flottiglia italiana del Mar Nero alla conquista di Sebastopoli”, Scontri Navali e Operazioni di Guerra, cartella n. 86.
29 Ibidem.
30 Dai dati russi risulta che il 10 e il 13 giugno furono affondate a Sebastopoli dagli aerei tedeschi due piroscafi da passeggeri sovietici: Abkhazia (Абхазия) e Gruzia (Грузия), di 4.727 e 4.857 tsl. Non si accenna a navi affondate o danneggiate dagli attacchi di mezzi navali italiani.
31 Le prime unità, della 1a Squadriglia, ad essere trasferite nel Mar Nero, partendo da Linz e percorrendo il Danubio fino a Costanza nel mese di maggio 1942, furono: S 26 (T.V. Fimmen), S 27, (S.T.V. Büchting), S 28 (S.T.V.Künzel), S 40 (T.V. Schneider), S 72 (S.T.V. Schneider, W.), e S 102 (T.V. Töniges). Nel mese di giugno, ad iniziare dal giorno 2, le prime due motosiluranti (S 26 e S 27) cominciarono ad operare nella zona del Capo Chersones, e poi l’attività si spostò ad ovest delle coste della Crimea dove il 18 giugno la S 102 attaccò un convoglio sovietico affondando presso Balaklava il piroscafo passeggeri Belostok (capitano T. P. Rymkus), di 2.048 tsl, che stava trasportando truppe evacuate da Sebastopoli. Vi furono 388 morti. Fu l’unico successo conseguito dalle Schnellboote, giustificato dal fatto che in tutte le altre operazioni fino alla fine del mese le navi sovietiche potevano evitare i siluri, perché le posizioni di tiro e le scie dei siluri erano chiaramente visibili a causa della brillante luminescenza del mare.
32 Il cacciatorpediniere sovietico Taskent (costruito a Livorno), danneggiato da aerei tedeschi alla fine di giugno durante il rientro da una missione di rifornimento di Sebastopoli, fu affondato, sempre per attacco aereo, il 2 luglio a Novorossijsk assieme al cacciatorpediniere Bditelny.
33 All’inizio del 1943 la flotta sovietica del Mar Nero, dopo le perdite subite nel corso del 1941 e 1942, era ridotta a disporre della corazzata Sevastopol, i quattro incrociatori, Molotov, Voroshilov, Krasniy Krim e Krasniy Kavkaz, il cacciatorpediniere conduttore di flottiglia, cinque cacciatorpediniere moderni e tre antiquati, e 29 sommergibili.
34 AUSMM, “Supermarina, Sistemazione invernale unità dipendenti e Compiti della Base di Costanza”, Scontri Navali e Operazioni di Guerra, cartella n. 86.
35 AUSMM, “Supermarina. Flottiglie del Mar Nero e del Ladoga”, Scontri Navali e Operazioni di Guerra, cartella n. 84. * La 12a Squadriglia, con i quattro Mas 526, 527, 528 e 529, fu inviata nel luglio 1942 ad operare nel Lago Ladoga. Ma non ebbe molta possibilità di effettuare attacchi ed ottenne un solo successo accertato il 15 agosto, quando il Mas 527 (tenente di vascello Roberto Bechi) silurò e affondò la cannoniera sovietica Bira, di 913 tonnellate. 

Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e la fonte o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo.

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Guglielmo Evangelista

Nasce a Broni (PV) nel 1951. Laureato in giurisprudenza è stato ufficiale delle Capitanerie di Porto e successivamente funzionario di un Ente Pubblico. Ha al suo attivo nove libri fra cui “Storia delle Capitanerie di porto” , “Duemila anni di navigazione padana” e “Le ancore e la tiara – La Marina Pontificia fra Restaurazione e Risorgimento” ed oltre 400 articoli che riguardano storia, economia e trasporti. Collabora con numerosi periodici specializzati fra cui la Rivista Marittima”.

FONTE: Ocean4Future

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