Se da un lato il mare è una sorta di far west dove è facile pescare illegalmente, dall’altro la velocità di ripresa fa ben sperare. Ma devono aumentare le aree marine protette

Il mare non sta bene. La pesca intensiva e quella illegale stanno compromettendo la biodiversità e inquinando i nostri mari. Anche se esistono leggi internazionali e accordi tra i Paesi pensati per tutelare l’ecosistema, la loro applicazione resta spesso insufficiente e quando queste norme non vengono rispettate, Sea Shepherd interviene con campagne di azione diretta. Abbiamo intervistato il presidente di Sea Shepherd Italia Andrea Morello, conosciuto durante uno degli eventi più arricchenti del settore, “Un Paese ci vuole” organizzato da Pasquale Bonsignore di Incuso, azienda che porta nel settore agroalimentare gli strumenti del design.

Sea Shepherd Italia
«In Italia nasce nel 2010, anno in cui il tonno rosso diventa a rischio estinzione. Per questo una nave di Sea Shepherd, dall’Antartide, decide di entrare nel Mediterraneo e liberare 800 tonni rossi. È stata anche la mia prima campagna», racconta Andrea Morello. «Ci trovavamo di fronte al mare più sovrasfruttato del mondo, per vari motivi, dalla sovrapesca, alla pesca illegale, al fatto che è un mare quasi chiuso». Sea Shepherd Italia è una fondazione con centinaia di volontari e sette differenti campagne, dispiegate sulle aree marine protette, «dove facciamo i “ranger” della biodiversità.
Da Plemmirio a Torre Guaceto in Puglia, sono zone ridate al mare. E, il mare, se viene lasciato in pace si riprende. Un esempio su tutti è proprio il Plemmirio, l’area marina protetta di Siracusa, dove dopo un decennio di reale protezione, ora ha un mare che è proprio quello che ci raccontavano i nostri nonni, pieno di vita, con le cernie che non si possono contare da quante sono, con i pesci che non scappano quando ti vedono perché non sono più abituati al fatto che noi li uccidiamo. Un’area sana, un’area protetta», spiega Morello che infonde un discreto ottimismo, almeno per quel che riguarda il mare: «A differenza della terra che impiega secoli per rigenerarsi, il mare ha una straordinaria capacità di riprendersi in tempi molto rapidi».

I polpi, animali intelligentissimi
Ma cosa fate esattamente per difenderlo? «Usiamo l’azione diretta, anche tramite pattugliamenti in alto mare e collaborazioni con le autorità, come la Guardia Costiera o la Guardia di Finanza, per contrastare la pesca illegale. Nel 2022, ad esempio, abbiamo recuperato quasi 8mila trappole illegali per polpi, un numero spaventoso che metteva a repentaglio l’intera popolazione di questo animale meraviglioso perché il tipo di trappole utilizzato è ingannevole, sono delle finte case che arrivano a uccidere addirittura le uova». Hanno liberato centinaia di esemplari.
«Sono degli esseri super intelligenti con differenti caratteri, alcuni scappavano, erano più timidi, altri erano più coraggiosi, altri addirittura volevano conoscerci, dei veri e propri esploratori, quindi ti rimanevano sulla mano, sul braccio, per comunicare, per innescare un colloquio empatico. Vi dirò di più: dentro queste case arredano gli spazi, hanno le loro conchiglie, le loro strutture, e come noi, alcuni sono più caotici e collezionisti, altri molto più “feng shui”, puliti e minimal». Quella dei polpi è stata una campagna che ha avuto un impatto enorme sulla ripresa della popolazione e sul rispetto delle regole: negli anni successivi hanno visto diminuire il numero di trappole sequestrate perché i pescatori, temendo la confisca delle loro attrezzature illegali, hanno iniziato a rispettare le normative. E proprio sull’onda di questa campagna sono riusciti a navigare verso est, fino alla fine del Mediterraneo, «nel Mar di Tracia, tra la Grecia e la Turchia, abbiamo liberato 34.500 trappole».
Trappole che, come se non bastasse, inquinano il mare: «Si tratta di centinaia di metri cubi di attrezzature di plastica». Un danno ambientale ingente, se non fosse che con la plastica recuperata l’azienda Montegrappa ha realizzato una penna, simbolo di legalità, i cui profitti legati alle vendite vanno proprio a Sea Shepherd per sostenere le varie campagne attive.
Il mare è un far west
Chi sono i mandanti della pesca illegale di polpi? «Non posso fare i nomi perché le indagini sono ancora in corso, ad ogni modo solitamente sono grossi importatori ed esportatori di pescato. Vi lascio immaginare quanta poca trasparenza ci possa essere nella pesca illegale», si parla infatti di criminali, non di pescatori legali, che, dato il valore della merce, molte volte provano a importare illegalmente in Italia dei pesci assolutamente illegali. I volontari di Sea Shepherd hanno trovato scatole con su scritto “gamberi di Mazzara del Vallo” nelle aree marine protette del West Africa.
«La Guardia Costiera italiana, con uno straordinario lavoro investigativo, spesso riesce a bloccare l’import-export di questo tipo di pescato, ma non è facile perché basta che il peschereccio proveniente dall’Africa faccia un trasbordo della merce su un peschereccio nelle isole Canarie, et voilà che diventa (illegalmente) battente bandiera europea». C‘è dunque un grandissimo lavoro da fare, tocca stare in prima linea coordinandosi con tutte le autorità perché «il mare è un far west», ha bisogno di essere legalizzato e soprattutto ha bisogno della consapevolezza da parte delle persone, dei consumatori.

Cosa possono fare i consumatori
Perché, se è vero che un consumatore non può far altro che leggere il cartellino con indicata la provenienza del pesce – dando per scontato che provenga da pesca legale – è altrettanto vero che il consumatore può orientare l’offerta. «Perché il polpo e non la seppia? Perché il primo è presente in qualsiasi menu, da nord a sud, di qualsiasi locale, che sia un ristorante o persino un bar? Negli ultimi dieci anni c’è stato un incremento della domanda di polpo allucinante e i prezzi sono quadruplicati, va da sé che ci sia stato anche un aumento dell’illegalità, esattamente come è successo con il tonno rosso che ad un certo punto è arrivato a dei prezzi esorbitanti per un giro d’affari che si avvicina quasi a quello proveniente dal traffico di cocaina. Ecco perché la criminalità si lancia sulla pesca illegale».

Dalla pesca illegale siamo passati a parlare di pesca a strascico «dove queste reti arano letteralmente il fondale e tutto quello che c’è rimane incastrato per poi essere rigettato in mare perché non è il target del mercato: si rigetta in mare addirittura il 72-75% del pescato, che ormai è morto soffocato e non serve neppure per alimentare gli altri pesci», spiega Morello. E le cose non vanno meglio negli allevamenti: «In Antartide si pescano dei micro gamberetti, si chiamano krill, che servono per alimentare i salmoni degli allevamenti in Norvegia, per far sì che la loro carne, da grigia, diventi arancione». Peccato che i krill rappresentino una risorsa insostituibile per le balene che da che mondo è mondo si alimentano e accumulano il grasso necessario per migrare tra gli emisferi proprio grazie ai densi banchi di krill in Antartico.
Dunque, che pesce portare a tavola alla Vigilia di Natale? «Il Natale è il periodo peggiore per comprare il pesce perché dicembre è un pessimo mese per la pesca». In generale, al di là delle feste natalizie, cosa possiamo fare noi consumatori? «Sicuramente consumare meno pesce perché oggi è un animale selvatico in difficoltà, soprattutto sono da evitare i predatori. Ma posso confidarvi una cosa? Dopo quello che ho visto in mare, io non lo mangio più il pesce».




