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Vasa, storia del più grande vascello svedese che navigò solo per poche miglia

9 Febbraio 2026

Dal sito Ocean4Future un articolo che ne richiama un altro delle stesso argomento e che trovate in questa pagina

Il Vasa, uno dei più fastosi e imponenti vascelli del XVII secolo, passò alla storia non per le sue battaglie o avventurosi viaggi in mare ma per aver navigato solo poche miglia prima di scomparire nelle fredde acque del Baltico. Scopriamo la sua storia che ha dell’incredibile. La nave affondò nel suo viaggio inaugurale, il 10 agosto 1628, dopo essere stato “colpito” da forti venti che ne avevano causato un forte sbandamento e allagamento dei compartimenti interni. Il naufragio avvenne a meno di un miglio dal porto nel suo viaggio inaugurale e causò un grande imbarazzo per l’allora re, Gustavo di Svezia. Il nome stesso del vascello, Regalskeppet Vasa, derivava dall’omonimo casato dei Vasa, che governava la Svezia all’epoca della costruzione del vascello e significa “Nave di Sua Maestà” Vasa (per Regia Nave Vasa), secondo una nomenclatura spesso usata da varie marine militari come la Royal Navy inglese. Quella nave, che doveva essere l’orgoglio della Marina svedese, non vide però nessuna battaglia ma affondò per un banale errore di costruzione.

Al re non si comanda

La sua costruzione fu afflitta da frequenti “interferenze” da parte del re. Poco dopo l’impostazione della chiglia, il re fece forti pressioni perché la nave fosse modificata, allungandola significativamente. Il mastro carpentiere, che aveva supervisionato fino ad allora la costruzione, si ammalò e morì lasciando ai suoi inesperti apprendisti, la responsabilità di proseguire pur non avendo specifiche conoscenze tecniche. Re Gustavo mirava ad ottenere la nave più potente del mondo dell’epoca, e fece installare un secondo ponte di cannoni. E’ il caso di dirlo … ognuno deve fare il suo mestiere … ed in questo caso il re avrebbe fatto meglio a restare a governare il suo … regno. Il vascello divenne troppo lungo e soprattutto troppo alto rispetto alla larghezza causando uno spostamento del baricentro che lo rese pericolosamente instabile. Nulla valse l’aumento della zavorra che di fatto non fece che abbassare ulteriormente la linea dell’opera morta favorendo l’imbarco di acqua.

Curioso fu il metodo scelto per collaudare la nave:  fu ordinato a trenta marinai di correre da un lato all’altro della nave per farla rollare. L’ammiraglio Clas Fleming, osservando il pericoloso sbandamento, ordinò  immediatamente di interrompere il test ma ciò non bastò a bloccare il progetto. Si sà, al Re non si comanda e la nave fu dichiarata pronta per solcare il mare.

L’inaugurazione e il disastro

Il 10 agosto 1628 il grande galeone issò le vele per il suo viaggio inaugurale poco al largo del porto di Stoccolma dove era stato costruito ed allestito.

La rotta del viaggio inaugurale del Vasa su una mappa del XVII Secolo – autore Peter Isotalo
Vasas maiden voyage2.jpg – Wikimedia Commons

Appena fuori dal porto, dopo poche miglia di percorso, una folata di vento lo fece inclinare fortemente su di un lato e nemmeno la perizia del timoniere riuscì a raddrizzarlo. Una seconda raffica di vento lo inclinò nuovamente e l’acqua iniziò a penetrare nello scafo attraverso i portelli dei cannoni. La nave si allagò immediatamente ed affondò sotto gli occhi di tutti a poche centinaia di metri dalla costa, dopo aver percorso meno di un miglio marino. Il maestoso vascello, orgoglio del Re di Svezia, affondò quasi verticalmente adagiandosi sul basso fondale fangoso. Circa quaranta delle centotrenta persone dell’equipaggio perirono nel naufragio.

Immediatamente il Re pretese l’istituzione di una commissione d’inchiesta per chiarire le colpe del disastro; inutile dire che la commissione, non raggiunse mai alcun risultato. Si racconta che un notabile fu maliziosamente interpellato da un diplomatico straniero sulle cause del disastro e pare che, imbarazzato rispose: «Solo Dio … ed il Re, possono conoscerne le cause … ».

Francesco Negri era nato a Ravenna, unico figlio di una famiglia benestante. Di carattere avventuroso, aveva studiato le scienze e le lingue. Dopo aver completato i suoi studi si era unito all’ordine francescano ed aveva lavorato come sacerdote. Quindi viaggiò di nuovo verso Stoccolma dove venne ingaggiato per il recupero di parti del relitto del Vasa. In seguito Negri continuò il suo viaggio solitario in barca o in carrozza ed alla fine riusci’ ad arrivare a Capo Nord.  Durante il suo viaggio, Negri fece ampi appunti e schizzi sulla topografia e sulla vita della popolazione locale descrivendo la fauna locale terrestre e marina. Ritornato in Italia, raccolse in un manoscritto il suo diario di viaggio. Il suo libro fu pubblicato postumo nel 1700.

Uno dei cannoni recuperati dal vascello – autore Wolfgang Sauber https://commons…Vasa_Museum_-_Kanone_2.jpg

Nell’ottobre del 1663, una buona parte dei cannoni in bronzo era stata già recuperata grazie ad una magistrale opera di ingegneria idraulica diretta dall’italiano Francesco Negri, con l’uso di una campana subacquea.

Perché questo sacerdote francescano ravennate si trovava in Svezia?

Francesco Negri era molto interessato a quei paesi settentrionali, ancora in gran parte inesplorati. In particolare era stupito che vivessero popolazioni in regioni così fredde dove l’agricoltura non era possibile. Durante i suoi viaggi nel Nord, effettuati in solitaria, giunse fino a Stoccolma dove venne ingaggiato per il recupero di alcune parti nobili del relitto del Vasa tramite una campana subacquea di sua invenzione. Lo strumento poteva contenere solo un operaio che veniva ammainato per raggiungere il ponte del vascello sottostante e lavorare su di esso anche se per un limitatissimo periodo di tempo. Alcuni scritti dell’epoca ricordano che quegli uomini potevano resistere non più di quindici minuti a causa della bassa temperatura dell’acqua che li portava in ipotermia. Gli studi di Negri  sull’uso della campana subacquea per i salvataggi marittimi permisero agli svedesi di operare comunque sullo scafo della grande nave. L’accesso ai cannoni rese però necessaria la demolizione di ponti e delle strutture sovrastanti; la complessa e laboriosa operazione fu descritta dettagliatamente da Francesco Negri nel suo ”Viaggio Settentrionale “.

La campana subacquea del Negri – autore Dmtry G.EU-SE-Stockholm-Djurgården-Vasa Museum-Cauldron.JPG – Wikimedia Commons

Nei secoli seguenti, la posizione del relitto fu dimenticata fino al 1956 quando Anders Franzén, un tecnico della Marina svedese appassionato di archeologia marina, ebbe l’idea di recuperare il relitto. La Marina, dotata di moderne tecnologie di ricerca subacquea, non faticò a ritrovarlo e lo scafo apparve in eccellenti condizioni. Questo grazie alla bassissima salinità di quelle acque che non permette la vita delle teredini (Teredo navalis), vermi marini ben tristemente noti sin dall’antichità per la pessima abitudine di divorare in maniera devastante il legno dei fasciami delle navi. Inoltre,  la rigida temperatura dell’acqua del mare (costantemente vicina ai 5 gradi C°), la quasi totale mancanza di ossigeno nel fango che di fatto isolò lo scafo e l’ottimo e massiccio legno di rovere impiegato per la costruzione del vascello (ricco di sostanze tanniche) ne favorirono la conservazione regalando ai posteri questo gioiello navale.

Il Vasa fu ritrovato in posizione pressoché eretta ad una profondità di trentadue metri di profondità. Il relitto fu quindi sollevato dal fondo del mare, scavando inizialmente sei tunnel sotto lo scafo; in seguito vi vennero fatti passare dei cavi d’acciaio collegati a delle chiatte per il sollevamento. Un metodo rischioso ma ben conosciuto dagli architetti navali impegnati nei recuperi delle navi affondate.

Stampa del 18 secolo che mostra le tecniche di salvataggio del Vasa – da un trattato di Salvataggio del Triewald, pubblicato nel 1734 – autore Peter Isolato17th century salvaging.jpg – Wikimedia Commons

Finalmente il 24 aprile 1961, il relitto del vascello venne  lentamente sollevato dal fondo, posto su una grande piattaforma  e quindi  trasportato fino al luogo dove era stato preparato un cantiere laboratorio ad hoc per la riparazione e ricostruzione del relitto. Quello stesso laboratorio divenne in seguito l’attuale museo.

Un museo tutto per lui

Con oltre il 95 percento dei suoi componenti originali conservati, e le sue centinaia di sculture, il Vasa è un tesoro artistico straordinario e può essere considerato una delle bellezze storiche più importanti al mondo. E’ oggi conservato nel sito che fu impiegato per il suo restauro poi trasformato nel Vasa museum, sull’isola di Djurgården, che può essere raggiunto all’indirizzo Galärvarvsvägen 14,  Stoccolma.

Prua lato di sinistra del Vasa – autore Javier Kohen The Vasa from the Bow.jpg – Wikimedia Commons

Il Vasa è divenuto una nota attrazione turistica svedese che ha ricevuto oltre 22 milioni di visitatori fino ad oggi. Ricostruito fedelmente sulla base dei disegni dell’epoca purtroppo, nel 2000, ha mostrato dei segni di deterioramento sullo scafo a causa del degrado delle fibre lignee strutturali.

Poppa sinistra del vascello – autore Peter Isolato –Vasa port galleries1.jpg – Wikimedia Commons

Dalle analisi chimiche, il legno è risultato circa il 40% più debole del normale legno di quercia ed è diventato nel tempo molto acido con una forte diminuzione della resistenza meccanica. Sebbene la causa di questo decadimento sia ancora in discussione, una teoria suggerisce che il ferro degli infissi metallici, inseriti negli anni ’60 per consolidare lo scafo della nave, potrebbe essersi combinato con l’ossigeno dell’aria creando una sostanza altamente reattiva che sta erodendo la cellulosa del legno. Gli studi procedono e gli scienziati sono ottimisti di poter evitare un secondo naufragio della sfortunata nave reale.

In anteprima: modello scala 1:10 che mostra la ricchezza e la viva colorazione della poppa del vascello – Vasa Museum Stockholm – autore Peter Isotalo – Vasa stern color model.jpg – Wikimedia Commons

Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

Andrea Mucedola

Ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), è laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l’Università di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all’Università di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD – AIOSS).

FONTE: Ocean4Future

Vi Invito a consultare il sito cliccando sul banner qui sotto

Qui trovate il video ufficiale dal Museo del Vasa

Sito ufficiale del Museo del Vasa

Un consiglio di lettura

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