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Si è spento Gustavo Bellazzini, l’ultimo superstite dell’affondamento della Regia Nave Roma

3 Maggio 2025

Dal sito Ocean4Future l’articolo molto approfondito a cura dell’Amm. Andrea Mucedola sull’argomento

La Spezia piange Gustavo Bellazzini, spezzino, 103 anni, l’ultimo superstite della corazzata Roma, simbolo della Regia Marina affondata nei pressi dell’Asinara dopo l’8 settembre 1943; una tragedia del mare che ancora ferisce il ricordo per la perdita di quei 1.393 marinai avvenuta il giorno dopo un armistizio inaspettato che aveva lasciato le forze armate nello sbando. Il giovane fuochista Bellazzini, uno dei circa 600 sopravvissuti all’affondamento della Roma, dopo aver aiutato un altro marinaio a lanciarsi in mare, fu recuperato da un’altra nave italiana e poi sbarcato all’isola di Minorca insieme a molti superstiti. Riuscì a mandare notizie ai suoi familiari alla Spezia solo alcuni mesi più tardi dove poté poi ritornare, mantenendo sempre nella memoria quell’immane tragedia; da allora Bellazzini continuò a tramandare i ricordi dei suoi compagni d’armi, dedicando tutta la sua vita a mantenerne viva la memoria.

Avrebbe compiuto 104 anni (il 29 settembre 2025), giorno in cui avrebbe inaugurato a La Spezia il monumento ai Caduti della Roma che auspicava da tempo. Sperava tanto di arrivare a quel momento per chiudere, dalla terra verso il cielo, il cerchio dell’amicizia con i suoi compagni di bordo e per testimoniare ancora una volta il suo adoperarsi per loro. Tra i tanti voglio ricordare il toccante lancio di una corona in mare nel Golfo dell’Asinara – il 9 settembre del 2023 – a cui aveva partecipato al fianco del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del ministro della Difesa Guido Crosetto e del Capo di Stato Maggiore della Marina Ammiraglio Enrico Credendino.

Raccontiamo brevemente quel maledetto giorno al largo dell’Asinara
Era il 9 settembre 1943 quando la Regia Nave da Battaglia Roma fu colpita a morte da una bomba lanciata da un aereo tedesco, segnando una delle pagine più dolorose della storia navale moderna. Secondo quando disposto nelle clausole dell’armistizio, la flotta si sarebbe dovuta consegnare agli Alleati in località designate dal Comandante in Capo alleato, innalzando in segno di resa dei pennelli neri sui pennoni e disegnando due cerchi dello stesso colore sul ponte. Erano passate poche ore da quando la squadra navale italiana era salpata per La Maddalena insieme alla RN Vittorio Veneto e la RN Italia (ex-Littorio), che con il Roma stesso costituivano la IX Divisione al comando dell’ammiraglio Enrico Accorretti. L’ammiraglio Bergamini si dichiarò pronto all’autoaffondamento della flotta o a rassegnare le proprie dimissioni ma, alla fine, accettò con riluttanza gli ordini impartiti da De Courten, e ottemperò a quanto disposto da Supermarina ovvero di salpare con tutte le navi in grado di muovere dalla Spezia per la Maddalena. La partenza avrebbe dovuto essere alle 23:45 ma la squadra navale italiana, sottovalutando il pericolo rappresentato dalla Luftwaffe, salpò solamente alle 03:00 del mattino del 9 settembre; insieme alle grandi navi da battaglia salparono gli incrociatori Montecuccoli, Eugenio di Savoia e Attilio Regolo, che in quel momento costituivano la VII Divisione, con l’Attilio Regolo, nave comando dei cacciatorpediniere di squadra con l’insegna del capitano di vascello Franco Garofalo; i cacciatorpediniere Mitragliere, Fuciliere, Carabiniere e Velite della XII Squadriglia e i cacciatorpediniere Legionario, Oriani, Artigliere e Grecale della XIV Squadriglia ed una Squadriglia di torpediniere formata da Pegaso, Orsa, Orione e Impetuoso.

Il tragitto della squadra navale italiana fino al tragico epilogo al largo dell’Asinara – autore Fulvio314
Affondamento corazzata Roma 1943-9-9 mappa.svg – Wikimedia Commons

Alle 09:00 del 9 settembre SUPERMARINA trasmise l’ordine di reagire a eventuali ostilità da parte delle forze tedesche ed alle 11:50 venne ricevuto un ordine da parte di De Courten di reagire in caso di attacco da parte degli ex alleati tedeschi. La flotta proseguiva, senza scorta aerea (non assicurata dalla Regia Aeronautica), verso Bonifacio quando, alle 14:24, l’ammiraglio Bergamini fu informato da Supermarina che La Maddalena era stata occupata dai Tedeschi, ricevendo l’ordine di dirigersi verso Bona, Algeria. Nonostante gli ordini ricevuti, la possente formazione navale navigava senza avere issato i pennelli neri sui pennoni e aver disegnato i dischi neri perché le istruzioni per la navigazione verso Bona, comunicate da Supermarina alle 15:40, non erano state ancora decifrate. Verso le 15:10, al largo dell’isola dell’Asinara la formazione fu sorvolata ad alta quota da ventotto bimotori Dornier Do 217K della Luftwaffe partiti dall’aeroporto di Istres, presso Marsiglia, con l’ordine di attaccare le corazzate. Gli aerei, in volo livellato, sganciarono delle bombe teleguidate Ruhrstahl SD 1400, conosciute dagli Alleati con il nome di Fritz X, la cui forza di penetrazione era conferita dall’alta velocità acquistata in caduta.

Il momento dell’esplosione della RN Roma

Alle 15:42, l’Oberleutnant Heinrich Schmetz centrò la corazzata una prima volta senza produrre effetti devastanti ma riuscì ad attraversare lo scafo aprendo una falla. Una seconda bomba, lanciata alle 15:50, fu invece fatale; centrò la nave verso prua, sul lato sinistro fra il torrione di comando, la torre sopraelevata armata con cannoni da 381 mm e quella con cannoni da 152 mm; gli effetti furono devastanti: la nave si arrestò a causa dell’allagamento delle caldaie, i depositi di munizioni deflagrarono, la torre numero 2 coi cannoni da 381 mm saltò letteralmente in aria con tutta la sua massa di 1.500 tonnellate, cadendo in mare; la torre corazzata di comando fu investita da una tale vampata che fu deformata e piegata dal calore, fatta a pezzi e proiettata in alto in mezzo a due enormi colonne di fumo; morirono all’istante l’ammiraglio Bergamini e il suo stato maggiore, il comandante della nave Adone Del Cima e buona parte dell’equipaggio. Alle 16:11, la Roma si capovolse e in pochi minuti affondò spezzandosi in due tronconi, mentre sul ponte i pochi marinai superstiti, molti gravemente feriti e ustionati, cercavano scampo lanciandosi in mare per essere salvati dai cacciatorpediniere di scorta. Come scrisse Guido Oggioni, “L’Ammiraglio Bergamini è morto, la R.N. Roma, con due terzi dell’equipaggio è affondata, il sacrificio totale dell’obbedienza è compiuto. Il Paese, la nostra Italia, non può e non deve dimenticare”.

Nell’immagine uno dei dodici cannoni antiaerei da 90/50 mm della corazzata italiana Roma, ora adagiata sul fondale marino a una profondità di oltre 1.000 metri – immagine@ Guido Gay

Un sacrario del ricordo


Dopo il ritrovamento del relitto della Roma, avvenuto il 17 giugno 2012 dall’ingegnere Guido Gay, grazie all’ausilio del ROV filoguidato Pluto palla da lui stesso realizzato e guidato da bordo del catamarano Daedalus, questa pagina dolorosa della nostra storia, mai dimenticata per alcuni, si è riaperta alle cronache. Questo sacrificio dei marinai italiani presto sarà ricordato anche nella città di La Spezia con un monumento che vuole essere un contributo alla memoria anche per i tanti spezzini imbarcati che persero la loro vita dopo l’armistizio. Raccontiamo ora questo bellissimo progetto, nato dall’idea di Monsignor Antonio Vigo, per realizzare nella città di partenza della Regia Nave Roma un monumento alla sua memoria; un’opera che prese forma da subito, apprezzata ed approvata dal Ministro della Difesa Guido Crosetto e dal Capo di Stato Maggiore della Marina Amm. di Squadra Enrico Credendino, e che è ora in produzione e dovrebbe essere ultimata per fine settembre con l’inaugurazione nel mese di ottobre 2025 sul lungomare della passeggiata Morin della Spezia.

L’opera commemorativa, Marmorea Aeternitas, avrà un peso di circa 50 tonnellate e sarà costituita da un corpo centrale modellato su blocchi di marmo Bardiglio, collegati e posizionati per gravità. Sotto questo gruppo centrale, sarà posta una vasca di raccolta dell’acqua, il cui fondo sarà inclinato verso la “poppa” della nave di circa 1-2 gradi in modo tale che essa possa scorrere senza fermarsi verso un pozzetto di raccolta posteriore, necessario per il successivo riciclo con il sistema di pompaggio ad immersione. Attorno ad essa, all’esterno, saranno posizionati degli “scogli” informi di marmo Bardiglio, Portoro e Verde Levanto, tipici della regione ligure-toscana. Si sta, inoltre, valutando la possibile integrazione di una componente sonora ambientale, attivabile anche tramite un’app per poter ascoltare testimonianze audio storiche originali, diffuse tramite altoparlanti integrati nei bordi della vasca, legate alla Corazzata Roma. Il sistema audio sarà gestito in sinergia con gli scenari luminosi per amplificare l’esperienza immersiva dell’opera.

L’opera è in corso di realizzazione ed è in corso una raccolta fondi alla quale tutti possono partecipare rivolgendosi al Comune della Spezia. Un’opera che Gustavo Bellazzini probabilmente sognò tutta la vita, in ricordo dei tanti marinai che persero la vita drammaticamente in quel maledetto 9 settembre 1943. A quasi 104 anni ci ha lasciato e non potrà esserci fisicamente ma ci sarà spiritualmente ed i futuri visitatori potranno ascoltare e vedere anche una sua registrazione audiovideo – concordata con monsignor Antonio Vigo e realizzata materialmente dal Cantiere della Memoria, che lo aveva più volte incontrato – mentre recita la Preghiera del Marinaio. Grazie Gustavo per quello che hai dato per la Marina e per il nostro Paese.
Andrea Mucedola

Ringrazio i numerosi contributi da parte del Monsignor Antonio Vigo, di Corrado Ricci – direttore del Museo della Memoria delle Grazie di Portovenere-, del Sindaco di La Spezia Pierluigi Peracchini con tutta l’amministrazione, di Riccardo Balzarotti, Assessore del Comune di Portovenere – foto estratte da Wikipedia (ufficio storico della Marina Militare), Gruppi ANMI, e tutti coloro che hanno contribuito alla stesura di questo articolo
https://www.regianaveroma.org

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo.

Mucedola


Andrea Mucedola

Ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), è laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l’Università di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all’Università di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. È docente di cartografia e geodesia applicata ai rilievi in mare presso l’I.S.S.D.. Nel 2019, ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD – AIOSS).

www.ocean4future.org


FONTE: Ocean4Future

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