Il “Bande Nere” è salpato alla volta dell’Indo-Pacifico per partecipare a importanti esercitazioni e allargare il raggio d’azione della diplomazia navale italiana.

Il 3 maggio, il Multi-purpose Combat Ship (già noti come PPA – Pattugliatori Polivalenti d’Altura) “Giovanni dalle Bande Nere” della Marina Militare italiana è salpato alla volta dell‘Indo-Pacifico dal porto di Taranto. La missione dovrebbe durare circa sei mesi e porterà l’unità a fare scalo in una dozzina di porti in circa dieci nazioni, col culmine nel Pacifico dove il “Bande Nere” parteciperà a due importanti esercitazioni congiunte che si terranno questa estate: RIMPAC e Pacific Dragon. Lungo la rotta di andata, la nave effettuerà visite di cortesia in Egitto e Sri Lanka, per poi dirigersi verso Guam – sede di un’importante base aeronavale USA nel Pacifico Occidentale – e poi verso le Hawaii, per unirsi alle unità navali di altre nazioni che parteciperanno a RIMPAC 2026 e Pacific Dragon, quest’ultima un’esercitazione multilaterale incentrata sulla difesa da missili balistici (BMD – Ballistic Missile Defense).
RIMPAC è la più grande esercitazione navale del mondo, e si tiene con cadenza biennale (come Pacific Dragon) in un vasto tratto di mare in prossimità delle Hawaii. L’edizione del 2024 ha visto la partecipazione di personale proveniente da 29 Paesi ma soprattutto si ricorda per la presenza del MPCS “Raimondo Montecuccoli”, facendo registrare la prima volta in assoluto per un’unità della Marina Militare. L’esercitazione simula un conflitto multi-dominio in una serie di scenari: dalla guerra antisommergibile, alla guerra di superficie, agli sbarchi anfibi sino ala difesa del gruppo d’attacco di portaerei. Pacific Dragon invece di solito inizia dopo la fase in mare di RIMPAC, svolgendosi similmente intorno alle isole Hawaii,,e le navi che hanno partecipato alla RIMPAC di solito rimangono per prendere parte alla Pacific Dragon. Così è stato anche per il “Raimondo Montecuccoli” nel 2024, durante la sua lunga missione che lo ha portato ad attraversare il Canale di Panama e procedere, via Hawaii, per i mari del Sudest Asiatico dopo aver toccato il Giappone. Quest’anno, il “Bande Nere”, dopo le due importanti esercitazioni, procederà verso il Giappone – dove è atteso al porto di Yokosuka sede della Settima Flotta USA – il Vietnam al porto di Ho Chi Minh City (già Saigon) e verso Thailandia, Indonesia e Malesia. Dopo le visite nel Sudest Asiatico, il “Bande Nere” tornerà ancora in Sri Lanka per fare rotta su Suez, fermandosi in Giordania (al porto di Aqaba) per poi rientrare nel Mediterraneo, dove è atteso verso novembre.
La missione del “Montecuccoli”, oltre ad aver portato preziosa esperienza alla Marina Militare durante le esercitazioni multilaterali, ha sviluppato rapporti diplomatici messi a frutto nei due anni successivi: l’Indonesia, ad esempio, ha acquistato due MPCS costruiti da Fincantieri e ha ordinato anche i velivoli da addestramento avanzato di Leonardo M-346, e vedrà presto la cessione a titolo gratuito di nave “Garibaldi”, ormai obsoleta per le esigenze della nostra Marina Militare.
Il “Montecuccoli” è un MPCS in versione Light +, configurazione che offre un sistema di difesa aerea di nuova generazione, capacità di guerra elettronica e di comando e controllo potenziate per far fronte alle minacce aeree e di superficie presenti e future, mantenendo al contempo tutte le capacità di guerra antinave e antiaerea offerte dall’armamento installato sulle due unità PPA Light già in servizio (“Thaon di Revel” e “Francesco Morosini”). Il “Bande Nere”, invece, è in configurazione Full Combat che rispetto alla Light + include un sistema d’arma e di combattimento completo. Le capacità principali comprendono il radar a dual band avanzato di Leonardo con otto array AESA fissi, il sistema missilistico di difesa aerea SAAM ESD di MBDA Italia, sistemi di lancio verticale (VLS) per missili Aster, incluso il futuro Aster 30 Block 1NT con capacità di difesa contro i missili balistici, e sistemi avanzati di guerra elettronica, sensori elettro-ottici, sistemi antisommergibile e il sistema di gestione del combattimento SADOC 4.
Dei sette MPCS ordinati, quattro sono già stati consegnati alla Marina Militare e i primi tre (“Thaon di Revel”, “Morosini” e “Montecuccoli”) saranno aggiornati alla configurazione Full Combat. Tre MPCS devono ancora essere consegnati: il “Domenico Millelire” costruito in configurazione Full dovrebbe essere consegnato quest’anno e le altre due unità previste, ancora senza nome, seguiranno la stessa sorte. La Marina Militare ha infatti deciso di portare tutti e sette gli MPCS alla configurazione completa, con un lavoro di retrofit reso possibile dalla modularità by design di queste unità navali. OCCAR prevede che il costo dell’operazione sia di 392 milioni di euro e ha anche dichiarato che le modifiche prevedono l’installazione di nuove capacità di difesa informatica non specificate nonché l’acquisizione di veicoli a comando remoto (ROV) e veicoli sottomarini senza equipaggio (UUV).
Negli ultimi anni, le missioni navali italiane nell’Indo-Pacifico sono diventate sempre più frequenti, a testimonianza della crescente attenzione del nostro Paese verso quella regione, in un contesto di crescente competizione geopolitica e preoccupazioni per la sicurezza marittima. Come detto in tempi non sospetti da queste colonne, la sicurezza degli approvvigionamenti nazionali passa anche, per una quota non indifferente, dai mari del Pacifico Occidentale pertanto è di vitale importanza che le linee di navigazione restino aperte e che si stabiliscano relazioni solide con Paesi like minded di quella regione del globo. Secondo le informazioni diffuse nei giorni scorsi, la campagna mira a rafforzare le capacità operative, intensificare la cooperazione con le marine dei Paesi partner e garantire una presenza marittima italiana qualificata in un’area considerata strategicamente cruciale per il commercio e la sicurezza globali.



