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Operazione Fondali Sicuri. I guardiani dell’invisibile

30 Gennaio 2025

Protezione delle infrastrutture strategiche e caccia alle mine. I marinai del Viareggio raccontano la sicurezza underwater

29 gennaio 2025 Viviana Passalacqua

Attività duali e complementari

​ “Quota 30, 40, 50, 60…”. “Veicolo a 2 metri dal fondo”. “Accendo la luce”. Frasi brevi, parole concise quelle scambiate a bordo del cacciamine Viareggio dagli specialisti impegnati a proiettare l’immagine dell’abisso d’acqua sottostante a una profondità di circa 100 metri.

In poco più di 52 metri, su questa nave si concentrano 44 persone, che dividono spazi ristretti per periodi intensi compresi fra i 2 e i 4 mesi, con una ‘missione nella missione’: proteggere le infrastrutture strategiche sottomarine dalle quali dipende la quasi totalità dei servizi irrinunciabili per la nostra quotidianità nell’ambito dell’Operazione Fondali Sicuri (OFS), compresa all’interno della più vasta Operazione Mediterraneo Sicuro (OMS), diretta alle attività di presenza e sorveglianza marittima per garantire la libertà di navigazione e di commercio.

Ed è, infatti, un racconto a più voci quello della 18esima rotazione OFS. Voci di rientro in porto alla Spezia, che – ognuna per la sua specifica competenza, tutte da un diverso e affascinante punto di vista – ci restituiscono il polso di monitoraggi, eventi, sacrifici e addirittura sensazioni sommati insieme per dare vita al risultato finale: dal 26 ottobre scorso a fine dicembre 2024, il Viareggio ha pattugliato 2000 delle 6000 miglia nautiche percorse in totale dalle unità della Marina Militare che, dal 2015, si passano il testimone di OMS. Tratti di mare interessati dalla presenza di cavi sottomarini, senza dimenticare le 4800 miglia monitorate parallelamente dagli assetti aerei.

“Comandare un cacciamine è un orgoglio immenso – spiega il Comandante della nave, tenente di vascello Riccardo Lenti – perché in un mondo in cui la qualità della nostra vita dipende da quello che viaggia sott’acqua, come ad esempio le pipelines del gas, i cavi del telefono e della rete internet, avere il compito istituzionale di garantirne sicurezza e integrità ci spinge a operare con costanza e dedizione. Siamo i guardiani invisibili di ciò che è invisibile: lontani dalla costa, non visti, ma quanto mai connessi all’interno delle case di ogni italiano. È il motivo che dà senso al sacrificio della lontananza dalle nostre famiglie”.

Non sempre razionalizziamo che per accendere la luce, inviare una mail, effettuare un pagamento online o anche fare una semplice telefonata, ci stiamo valendo di benefit essenziali e niente affatto scontati. Usufruiamo cioè di quel 99% di traffico dati che si fa strada nell’underwater, grazie a professionisti di settore che ce ne assicurano la continuità dal mare fino a casa nostra, agli uffici, agli ospedali, alle stazioni ferroviarie, e, più in generale, ovunque ce ne sia bisogno. “A partire dal settembre 2022, data dell’incidente relativo al gasdotto North Stream 2 in Mar Baltico, la protezione di queste infrastrutture ‘critiche’ da incidenti naturali, attacchi fisici o cyber ha assunto un’importanza imprescindibile: la Marina Militare italiana ne affida la responsabilità ai cacciamine, 8 unità classe Gaeta più un’unità classe Lerici, tutte dislocate nella base ligure alle dipendenze del Comando delle Forze di Contromisure Mine”, specifica il sottotenente di vascello Antonio Nevola, Capo Reparto Operazioni della nave, ufficiale specializzato nella mine warfare (guerra di mine) e nel dominio subacqueo, che assiste e consiglia il Comandante nella condotta operativa/addestrativa dell’unità e nell’impiego dei mezzi imbarcati, relativamente a tutti gli aspetti della dimensione contromisure mine (CMM), tanto nascosta quanto affascinante.

Queste navi sono, appunto, concepite principalmente per la guerra di mine, l’altra grande insidia sottesa agli abissi. Costruite in vetroresina, vantano l’amagneticità propria del legno e la resistenza antishock caratteristica dell’acciaio: riescono così a resistere all’onda d’urto generata dagli esplosivi senza alcun danno al mezzo e all’equipaggio. Il Conduttore di Macchina del Viareggio, Capo di Prima Classe Giampiero Treglia, responsabile dell’efficienza operativa e della sicurezza dell’unità, le descrive così: “Sono navi con peculiarità uniche rispetto ad altre della Marina, contraddistinte innanzitutto dall’esigenza di una bassissima segnatura magnetica, visto il particolare ambiente in cui possono essere chiamate a operare. Le mine, infatti, sono particolarmente sensibili al magnetismo o alle vibrazioni, ragion per cui è necessario essere anche il più silenziosi possibile. Di qui l’utilizzo di vetroresina e materiale amagnetico, unitamente all’impianto del Degaussing, in modo da poter quasi azzerare la traccia magnetica del mezzo. Particolari accorgimenti limitano al massimo vibrazioni e rumore: il motore di propulsione, ad esempio, non è appoggiato direttamente sullo scafo, ma ancorato a una struttura speciale, così da ridurre la trasmissione delle vibrazioni. Per lo stesso motivo i Diesel alternatori sono installati sul ponte superiore, e quando si va a operare su un campo minato si assume un assetto magnetoacustico restrittivo, che comporta l’attivazione esclusiva delle apparecchiature indispensabili. Altro segno distintivo dei cacciamine è la propulsione ausiliaria, consistente in tre propulsori oleodinamici, due a poppa e uno a prora, normalmente stivati nello scafo, e ammainati in acqua durante le attività: tutto questo serve a mantenere ‘la tenuta punto’, cioè a restare fermi in un determinato punto in mare, in modo da poter operare su un bersaglio acquisito al sonar o segnalato, senza che la corrente sposti la nave”.

In dotazione, unità come il Viareggio hanno un sonar ad alta frequenza che, vincolato da un cavo, può essere filato fino a quote superiori ai 200 metri dalla superficie e almeno due veicoli filoguidati in fibra ottica ROV (Remote Operated Vehicle): il PLUTO PLUS e il PLUTO GIGAS. Sono entrambi pilotati da un operatore qualificato di bordo, registrano e trasmettono in tempo reale le immagini d’interesse, ma mentre il primo è capace di navigare in sicurezza fino a 300 metri di quota per circa 6 ore, il secondo presenta maggior autonomia, fino a 8 ore, e potenza superiore, tanto da raggiungere una velocità massima di 7 nodi e una profondità di 600 metri. All’esterno, in un piccolo container, si trova la camera di decompressione utilizzata dalle Forze Speciali del Gruppo Operativo Subacquei (GOS) della Marina, i palombari, appartenenti al Comando raggruppamento Subacquei e Incursori “Teseo Tesei” (COMSUBIN) della Spezia.

Per assolvere i compiti dell’Operazione Fondali Sicuri, queste navi scandagliano le dorsali sottomarine (c.d. ‘bottom survey‘) e verificano, tramite i sonar e i ROV, il buono stato e il corretto funzionamento dei network d’interesse. Si tratta, in sostanza, di effettuare una vera e propria ‘ecografia dei fondali’, e al tempo stesso di fare da deterrente rispetto a eventuali minacce, in virtù appunto della presenza e vigilanza sul mare e del contributo aereo dei velivoli preposti. “Un ricordo che mi riempie di fierezza – aggiunge il sottotenente di vascello Nevola – risale al mese di settembre del 2022. Ero a bordo del Numana, unità gemella del Viareggio, in sosta operativa nel porto di Taranto. Improvvisamente la giornata viene movimentata dall’ordine di disormeggio per intraprendere attività di bottom survey sui gasdotti. In quel momento, nessun membro dell’equipaggio avrebbe mai pensato di dare il via a quella che oggi è l’Operazione Fondali Sicuri, e di acquisire per la prima volta al sonar il gasdotto. Oggi, posso dire con orgoglio, continuiamo il nostro lavoro silente ma altamente professionale al servizio del Paese”.

Ma com’è possibile individuare il punto esatto da investigare a partire dallo specchio d’acqua in superficie? Fa tutto capo alla conoscenza minuziosa della rete subacquea che circonda il nostro Paese (e non solo), resa accessibile da un database sempre aggiornato. Localizzata la condotta, entrano in gioco i veicoli subacquei tecnologicamente avanzati, in grado di tradurre gli impulsi sonori dell’ecosonar in immagini ad alta definizione: una scansione a tutti gli effetti, che viene analizzata dagli ecogoniometristi, esperti nella valutazione immediata degli oggetti osservati, e responsabili della comunicazione di eventuali anomalie alla catena di comando dell’operazione. “Il sonar è ciò che ci permette fisicamente di ‘vedere’ sott’acqua. Rileva minacce invisibili a occhio nudo, come ad esempio le mine navali. Io e la mia squadra distinguiamo con precisione oggetti innocui da pericoli potenziali. Un errore può costare caro, ma l’addestramento e l’esperienza ci permettono di affrontare ogni sfida con determinazione. Navigare non è mai stata mera questione di vele e motori; oggi il vero cuore pulsante delle operazioni marittime è la tecnologia”, spiega il 1° Luogotenente Dino Rizzo, Capo Componente Sonar e Aiutante del Cacciamine Viareggio, figura chiave per la sicurezza delle nostre acque rispetto a quanto insiste sotto la superficie, fondamentale per l’equipaggio di un cacciamine. Le apparecchiature tecnologiche restituiscono quindi una “fotografia estremamente nitida del nostro mare – continua il Comandante Lenti – che si sostituisce incredibilmente all’idea dell’abisso nero, cupo, privo di luce, associata al mondo subacqueo dall’immaginario comune. Diventa tutto estremamente chiaro, i nostri sistemi possono rendere una visione assolutamente perfetta di quanto accade a distanze proibitive, altrimenti inaccessibili al nostro sguardo. Un mistero svelato, un’emozione fortissima”.

Eventuali oggetti pericolosi vengono rimossi da un particolare veicolo chiamato MULTIPLUTO, il terzo ROV di bordo, dotato di bracci manipolatori, telecamera HD e operativo fino a circa 2000 metri di quota: in questo modo viene garantita la sicurezza del cavo e quindi il relativo servizio. Il monitoraggio di un solo cavo sottomarino richiede diversi giorni di attività, perché è un’operazione che va condotta lentamente. 

L’impiego dei veicoli filoguidati si estende anche alla ricerca di aerei caduti in mare, navi e reperti archeologici inabissati, oggetti illeciti lanciati in acqua, oltre che, chiaramente, alla localizzazione e bonifica di esplosivi, grazie alla possibilità di essere equipaggiati con le cosiddette cariche di controminamento. Silenti e precisi – proprio come richiesto dalla mine warfare, che è ‘dottrina chirurgica’ – procedono al cosiddetto ‘brillamento’, un’esplosione controllata e in sicurezza: sganciano la carica nei pressi della mina e rientrano verso la nave, che si mantiene a circa 1.000 metri di distanza. È un lavoro estremamente dispendioso, che richiede elevati standard di addestramento e concentrazione; aumenta, di contro, il livello di sicurezza garantito: dopo il passaggio di un cacciamine, la porzione di mare esplorata non presenta più insidie per la navigazione. In altre circostanze, la bonifica viene effettuata dai palombari, che fisicamente piazzano cariche di attivazione sulla mina per neutralizzarla.  

“Il team di palombari a bordo – racconta Ivano Destratis, Capo di Prima Classe PA/EODN, Capo Componente disattivazione mine di nave Viareggio – è una vera e propria spina dorsale, fondamentale per svolgere attività di controcaricamento mine. Per brevettarci, il corso da superare è estenuante, la selezione è lunga, ma il traguardo è un bagaglio culturale e professionale preziosissimo. Sono entrato a far parte di questa gloriosa categoria 32 anni fa: ero giovanissimo, avevo 18 anni, e ricordo perfettamente l’emozione dei miei genitori venuti alla Spezia da Taranto quando ricevetti il prestigioso basco blu nel comprensorio del Varignano, caserma del COMSUBIN. All’epoca non riuscivo a spiegare quanto trovassi eccezionale il nostro lavoro: utilizzare autorespiratori ad aria, ossigeno, miscele, scafandri ed esplosivi, avventurarsi nelle profondità marine dove nessuno era mai stato, per me era qualcosa di eccezionale, inimmaginabile.  Facciamo cose incredibili, tanti anni di sacrifici e lontananza dalla famiglia da un lato, e tante soddisfazioni, un orgoglio immenso dall’altro. La Marina mi ha dato questa opportunità meravigliosa, insieme a molte storie da raccontare ai miei nipotini, come nei migliori libri di favole”.

Come sempre, vince il gioco di squadra: la bonifica e messa in sicurezza dei fondali è possibile grazie alla perfetta sinergia tra palombari e personale deputato alla guida dei ROV. Un risultato esaltante, condiviso da tutto l’equipaggio, che oltrepassa l’aspetto tecnico della missione portata a termine. “L’emozione del primo imbarco, il primo brillamento, il confronto con le responsabilità operative e l’azione congiunta dei colleghi – dice ancora il 1° Luogotenente Rizzo – mi hanno fatto capire che sui Cacciamine avrei vissuto il mare non solo in superficie ma anche sotto la superficie. ‘Fondali Sicuri’ non è solo un dovere, ma un impegno a tutelare il mare, risorsa preziosa e simbolo di libertà. In questo senso, la passione per il mio lavoro cresce ogni giorno”.

Sulle navi, i trascorsi umani e professionali di ognuno diventano spunto e motivazione per tutti. A seconda dell’esperienza, degli anni passati in mare, vi sono insegnamenti da impartire e lezioni di cui fare tesoro, in quel caleidoscopio di storie, volti, suggestioni che disegnano il mosaico di ogni equipaggio, e arricchiscono ogni missione di quella carica personale che la rende unica, diversa da tutte le altre.

“L’Operazione Fondali Sicuri non è stata affatto semplice – ricorda Salvatore Esposito, Comune di Seconda Classe alla prima esperienza a bordo del Viareggio – ci sono stati alti e bassi, ma abbiamo raggiunto risultati importanti grazie all’impegno della squadra unita. I cacciamine sono navi straordinarie, ti fanno scoprire la meraviglia del sommerso mentre l’equipaggio svolge in tutta naturalezza operazioni complicate, come l’impiego dei veicoli adibiti alle investigazioni subacquee. Qui a bordo si è creata una bellissima ‘piccola famiglia’ che mi ha accolto, facendomi sentire subito parte di un’organizzazione ben strutturata, cordiale. Di questo, ringrazio l’equipaggio e soprattutto il Comandante, per la sua disponibilità e la sua attenzione verso tutti noi”.

Dietro ogni operazione portata a termine, ogni traguardo tagliato, c’è una guida che traccia la rotta e fa da collante per tutto il team, al termine di quel percorso meraviglioso e totalizzante che trasforma un ufficiale di Marina in un Comandante. “Il cammino che porta a indossare il famoso berretto con le fronde – conclude il Comandante Lenti – inizia sin dai primi giorni di Accademia Navale, dove i valori di patria, onore, senso di responsabilità e spirito di servizio vanno a costituire la base della nostra ‘sacca da marinaio’. Lasciata l’Accademia, la sacca continua a riempirsi sempre più. Nel mio caso, gli anni trascorsi a bordo di diverse navi della Marina mi hanno dato l’opportunità di vivere esperienze uniche e impagabili, di conoscere colleghi provenienti da ogni parte del mondo, il tutto ricoprendo incarichi via via più onerosi e stimolanti. Per diventare Comandante di un cacciamine, data l’estrema specializzazione del mezzo, la complessità dei sistemi imbarcati e l’unicità delle missioni assegnate, è richiesto un know how ulteriore rispetto alle necessarie conoscenze tattiche, tecniche, amministrative, giuridiche. I futuri Comandanti di navi come il Viareggio sono chiamati a sostenere un seminario integrativo presso il Comando delle Forze di Contromisure Mine della Spezia (MARICODRAG), dove si viene per la prima volta in contatto con gli esperti del mondo seabed e si acquisisce la consapevolezza di un dominio fino a quel momento troppo sommerso per essere conosciuto. Anche questo tipo di formazione è un ‘viaggio nel viaggio’, un’esperienza indimenticabile”.​

FONTE: Notiziario on line della Marina Militare

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