Dal sito Ocean4Future un interessante articolo di attualità a cura di Francesco Caldari

L’obiettivo è ambizioso: ripristinare e proteggere la natura dei paesi dell’Unione Europea (UE) entro il 2030, con la creazione di aree protette per almeno il 30% della superficie terrestre e marina, la riduzione del 50% dell’uso di pesticidi e la piantumazione di 3 miliardi di alberi. Parliamo della Strategia UE per la Biodiversità 2030, un pilastro del Green Deal europeo che mira anche al ripristino di almeno 25.000 km di fiumi europei. Il tutto mediante lo stanziamento di 20 miliardi di euro all’anno per la biodiversità, tramite fondi UE nazionali e privati. Adottata dalla Commissione europea nel maggio 2020, si integra con la strategia “Farm to Fork”, ovvero “dalla fattoria alla tavola”, che ha l’obiettivo di rendere il sistema alimentare europeo più sostenibile, equo e resiliente.

Con riguardo ai mari, nella Strategia UE per la Biodiversità 2030 gli obiettivi sono mirati a ripristinare e proteggere gli ecosistemi marini, giacché mari e oceani sono considerati componenti vitali del sistema naturale europeo da preservare e ripristinare. Entro il 2030, almeno il 30% delle acque marine dell’UE dovrà essere designato come area protetta, con almeno il 30% di queste aree soggetto a protezione “full” (cioè con divieto di attività dannose). La strategia prevede inoltre azioni per ripristinare habitat marini degradati, come praterie di posidonia, barriere coralline e fondali, attraverso progetti di restauro e riduzione dell’inquinamento. Si vuole giungere ad una gestione sostenibile della pesca, mediante la promozione di pratiche sostenibili, riduzione dell’impatto delle attività umane (come dragaggio e infrastrutture offshore) e protezione delle specie minacciate. Per quanto attiene all’inquinamento marino, le azioni tendono alla riduzione della plastica e dei nutrienti e i contaminanti chimici nei mari, in linea con la Direttiva Quadro sulla Strategia Marina (MSFD). È in tale contesto che si avviato il tentativo di risoluzione del problema invisibile dei fondali. Si tratta di una piaga che nonostante l’impegno di tanti fatica a giungere a soluzione (vedi “Reti fantasma: un problema che unisce pescatori e subacquei).

Vengono chiamate “reti fantasma” (ghost gears) perché giacciono al buio dei fondali marini, lontane dall’occhio umano, ferme da decenni, accarezzate dalla corrente e sospese nel tempo, mentre sulla terraferma la vita continua a scorrere. Si tratta di reti, nasse, lenze e attrezzature da pesca abbandonate o perdute: rifiuti dimenticati che continuano a uccidere. I dati ISPRA sono eloquenti: l’86,5% dei rifiuti in mare è legato alle attività di pesca e acquacoltura, e il 94% di questi è composto da reti abbandonate, alcune lunghe chilometri. Queste trappole invisibili non solo minacciano la navigazione, ma rilasciano microplastiche mentre si degradano lentamente e, soprattutto, continuano a catturare fauna ittica anche in assenza di un utilizzo attivo: pesci, tartarughe marine, mammiferi. Si stima che le reti fantasma catturino circa il 5% della quantità di pesce commerciabile a livello mondiale – una perdita economica ed ecologica enorme.
Qui si inserisce NETTAG+, progetto innovativo finanziato dall’Unione Europea con 2,7 milioni di euro nell’ambito del programma Horizon Europe (il principale programma di ricerca e innovazione dell’Unione Europea, uno dei meccanismi finanziari chiave per realizzare gli obiettivi della strategia per la biodiversità), con l’ambizioso obiettivo di prevenire, evitare e mitigare gli impatti ambientali degli attrezzi da pesca perduti. Lanciato il 1° maggio 2023, NETTAG+ rientra nella Missione UE “Restore our Ocean and Waters by 2030” e si articola su tre pilastri strategici:
PREVENT (ridurre la produzione di rifiuti marini, promuovendo il ruolo dei pescatori come “Guardiani dell’Oceano”);
AVOID (evitare la perdita degli attrezzi, inserendo tag acustici e trasponditori per localizzare le reti in tempo reale);
MITIGATE (recuperare gli attrezzi già persi, mediante mappatura, tracciamento e protocolli di recupero collaborativo).
Le soluzioni tecnologiche sviluppate – che il progetto mira a portare a maturità operativa – includono quindi sistemi di marcatura intelligente, tecnologie di tracciamento acustico e piattaforme digitali per coordinare pescatori, scienziati e autorità. La tecnologia da sola non basta: serve chi la sappia applicare in mare. Ed è qui che l’esperienza operativa dei Carabinieri Subacquei diventa fondamentale. Nel novembre 2025, ad esempio, un’équipe di 17 subacquei del Centro di Genova ha rimosso una rete fantasma di 1.100 chili dai fondali tra i 4 e i 45 metri di profondità, vicino al relitto di una petroliera. Nelle sue maglie c’erano ancora pesci vivi, coralli, resti di numerose specie ittiche. Un intervento durato 10 giornate, condotto in condizioni di visibilità limitata e ad alta profondità, con attenzione alle fasi di decompressione per garantire la sicurezza degli operatori.
“È stato un intervento complesso e ad alto valore ambientale“, ha spiegato il Colonnello CC Samuele Sighinolfi, Comandante del Centro Subacquei dei Carabinieri di Genova. “La parte più difficile è la gestione dei tempi: l’immersione va fatta con un assetto perfetto per riuscire a tenere la distanza giusta dal materiale senza finirci dentro.“

Operazioni simili sono state condotte anche in Sardegna, nel Golfo degli Angeli e nell’Area Marina Protetta di Villasimius, dimostrando come il recupero delle attrezzature abbandonate richieda una pianificazione accurata, competenze tecniche specializzate e sinergia tra forze dell’ordine, enti di ricerca e associazioni ambientaliste come il WWF Italia. È proprio questa sinergia che NETTAG+ vuole istituzionalizzare “speciali tag acustici vengono applicati alle reti e rilevati via GPS: una volta identificate le reti perdute, si passa alle operazioni di recupero guidate dai pescatori. In questo modo si chiude il cerchio sui rifiuti marini e i pescatori stessi assumono un importante ruolo di tutela del mare“, aggiunge Sighinolfi.

È stata sviluppata una tecnologia di transponder acustici sottomarini, economica e facile da usare, per consentire ai pescatori di localizzare rapidamente gli attrezzi da pesca persi in acqua. Il sistema MyGearTag è composto da 3 componenti: Tag (transponder acustico) – al centro – un piccolo dispositivo alimentato a batteria che viene fissato all’attrezzo da pesca e riceve un segnale di “interrogazione” contenente l’ID univoco del tag, trasmettendo una risposta solo quando lo riceve. Il basso consumo energetico del dispositivo consente di localizzare i tag anche diversi mesi dopo che l’attrezzo è finito in acqua. Unità di localizzazione di superficie (SLU) – a sinistra -– questo dispositivo, che si collega in modalità wireless a un telefono o tablet, è dotato di un trasduttore che viene calato in acqua da un peschereccio per trasmettere il segnale di interrogazione e ricevere le risposte dal tag. In questo modo è in grado di misurare con precisione la distanza tra l’SLU e il tag fino ad almeno 2 km. Una singola SLU è in grado di interrogare un numero qualsiasi di tag in acqua, a condizione che siano noti i loro ID univoci. A destra, schermata dell’App MyGearTag, una app per Android/iOS che controlla l’SLU e guida l’utente nel processo di localizzazione dei Tag utilizzando le distanze misurate acusticamente e le coordinate di superficie GPS. I risultati vengono visualizzati graficamente su mappe, fornendo anche le coordinate precise di ogni Tag localizzato. Gli ID univoci di ciascun tag di proprietà dell’utente vengono registrati nell’app tramite un codice QR stampato su ogni tag da NETTAG PLUS – Resources
Il progetto, coordinato dal CIIMAR portoghese, coinvolge 15 partner tra Italia, Portogallo, Spagna, Croazia, Malta e Regno Unito, e non si limita a sviluppare tecnologia: costruisce protocolli operativi che trasformano i pescatori da potenziali fonti del problema a protagonisti della soluzione. Mentre la ricerca avanza, il contributo individuale resta fondamentale. Il WWF Italia invita pescatori, subacquei, cittadini e operatori del mare a scaricare l’app Ghost Net Zero, che permette di segnalare in totale sicurezza la presenza di attrezzi dispersi. “Dopo l’intervento di Genova abbiamo ricevuto nuove denunce”, osserva il Colonnello Sighinolfi, “invitiamo i cittadini a segnalare la presenza di reti: è un gesto d’amore per i nostri mari.” NETTAG+ rappresenta un esempio concreto di come l’Unione Europea stia traducendo gli impegni in azioni tangibili. Combinando innovazione tecnologica, cooperazione transnazionale e coinvolgimento delle comunità locali, il progetto punta a ridurre significativamente il fenomeno del Ghost fishing entro il 2030. La sfida è ambiziosa – si stima che ogni anno finiscano nei mari globali tra le 500mila e un milione di tonnellate di attrezzi da pesca fantasma – ma i primi risultati operativi, come le bonifiche dei Carabinieri Subacquei, dimostrano che il cambiamento è possibile. Con la giusta tecnologia, la volontà politica e la partecipazione di tutti, si può restituire ai nostri mari la libertà di respirare.
Francesco Caldari
Fonti e approfondimenti
· Sito ufficiale NETTAG+: nettagplus.eu
· Articolo della rivista #Natura dell’Ente Editoriale Carabinieri: “Reti fantasma” https://www.enteeditorialecarabinieri.it/2026/02/reti-fantasma/
· WWF Italia – Progetto Ghost Gear (https://www.wwf.it/cosa-facciamo/progetti/ghost-gear/)
OCEAN4FUTURE https://www.ocean4future.org/savetheocean/archives/35995
Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

Francesco Caldari
Il Generale di Brigata (riserva) Francesco Caldari ha servito per quaranta anni nel servizio permanente effettivo nell’Arma dei carabinieri, ricoprendo incarichi di comando nella organizzazione Mobile (8° Battaglione “Lazio” in Roma) , in quella Territoriale (Tenenza/Compagnia di Acerenza), di Polizia Militare (Compagnia per la Marina Militare presso l’Alto Comando della Spezia) e della Tutela del Segreto (Agenzia di Sicurezza Interregionale CC M.M. La Spezia) nonché in servizio di polizia giudiziaria (Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Genova). È stato altresì impiegato nel contesto di Stato Maggiore (da ultimo quale Ca.SM del Comando Legione “Liguria” in Genova), anche all’estero, come Provost Marshal presso il Quartier Generale di NATO-KFOR (Kosovo Force) a Prishtina/Priština.
Ha seguito numerosi e variegati corsi militari. Gli è stata concessa la Medaglia Mauriziana conferita al compimento di cinquant’anni di Carriera militare e l’onoreficienza di Cavaliere della Repubblica. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Sicurezza (Roma-Tor Vergata) e quella magistrale in Relazioni Internazionali (Genova), qui con una tesi sulla “cooperazione internazionale di polizia”, argomento sul quale cura un blog ed un podcast. Concluso il servizio attivo si dedica alla sua passione per la storia
FONTE: Ocean4Future
Vi Invito a consultare il sito cliccando sul banner qui sotto




