La fregata ITS Alpino della Marina Militare rappresenta una presenza che parla di sicurezza, cooperazione e diplomazia navale

Il Comandante Sara Vinci di profilo-Foto credit Marina Militare
Nel porto di Boston, dove la storia americana si è spesso intrecciata con quella europea, a fine inverno attracca una nave che porta con sé molto più di acciaio, radar e tecnologia. ITS Alpino, fregata di ultima generazione della Marina Militare italiana, rappresenta una presenza che parla di sicurezza, cooperazione e diplomazia navale, ma anche di identità e visione strategica in un Atlantico tornato al centro degli equilibri globali.
A guidarla è il Comandante Sara Vinci, ufficiale della Marina con una solida esperienza operativa e un profilo che incarna l’evoluzione delle Forze Armate italiane: competenza tecnica, leadership sul campo e capacità di rappresentare il Paese nei contesti internazionali. Il comando di una FREMM – tra le piattaforme navali più avanzate d’Europa – richiede decisione, metodo e una visione capace di tenere insieme uomini, tecnologia e missione.
La tappa di Boston e New York, aperta al pubblico dal 25 febbraio al 2 marzo, offre l’opportunità di salire a bordo di Nave Alpino e osservare da vicino una delle unità più moderne della Marina Militare italiana. Non solo una presenza nel porto, ma una realtà operativa fatta di tecnologia, disciplina e competenze. Al comando c’è Sara Vinci. In questa intervista racconta la missione, il lavoro dell’equipaggio e cosa significa oggi comandare una nave come l’Alpino.

La Nave Alpino – Credit: Ufficio Stampa – Marina Militare

Il ponte della Nave Alpino – Credit: Ufficio Stampa – Marina Militare
Comandante, la presenza di Nave Alpino a Boston e New York arriva in una fase in cui l’Atlantico è tornato centrale negli equilibri globali. Che significato assume questa campagna per la Marina Militare italiana?
“La campagna C2X (Composite Training Unit Exercise) ha innanzitutto un forte significato operativo: consente alla Marina Militare di addestrarsi e certificarsi ai massimi livelli di interoperabilità con la U.S. Navy per operare in scenari marittimi complessi e sfidanti.
“Con nave Alpino, la Difesa italiana conferma la propria capacità di operare proiezione di competenze, professionalità e tecnologia ben oltre il Mediterraneo. Questa campagna racconta una Marina moderna, pronta, profondamente integrata con i partner nordamericani e capace di esprimere, attraverso il suo equipaggio, il valore del Sistema Paese.
“Le soste a New York e a Boston non sono semplici approdi logistici, sono momenti utili a riaffermare uno storico legame tramite il dialogo con le istituzioni statunitensi e con le comunità italoamericane.”

Il Comandante Sara Vinci insieme all’equipaggio – Credit: Ufficio Stampa – Marina Militare

Il Comandante Sara Vinci insieme all’equipaggio – Credit: Ufficio Stampa – Marina Militare
Nave Alpino è una fregata di ultima generazione, ma anche uno strumento di diplomazia navale. In che modo una nave militare contribuisce oggi al dialogo e alla cooperazione tra Paesi alleati?
“Una nave militare oggi non è solo uno strumento di difesa, ma anche una piattaforma di relazioni. Attraverso l’addestramento congiunto, le visite ufficiali, gli open ship e il contatto diretto con istituzioni e comunità locali, una nave come l’Alpino rende visibile la cooperazione tra Paesi alleati. La diplomazia navale si esercita con la presenza, con la condivisione di metodi e valori e con la capacità di operare fianco a fianco in modo credibile e trasparente”.
Lei comanda una FREMM, una delle piattaforme navali più avanzate d’Europa. Quali sono le principali responsabilità che questo ruolo comporta, nel quotidiano, tra tecnologia, operatività e guida dell’equipaggio?
“Comandare una Fregata Europea Multi Missione, espressione moderna della cantieristica e dell’industria nazionale, significa tenere insieme tre dimensioni fondamentali. La prima è tecnologica: governare sistemi complessi, interconnessi e ad alta automazione richiede competenza, attenzione e aggiornamento continuo. La seconda è operativa: garantire prontezza, sicurezza e capacità di operare in scenari multidominio, spesso lontano dai confini nazionali. La terza è quella umana. La tecnologia funziona solo se c’è un equipaggio preparato, motivato e coeso. Il mio compito quotidiano è fare in modo che queste tre dimensioni procedano in equilibrio, mettendo sempre le persone al centro”.

Uno scorcio della Nave Alpino – Credit: Ufficio Stampa – Marina Militare
Le tappe di Boston e New York prevedono l’apertura al pubblico dal 25 febbraio al 2 marzo. Che messaggio desidera trasmettere alla comunità italiana e italo-americana che salirà a bordo di Nave Alpino?
“La nave militare all’estero è un pezzo di territorio italiano. Vorrei, quindi, che si percepisse l’Alpino come una nave italiana sì, ma anche come una nave aperta a tutti, proprio come il nostro Paese. Un simbolo concreto del legame tra l’Italia e il Nord America, basato su storia, valori condivisi e cooperazione attuale. Aprire la nave al pubblico significa raccontare chi siamo oggi: una Marina fatta di donne e uomini altamente preparati, che operano lontano da casa con professionalità e senso del dovere. È anche un modo per rafforzare il legame con le comunità italiane all’estero, che rappresentano una parte importante della nostra identità”.
Dal punto di vista umano e professionale, cosa rappresenta per l’equipaggio una missione negli Stati Uniti, lontano dal Mediterraneo ma al centro di una rete strategica fondamentale per l’Italia e i suoi alleati?
“È un’esperienza di grande crescita. Operare con la U.S. Navy espone l’equipaggio a standard elevatissimi e a ritmi addestrativi molto intensi. Dal punto di vista professionale significa acquisire competenze preziose e confrontarsi con contesti operativi complessi. Dal punto di vista umano, è una prova di resilienza, di spirito di squadra e di senso di appartenenza”.

Uno scorcio della Nave Alpino – Credit: Ufficio Stampa – Marina Militare
Il Suo percorso professionale riflette l’evoluzione delle Forze Armate italiane negli ultimi anni. Quanto contano oggi formazione, leadership e capacità di adattamento nel comando moderno?
“Contano moltissimo. La formazione, oggi più che mai, è un processo continuo: non si esaurisce con i corsi iniziali ma accompagna l’intero percorso professionale, perché gli scenari operativi, tecnologici e strategici evolvono con rapidità crescente. Investire nella preparazione significa garantire competenza, credibilità e capacità di operare efficacemente in contesti complessi e multinazionali. La leadership, dal canto suo, si costruisce sul campo, attraverso l’esempio, la coerenza e l’ascolto. Ma leadership significa anche saper leggere il proprio tempo: comprendere le trasformazioni sociali, culturali e generazionali che attraversano il personale, individuare le leve motivazionali più efficaci per ciascuno, valorizzare talenti e aspettative diverse. Guidare oggi non è solo impartire direttive, ma creare senso di appartenenza, responsabilità condivisa e fiducia reciproca. Tutto questo senza mai perdere di vista la nostra identità. Tradizione, valori, spirito di servizio e senso delle istituzioni rappresentano l’essenza stessa della professione militare e costituiscono il punto di equilibrio tra innovazione e continuità. La vera sfida del comando moderno è proprio questa: adattarsi al cambiamento rimanendo fedeli ai principi che definiscono le Forze Armate italiane. E i risultati, in termini di credibilità e integrazione internazionale, dimostrano che questo percorso sta dando frutti concreti”.
Nave Alpino a Boston: orari di visita e informazioni per il pubblico
Durante la permanenza a Boston, Nave Alpino sarà aperta al pubblico presso il:
Flynn Cruise Port
1 Black Falcon Avenue, Boston
Orari di visita:
- 26 febbraio: 15:30 – 18:30
- 27 febbraio: 10:30 – 13:30
- 28 febbraio: 10:30 – 13:30 e 15:30 – 18:30
- 1° marzo: 10:30 – 13:30 e 15:30 – 18:30

Francesco Caldari
Il Generale di Brigata (riserva) Francesco Caldari ha servito per quaranta anni nel servizio permanente effettivo nell’Arma dei carabinieri, ricoprendo incarichi di comando nella organizzazione Mobile (8° Battaglione “Lazio” in Roma) , in quella Territoriale (Tenenza/Compagnia di Acerenza), di Polizia Militare (Compagnia per la Marina Militare presso l’Alto Comando della Spezia) e della Tutela del Segreto (Agenzia di Sicurezza Interregionale CC M.M. La Spezia) nonché in servizio di polizia giudiziaria (Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Genova). È stato altresì impiegato nel contesto di Stato Maggiore (da ultimo quale Ca.SM del Comando Legione “Liguria” in Genova), anche all’estero, come Provost Marshal presso il Quartier Generale di NATO-KFOR (Kosovo Force) a Prishtina/Priština.
Ha seguito numerosi e variegati corsi militari. Gli è stata concessa la Medaglia Mauriziana conferita al compimento di cinquant’anni di Carriera militare e l’onoreficienza di Cavaliere della Repubblica. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Sicurezza (Roma-Tor Vergata) e quella magistrale in Relazioni Internazionali (Genova), qui con una tesi sulla “cooperazione internazionale di polizia”, argomento sul quale cura un blog ed un podcast. Concluso il servizio attivo si dedica alla sua passione per la storia


