Dal sito Ocean4Future un articolo di storia a cura di Andrea Mucedola

Nei fondali degli oceani riposano numerosi relitti che nascondono ancora molti segreti. Oggi raccontiamo la storia di un sommergibile tedesco, l’U-864, un battello classe type IX C che, alla fine del 1944 – al comando del Korvettenkapitän Ralf-Reimar Wolfram – lasciò Kiel per quella che sarebbe stata la sua ultima missione. Ralf-Reimar Wolfram (31 marzo 1912 – 9 febbraio 1944) nella sua breve carriera comandò due U-boot per un totale di 118 giorni in mare in quattro pattugliamenti. Durante la sua terza missione affondò la SS Robert Gray, una liberty ship americana del convoglio HX 234 diretto in Gran Bretagna. Fu poi assegnato al comando del U 864 durante l‘Operazione Caesar ma, come vedremo, perì in combattimento affondato dal sottomarino britannico Venturer. Storicamente l’unico caso noto di un sottomarino immerso che affondò un altro sottomarino sommerso.
Prima di lasciare la Germania, l’U-864 era stato modificato prima di partire per una missione segreta, il trasporto di materiale industrialmente essenziale per il proseguo della guerra in Giappone. Durante il viaggio verso la Norvegia, l’U-864 (non essendo disponibili foto del battello, la foto in alto rappresenta un sommergibile della stessa classe) si arenò e dovette fermarsi a Farsund per eseguire delle riparazioni, prima di arrivare a Bergen il 5 gennaio 1945. Terminate le riparazioni uscì in mare per le prove macchine ma i suoi movimenti furono intercettati da Ultra ed un sottomarino britannico, il HMS Venturer, comandato dal tenente James S. Launders, fu inviato dalla base britannica di Lerwick per intercettarlo. Il 6 febbraio, l’U-864 passò nell’area di Fedje senza essere rilevato, ma incominciò ad avere problemi ad uno dei due motori diesel. Una limitazione che gli comportò una maggiore rumorosità, la cosa peggiore per un sommergibile.

HMS Venturer
Il 9 febbraio, l’HMS Venturer rilevò il rumore del motore dell’U-864 usando il suo idrofono e successivamente avvistò lo snorkel dell’U-boat. L’U-864 iniziò a zigzagare per cercare di far perdere la sua posizione ma dopo tre ore, il sommergibile britannico arrivò al tiro e lanciò tutti e quattro i siluri di prora contro la posizione prevista dell’U-boat. Il battello inglese disponeva in totale di otto siluri mentre, teoricamente, l’U-864 ne poteva invece trasportare fino a 22 siluri, ma a causa della natura del viaggio ne aveva solo quattro disponibili al momento dell’azione. La risposta del sommergibile tedesco fu immediata: si immerse più in profondità cercando di disimpegnarsi. Non funzionò: riuscì ad evitare tre dei siluri ma non il quarto che lo colpì spezzandolo in due. Il battello sprofondò fermandosi alla quota di 150 metri con tutto il suo equipaggio ed il carico misterioso.
A seguire, i messaggi inerenti la perdita del sottomarino tedesco, in una data non precisata del 1944 al largo di Bergen. Notare che che riporta la morte anche degli esperti tedeschi e giapponesi.

Perché questa tragedia del mare è tornata alle cronache?


Sopra gli schemi tecnici del sommergibile tedesco. Notare lella sezione longitudinale, evidenziata da un rettangolo rosso, l’area di stivaggio dei canister di mercurio.
La missione dell’U-864, denominata Caesar, era una missione segreta condotta dalla Germania durante la Seconda Guerra Mondiale per fornire al Giappone tecnologie avanzate tra cui parti avanzate di motori a reazione Messerschmitt per l’uso negli aerei giapponesi e nei sistemi di guida dei missili V-2. Il suo carico secondario comprendeva 65 t di mercurio in 1.857 contenitori per la produzione di armi conservato in una cala del sommergibile. Circa 1.400 tn di mercurio furono acquistate dai giapponesi dall’Italia tra il 1942 e l’8 settembre 1943 per la produzione di esplosivi, in particolare di innesco. Il trasporto di ossido di uranio, così come l’U-234 – che si arrese alla Marina degli Stati Uniti nell’Atlantico il 15 maggio 1945 – non fu mai provato e, a seguito dell’indagine dell’Amministrazione Costiera Norvegese sul relitto condotte nel 2005, non furono trovate tracce di ossido di uranio.
Dalla lista di carico emerse che, oltre ad un quantitativo notevole di mercurio, trasportava anche parti e disegni ingegneristici di aerei da combattimento tedeschi e italiani ed altre forniture militari per il Giappone. Non un caso erano imbarcati due ingegneri della Messerschmitt (Rolf von Chlingensperg e Riclef Schomerus) e di due tecnici giapponesi: un esperto di siluri giapponese, Tadao Yamoto, e uno di carburante Toshio Nakai.

KNM Tyr della marina norvegese da Wikipedia

Il relitto fu individuato dal KNM Tyr, una nave speciale per operazioni subacquee profonde della Marina norvegese, normalmente impiegata per il soccorso dei sottomarini della Marina Reale Norvegese. Il relitto fu inizialmente identificato grazie alle segnalazioni dei pescatori locali, nel marzo 2003, a due miglia nautiche ad ovest dell’isola di Fedje nel Mare del Nord ed ad una profondità di circa 150 m. Il relitto, da rilievi successivi del 2007, appare spezzato in due sezioni corrispondenti ai settori prodieri e poppieri mentre appare scomparsa la parte centrale.

A seguito del ritrovamento, la presenza a bordo di materiali pericolosi per l’ambiente spinse l’Amministrazione costiera norvegese (NCA), per conto del Ministero della Pesca e degli Affari costieri, a condurre diversi studi sulle modalità di gestione del rischio ambientale. Nel dicembre 2006, l’NCA ha presentato al Ministero un rapporto in cui raccomandava di incapsulare il relitto del sottomarino e di ricoprire i sedimenti circostanti, contaminati da mercurio, sotto uno spesso strato di sabbia, ghiaia e cemento. Un lavoro subacqueo non da poco per cui, nell’aprile 2007, il Ministero della Pesca e degli Affari costieri decise di approfondire l’opzione del recupero del relitto prima di assumere una decisione definitiva in merito. Nell’ottobre 2003 fu organizzata una spedizione per raccogliere maggiori dettagli effettuando una mappatura sonar del fondale marino.
Il relitto fu ritrovato spezzato nelle sezioni principali, a prua e a poppa, con la sezione centrale mancante – inclusa la torretta di comando – significando che il siluro britannico aveva colpito il battello proprio al centro. Furono individuati anche altri 107 pezzi di detriti nell’area, probabilmente parti della sezione centrale esplosa. In base al rapporto pubblicato emerse che, nel corso delle indagini sul relitto erano stati recuperati due contenitori di mercurio di cui uno rivelò un contenuto di 36 kg di mercurio metallico. I tecnici ipotizzarono che tutti i contenitori nel relitto potrebbero contenere approssimativamente circa 67 tonnellate di mercurio.In seguito, secondo gli studi (vedi nota 1) del DET NORSKE VERITAS (DNV), relativi al fenomeno della corrosione dei contenitori di mercurio, nei contenitori recuperati erano presenti micro-perdite con, in un caso, una riduzione locale dello spessore della parete dell’80%, con una stima di perdita totale annua nell’ambiente di circa quattro chilogrammi di mercurio.
Una quantità di un metallo pesante altamente tossico non indifferente che ha provocato elevati livelli di contaminazione di merluzzo e dei granchi commestibili nell’area. Ma non solo, considerando il tempo passato dall’affondamento, le perdite potrebbero aver interessato un’area di 30.000 metri quadrati. Per quanto sopra il Governo norvegese ha emesso un divieto di pesca e di navigazione nell’area.

Ipotesi
L’opzione di recuperare il sommergibile fu da subito ritenuta estremamente pericolosa, non solo per la possibilità di disseminazione del carico ma anche per la presenza dei siluri a bordo. Uno studio dell’Amministrazione Costiera Norvegese raccomandò quindi di seppellire il relitto sotto uno spessore di sabbia di dodici metri, con uno strato di rinforzo di ghiaia o cemento per prevenire l’erosione. Questa soluzione venne proposta come soluzione permanente, sottolineando che tecniche simili erano state utilizzate con successo circa 30 volte negli ultimi 20 anni per contenere siti contaminati dal mercurio. La proposta però apparve subito invisa ai residenti che temevano possibili perdite future dalla copertura. Inoltre, la totale mancanza della parte centrale del battello, che secondo gli schemi tecnici dovrebbe contenere anch’essa diverse tonnellate di mercurio, richiedeva maggiori ricerche. Appariva impossibile che essa fosse stata completamente distrutta durante l’affondamento, in quanto a bordo non c’erano abbastanza esplosivi per causare così tanti danni (i 4 siluri G7e contenevano ognuno un carica di circa 295 kg di hexanite, e poi erano probabilmente conservati nei tubi lanciasiluri di prora e/o di poppa.

Si arrivò all’11 novembre 2008, quando l’Amministrazione Costiera Norvegese decise di assegnare il contratto per il recupero del sottomarino U-864 e del suo carico di mercurio alla società di salvataggio Mammoet Salvage BV, la stessa che nel 2001 aveva ottenuto il contratto di recupero per il sottomarino nucleare russo Kursk. Il 29 gennaio 2009, il governo norvegese approvò finalmente il metodo proposto per recuperare il relitto stabilendo un costo iniziale di 153 milioni di dollari. L’operazione avrebbe dovuto per iniziare nel 2010 ma fu ancora una volta posticipata dopo che il governo richiese ulteriori studi sulla sicurezza del recupero per l’ambiente. Gli studi ulteriori portarono all’approvazione, nel 2016, della costruzione di un riempimento sul pendio sotto la sezione di prua dell’U-864 per stabilizzare il fondale marino, posando circa 100.000 metri cubi di sabbia e roccia in modo controllato e preciso. Nel 2018, si decise quindi di ricoprire il relitto in tutte le sue parti con un sarcofago di riempimento. Pensate che sia finita qui? Nossignore: nel 2024 le autorità norvegesi hanno deciso di recuperare i contenitori accessibili del mercurio entro il 2026, prima di iniziare la copertura. Vedremo … intanto c’è da domandarsi se nessuno ha mai pensato a recuperare, nel frattempo, i poveri resti di quei marinai?
Andrea Mucedola
1 Salvage U864 – Supplementary studies – Studies: Cargo Report No. 23916 download
le immagini, se non specificato sono tratte dagli studi della Norwegian Coastal Administration in riferimento
Riferimenti
Busch, Rainer; Röll, Hans-Joachim (1999). Der U-Boot-Krieg, 1939–1945: Deutsche U-Boot-Verluste von September 1939 bis Mai 1945 [Perdite di sommergibili tedeschi da settembre 1939 a maggio 1945] (in tedesco). Vol. IV. Amburgo, Berlino, Bonn: Mittler. ISBN 3-8132-0514-2.
Preisler, J.; Sewell, K. (2013) [2012]. Nome in codice Caesar: La caccia segreta all’U-boat 864 durante la Seconda Guerra Mondiale (ripr. Souvenir Press, edizione di Londra). New York: Berkley Books. ISBN 978-0-285-64203-4
https://uboat.net/boats/u864.htm
http://www.naturvern.no/cgi-bin/naturvern/imaker?id=98299
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Andrea Mucedola
Ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), è laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l’Università di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all’Università di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD – AIOSS).
FONTE: Ocean4Future
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