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L’ultima battaglia del cacciatorpediniere tedesco Z12 Erich Giese

15 Novembre 2025

Dal sito Ocean4Future un bellissimo articolo di storia a cura di Andrea Mucedola

Lo Z12 fu un cacciatorpediniere classe Tipo 1934, impostato per la Kriegsmarine della Germania nazista il 3 maggio 1935 nei cantieri della Germaniawerft, e varato il 12 marzo 1937 con il nome di Erich Giese, in onore del Kapitänleutnant Erich Giese, ufficiale della Kaiserliche Marine morto in combattimento contro i britannici il 5 giugno 1917 al largo di Ostenda, durante la prima guerra mondiale; la nave entrò in servizio il 4 marzo 1939 agli ordini del 

All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, la nave fu impiegata nel Golfo di Germania per posare campi minati nelle acque territoriali tedesche. Alla fine del 1939, la nave effettuò con successo una sortita posamine al largo delle coste inglesi, che causò l’affondamento di due mercantili. Durante il rientro, silurò un cacciatorpediniere britannico, senza essere individuato. La nave fu poi assegnata al Gruppo 1 per la parte norvegese dell’Operazione Weserübung con il compito di trasportare il 139° Reggimento di Fanteria da Montagna (Gebirgsjäger Regiment) e il quartier generale della 3a Divisione da Montagna (Gebirgs-Division) per conquistare Narvik.

Il cacciatorpediniere Z12 Giese rimase indietro rispetto al resto del Gruppo a causa di guasti ai macchinari e della contaminazione dell’olio combustibile. Inoltre, il comandante, il capitano di corvetta (Korvettenkapitän) Karl Smidt, dovette rallentare per recuperare un soldato che era caduto accidentalmente in mare. A corto di carburante la nave procedette a velocità ridotta ed arrivò a destinazione il 9 aprile, sbarcando le sue truppe nell’Herjangsfjord.

Nel corso della giornata, lo Z 12, insieme alle navi gemelle, Wolfgang Zenker (Z9) ed Erich Koellner (Z13), si diresse verso il porto di Narvik; all’alba del 10 aprile, i cinque cacciatorpediniere della 2ª Flottiglia Cacciatorpediniere britannica sorpresero le navi tedesche nel porto norvegese e silurarono due cacciatorpediniere, danneggiando gravemente gli altri tre. Mentre stavano iniziando a ritirarsi, si scontrarono con tre cacciatorpediniere della 4ª Flottiglia tedesca, che erano stati allertati quando gli inglesi avevano iniziato il loro attacco. I tedeschi aprirono il fuoco per primi, ma l’artiglieria di entrambe le parti non fu efficace a causa della nebbia e della cortina fumogena creata dagli inglesi durante la ritirata lungo l’Ofotfjord (ricordo che all’epoca il tiro era ottico ovvero non erano disponibili radar).

Il Giese e il Koellner erano a corto di carburante e tutti stavano esaurendo le munizioni, quindi il Comandante del Gruppo, il capitano di fregata Erich Bey, decise di non continuare l’inseguimento delle navi britanniche; nel pomeriggio del 10 aprile, ricevette l’ordine di rientrare immediatamente in Germania con tutte le navi in grado di navigare. In realtà solo i cacciatorpediniere Erich Giese e Wolfgang Zenker erano pronti a salpare e uscirono dall’Ofotfjord dirigendosi verso sud. La visibilità era buona quella notte e avvistarono l’incrociatore leggero HMS Penelope e i suoi due cacciatorpediniere di scorta. Bey decise allora di tornare indietro nonostante le sue navi non fossero state ancora avvistate dagli inglesi. Nonostante altri tre cacciatorpediniere riuscirono a completare le operazioni di rifornimento e le riparazioni, l’11 aprile Bey decise di non tentare il rientro nonostante la scarsa visibilità di quella notte – forse perché due dei suoi cacciatorpediniere erano stati danneggiati in precedenza e si erano arenati. Nella notte tra il 12 ed i 13 aprile il comandante Bey fu informato dell’imminente attacco – previsto per il giorno seguente – da parte di navi maggiori britanniche, scortate da un gran numero di cacciatorpediniere e supportate da aerei da trasporto. Il comandante del Giese riferì che la nave era in grado di raggiungere solo 28 nodi e di essersi rifornita con i siluri riforniti dai cacciatorpediniere danneggiati.

La corazzata HMS Warspite

Il 13 aprile la corazzata HMS Warspite e nove cacciatorpediniere britannici apparvero in prossimità del fiordo e furono subito attaccati da cinque caccia tedeschi – escluso il Giese che non aveva abbastanza vapore per potersi muovere. In realtà aveva tentato di lasciare il porto per andare in combattimento ma il suo motore di sinistra si era bloccato, lasciandolo immobile all’imboccatura del porto.

Narvik, Norvegia – autore reporter di guerra Bottger – per gentile concessione della Biblioteca del US Congress (14/04/2017). Le navi al molo sono i caccia Z12 Erich Geisse (a sinistra) e Z17 Diether von Roeder (a destra), prima dell’uscita per l’ultimo combattimento del cacciatorpediniere Z12
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Lot-2787-1_(33905220821).jpg

Mentre cercava di riparare il motore, il Giese fu avvicinato dai cacciatorpediniere HMS Punjabi e HMS Bedouin che le lanciarono cinque siluri: incredibilmente tutti mancarono il bersaglio. Il Giese lanciò i suoi siluri – che furono ugualmente infruttuosi – e colpì il Punjabi con sei (o sette) colpi da 127 mm che perforarono la nave inglese diverse volte appena al di sopra della linea di galleggiamento, distruggendogli il sistema di controllo del tiro, recidendo la linea di vapore principale e provocandogli diversi incendi.

HMS Punjabi

Il Giese riuscì a riparare il motore e si lanciò immediatamente contro le unità nemiche alla sua velocità massima di 12 nodi. Sebbene il Bedouin ebbe la sua torretta prodiera distrutta dal Giese, la nave tedesca fu colpita almeno 20 volte e ridotta ad un relitto in fiamme che affondò poco prima di mezzanotte. Una storia di coraggio e abnegazione di una nave che combatté fino all’ultimo respiro. Secondo Geirr H. Haarr1, dopo circa dieci minuti di frenetico lavoro, il direttore di macchina del Giese riferì alla plancia che i motori erano di nuovo pronti all’uso e la nave lasciò il porto alla sua velocità massima, dodici nodi. Il Giese, ben conscio delle sue imitazioni, si lanciò contro i cacciatorpediniere britannici ed il comandante del HMS Bedouin, McCoy, accostò per ingaggiarlo colpendolo duramente.

Di fatto il Giese continuò a combattere eroicamente, sparando con tutti i cannoni disponibili e lanciando i suoi siluri. Uno dei colpi raggiunse il HMS Bedouin mettendo fuori uso la torretta A. Alle 14:15, dopo aver subito più di venti colpi e, forse anche un siluro, il Giese si trasformò in un inferno; avvolto tra le fiamme andò alla deriva ormai fuori controllo. Il Comando ordinò di abbandonare la nave, ma per ottantatré uomini dell’equipaggio era già troppo tardi. Due ufficiali e nove marinai furono recuperati dal HMS Foxhound, il resto raggiunse la riva nuotando nell’acqua gelida mentre il Giese alla deriva nel fiordo, inclinato e in fiamme affondò poco dopo la mezzanotte.

Il 10 aprile, la von Arnim intervenne contro i caccia britannici che tentavano di lasciare il fiordo di Narvik dopo l’attacco alle navi tedesche, contribuendo all’affondamento dell’HMS Hardy e dell’HMS Hunter. Il 13 aprile tornò di nuovo ad ingaggiare le navi britanniche, finché, esaurite munizioni e carburante, venne fatta arenare dall’equipaggio – autore Anders Beer Wilse – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Bernd_von_Arnim_scuttled.jpg
Photo: Sør-Troms Museum

In seguito, i sopravvissuti dell’equipaggio della nave tedesca testimoniarono di essere stati mitragliati a distanza ravvicinata dai Britannici mentre erano in acqua; un’azione particolarmente indegna dato che il Giese, solo tre giorni prima, aveva indugiato per salvare i membri dell’equipaggio di una nave inglese. Il suo eroico Comandante, Karl Smidt, sopravvisse alla guerra e, dal 1961 al 1963, con il grado di contrammiraglio, ricoprì l’incarico di NATO Commander-in-Chief of the German Fleet of the North Sea and the Baltic Sea.

Il relitto del Giese, come quello di altre unità che non sopravvissero alla battaglia di Narvik, giace sul fondo del fiordo, testimone di una terribile battaglia da molti ormai dimenticata. Il suo è ancora uno dei relitti più visitati dai subacquei che osano sfidare quelle fredde acque norvegesi.

Nel 2011, una statua di aquila del Reich in bronzo di 150 chilogrammi fu recuperata dal relitto del Giese, per essere esposta al Museo della Guerra di Narvik, anche per evitare il saccheggio avvenuto sin dagli anni ’60 degli altri nove cacciatorpediniere tedeschi affondati durante quella battaglia.

Andrea Mucedola

Nota
1. Geirr H. Haarr, L’invasione tedesca della Norvegia: aprile 1940, Amazon Kindle

Bibliografia
Muir, Dan. “Order of Battle, Second Battle of Narvik, 13 April 1940”. NavWeaps.com
https://warfarehistorynetwork.com/article/the-battle-of-narvik-crippling-the-kriegsmarine/
Geirr H. Haarr, L’invasione tedesca della Norvegia: aprile 1940, Amazon Kindle
Gabriele Faggioni, Alberto Rosselli, L’epopea dei convogli e la guerra nel Mare del Nord, Mattioli 1885, 2010, ISBN 978-88-6261-152-7
Douglas C. Dildy, Blitz tra i ghiacci, Osprey Publishing, 2009, ISNN 1974-9414
Immersioni a Narvik – https://pdfs.xray-mag.com/xray05/xray05_part4.pdf

Alcune delle immagini presenti possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo


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FONTE: Ocean4Future

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