Dal sito Ocean4Future un interessante approfondimento a cura di Gian Carlo Poddighe

Storicamente, l’Oceano Artico ha costituito una barriera naturale che se da un lato ha contribuito alla sicurezza della Russia dall’altro ne ha limitato fortemente l’uso dei porti commerciali. Una spina nel fianco che giustifica la sua necessità di uno sbocco al mare meridionale nel mar Nero, l’unico aperto tutto l’anno. Con il lento ritiro dei ghiacci, a causa dell’innalzamento delle temperature, questa difesa naturale si sta lentamente indebolendo, rimodellando la geopolitica artica e presentando non solo nuove opportunità ma anche nuovi rischi per Mosca. Comunque la si voglia vedere, lo scioglimento dei ghiacci espande il teatro operativo della Russia, consentendo una maggiore manovrabilità navale ed un accesso più diretto al Nord Atlantico attraverso il GIUK Gap; ciò consentirebbe alle forze navali russe di aggirare i tradizionali choke points, come l’Øresund, da un lato complicando gli sforzi di contenimento della NATO ma dall’altro aumentando la vulnerabilità della Russia.

Mappa della Regione artica che mostra le future rotte (Northeast Passage, Northern Sea Route, and Northwest Passage con le relative batimetrie – Arctic Council
Nel 2023 la Russia, o meglio il ministero degli Esteri russo, ha diffuso un documento strategico programmatico della politica estera (e di proiezione nazionale) che attribuisce all’Artico maggiore importanza che in passato, classificandolo come la seconda regione geografica dopo il “vicino estero” (Comunità degli Stati Indipendenti – CSI); un cambio sostanziale che riflette la tendenza generale di Mosca a concentrarsi su obiettivi interni rispetto alla ricerca auspicata di una cooperazione internazionale.
La Russia’ Arctic Policy 2035 identifica e definisce tre obiettivi prioritari, ognuno dei quali è conflittuale nei confronti delle altre nazioni artiche.
Il primo obiettivo è proteggere la sovranità e l’integrità territoriale (una responsabilità assegnata all’esercito russo) ma voglio ricordare che l’Artico ospita anche la Flotta del Nord, con la base dei sottomarini nucleari nella penisola di Kola, un assetto strategico che rafforza la capacità offensiva e difensiva nell’Artico. Il secondo obiettivo si concentra sullo sviluppo dell’Artico come fonte di risorse strategiche, un’importanza economica chiara e già definita e riconosciuta, dato che l’Artico contribuisce già al 10% del PIL della Russia e al 20% delle sue esportazioni che sono destinate ad aumentare con maggiori esportazioni via mare di GNL. In altre parole, la Russia necessita di massimizzare lo sfruttamento delle risorse naturali nell’Artico per salvaguardare la sua sicurezza nazionale ed il benessere economico.
Terzo ed ultimo obiettivo della politica artica russa è consolidare la rotta del Mare del Nord come arteria di trasporto globale chiave tra l’Europa e l’Asia. E’ evidente un collegamento esplicito tra il controllo della rotta del Mare del Nord e le rivendicazioni della Russia in merito alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Artico: questo si potrebbe configurare in norme più severe sul transito delle navi straniere. Ad esempio, la Russia ha imposto nuove limitazioni alle navi militari straniere che intendano utilizzare la rotta del Nord mettendo in discussione il libero transito marittimo e creando dei presupposti nelle politiche del Consiglio Artico, il principale forum intergovernativo per la regione artica; un’entità politica che raccomanda ma non stabilisce le politiche e, di fatto, non può affrontare questioni di sicurezza militare.
Costituito da otto stati membri: Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Svezia e Stati Uniti, ammette figure non statali quali i rappresentanti delle popolazioni indigene della regione, nonché diversi attori statali e non statali con lo status di osservatori, tra cui la Cina e … la stessa Italia.

La nave da ricerca rompighiaccio cinese Xue Long, Drago di Ghiaccio, ha svolto un ruolo fondamentale nel rafforzamento delle capacità cinesi nell’Artico a partire dagli anni ’90 – Photo: Natalie Tapson Defining the Chinese Threat in the Arctic | The Arctic Institute – Center for Circumpolar Security Studies
La nuova strategia artica russa contiene una sezione separata sulla cooperazione internazionale, in cui gli investimenti esteri svolgono un ruolo centrale. In questo contesto, Mosca è principalmente interessata alle tecnologie e agli investimenti nel settore energetico che, di fatto, rientrano nelle sanzioni occidentali. Dopo le traumatiche decisioni in seno al Consiglio Artico conseguenti all’invasione dell’Ucraina, Mosca rimane aperta alla cooperazione, ma solo con i Paesi che rispettano i suoi interessi sovrani. In altre parole, le relazioni bilaterali con gli Stati non artici, come la Cina, sembrano essere enfatizzate per rafforzare le ambizioni artiche della Russia nella Regione. Secondo uno studio lo sviluppo infrastrutturale cinese nell’Artico offre il potenziale per la creazione di infrastrutture a duplice uso, civile-militare, aprendo la strada ad una presenza di sicurezza permanente di Pechino nella regione. Secondo gli Stati Uniti, la cooperazione commerciale sino-russa nell’Artico sta quindi creando nuove potenziali opportunità di collaborazione nel contesto del loro allineamento strategico contro gli Stati Uniti, paragonando le intenzioni della Cina nell’Artico a quelle nel Mar Cinese Meridionale, che ha portato quest’ultimo a essere “irto di militarizzazione e rivendicazioni territoriali contrastanti”.
Gian Carlo Poddighe
In anteprima il sottomarino d’attacco “Severodvinsk”, appartenente alla classe di sottomarini più moderna della Marina russa – Ministero della Difesa della Federazione Russa
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Gian Carlo Poddighe
Ufficiale del Genio Navale della Marina Militare Italiana in congedo, nei suoi anni di servizio è stato destinato a bordo di unità di superficie, con diversi tipi di apparato motore, Diesel, Vapore, TAG. Transitato all’industria nazionale ha svolto incarichi di responsabilità per le costruzioni della prima legge navale diventando promotore delle Mostre Navali Italiane. Ha occupato posizioni dirigenziali sia nel settore impiantistico che delle grandi opere e dell’industria automobilistica, occupandosi della diversificazione produttiva e dei progetti di decarbonizzazione, con il passaggio alle motorizzazioni GNV.
E’ stato membro dei CdA di alcune importanti JV internazionali nei settori metallurgico, infrastrutturale ed automotive ed è stato chiamato a far parte di commissioni specialistiche da parte di organismi internazionali, tra cui rilevanti quelle in materia di disaster management. Giornalista iscritto all’OdG nazionale dal 1982, ha collaborato con periodici e quotidiani, ed è stato direttore responsabile di quotidiani ricoprendo incarichi di vertice in società editoriali. Membro di alcuni Think Tank geopolitici, collabora con quotidiani soprattutto per corrispondenze all’estero, pubblica on line su testate del settore marittimo e navale italiane ed internazionali. Non ultimo ha pubblicato una serie di pregevoli saggi sull’evoluzione tecnologica e militare sino alla 2^ Guerra Mondiale, in particolare della Regia Marina, pubblicati da Academia.edu.




