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L’incontro in mare tra la nave scuola Patria e la Regia nave Cristoforo Colombo

8 Ottobre 2025

Una vera chicca di storia per gli amanti della navi a vela dal sito Ocean4Future a cura di Gianluca Bertozzi

La goletta a cinque alberi, o schooner, Suzanne Vinnen venne costruita come nave mercantile nel 1922 dai Cantieri Friedrich Krupp Germaniawerft a Kiel per conto dell’armatore F. A. Vinnen & Co. di Brema. Era il secondo bastimento a portare questo nome: il primo era stato una nave a palo da 2.627 tonnellate nette, costruita nel 1892 ad Alloa che, nel 1917, venne affondata da un sommergibile tedesco. Le sue caratteristiche tecniche erano le seguenti:

scafoferro
stazza1.848 tonn
dislocamento3.750 tonn.
lunghezza fuori tutto97,3 metri
lunghezza al galleggiamento77,00 metri
larghezza13,45 metri
pescaggio massimo5,78 metri
altezza di murata6,60 metri
armamento velico Aurico a 5 alberi con aggiunta di tre vele quadre di gabbia fissa e volante al primo trinchetto e albero maestro più i fiocchi con una superficie di 2320 metri quadri
velocità 7/12 nodi
equipaggio 23-24
motore ausiliariodiesel ausiliario Krupp di 350 Hp
elica fissa1

Nel 1931 venne acquistata dal Governo italiano che la impiegò come nave scuola per la marina mercantile, ribattezzata Patria, che venne utilizzata per l’addestramento dei futuri comandanti di navi mercantili, con istruttori inizialmente messi a disposizione dalla Regia Marina.

Gli istruttori del Patria furono rispettivamente il S.T.V. Zelik ,nel 1° e 2° viaggio, e il  S.T.V. Parodi dal 3° al 6° viaggio. In seguito, negli ultimi due viaggi, gli istruttori furono invece civili. Armatore del Patria era la S.A. Nazario Sauro di Roma, consorziata con l’Ente Porto di Genova, la Federazione Trasporti e la Federazione degli Armatori ed il Ministero delle Comunicazioni. Per i primi anni fece con profitto otto viaggi sulle rotte per il trasporto del grano americano con 22-23 allievi a bordo in ogni campagna. In seguito le prestazioni diminuirono e, viaggiando in perdita, la nave fu venduta all’armamento privato.

Nel 1939 il veliero divenne di proprietà all’armatore triestino Antonio Rocco che lo impiegò in Atlantico col nome di Imperatore, riducendo sia l’altezza dell’alberatura che le vele. Con nuovo nome ed armatore continuò a navigare con carichi alla rinfusa anche durante la guerra, subendo attacchi da parte dei Tedeschi, ai quali peraltro scampò. Catturata dagli Inglesi nel 1944, al momento della nostra entrata in guerra, venne restituita all’Italia. La acquistò la compagnia armatrice Ferraro & Massone di Genova, per la quale, nel febbraio 1946, fece il suo ultimo viaggio a vela con destinazione Piombino. Successivamente, portata in cantiere a Livorno, venne trasformata in motonave da carico col nome di Ernesto S., continuando a trasportare materiali ferrosi da e per quel porto tanto da cambiare il suo nome in Piombino. Nel 1973, divenuta ormai obsoleta e malandata venne portata a Vado Ligure in attesa della demolizione. Di essa restano comunque nella storia della nostra marina mercantile le 132.358 miglia percorse in 2 anni 11 mesi e 28 giorni di navigazione con un totale di 182 allievi imbarcati e formati.

Curiosità

Il Patria fu protagonista di un curioso ed emozionante incontro in oceano con la R.N. scuola Cristoforo Colombo della Regia Marina italiana, comandata dall’allora capitano di fregata Alberto Da Zara.

Alberto Da Zara (Padova, 8 aprile 1889 – Foggia, 4 giugno 1951), valoroso Ufficiale della Regia Marina italiana, si distinse con brillanti azioni nel corso del primo conflitto mondiale, divenne nel secondo conflitto un eccellente e stratega, svolgendo numerose azioni militari contro gli avversari in mare, come durante lo scontro avvenuto al largo di Pantelleria il 15 giugno 1942. Entrato nel 1907 nella Regia Accademia Navale di Livorno, dopo aver completato il ciclo accademico, nel 1911 venne promosso Guardiamarina ed imbarcato sulla Regia Corazzata Roma e successivamente sulla Corazzata Vittorio Emanuele, partecipando al bombardamento delle coste della Libia e all’occupazione del Dodecaneso. Di carattere irrequieto venne sbarcato ed assunse il comando di una guarnigione armata sull’isolotto di Pelagosa per crearvi una stazione di avvistamento per contrastare le azioni della marina austriaca. Il sottotenente di vascello Da Zara, dopo aver fortificato l’isola, con solo cento uomini contrastò diversi attacchi da parte del nemico, fra cui un tentato sbarco sull’isola fortificata che contrastò coraggiosamente. Per la sua risolutezza e determinazione venne insignito con la medaglia d’argento e la promozione al grado superiore. La sua giovane e combattiva tempra mise in risalto ai suoi superiori le sue brillanti capacità di Ufficiale e venne quindi imbarcato su numerose unità, partecipando a numerose azioni belliche nel Mar Adriatico, sempre distinguendosi per il suo coraggio e valore, meritandosi una seconda medaglia d’argento ed un encomio solenne. Dopo la fine del primo conflitto mondiale nel 1916 ebbe il suo primo comando, la Regia Cannoniera Cirenaica. L’avvento delle nuove armi aeree e subacquee spinsero il giovane Tenente di Vascello Da Zara ad essere un fervente sostenitore delle nuove e temibili armi come l’aereo, il siluro del sommergibile e le loro tecniche di impiego. Venne trasferito in Cina come Ufficiale Comandante della Regia Cannoniera Ermanno Carlotto e nel 1924, promosso Capitano di Corvetta, assunse il comando del distaccamento delle truppe della Regia Marina in Cina. Promosso Capitano di Fregata assunse vari incarichi di comandi a terra e presso unità navali come il Colombo, il  caccia Curtatone ed il Crispi.  Nel 1934 venne promosso Capitano di Vascello e assunse il comando dell’Incrociatore Duca d’Aosta e successivamente dell’Incrociatore Montecuccoli. Nel 1939 venne destinato presso lo Stato Maggiore Marina e, all’entrata in guerra, assunse il comando del Gruppo Incrociatori leggeri, classe De Giussano, partecipando allo scontro aeronavale di Punta Stilo. Dopo aver espletato il Comando dell’Ispettorato Antisommergibili, venne promosso al grado di Ammiraglio di Divisione il 12 novembre 1942. Viene ricordato per essere stato il fautore del forte incremento organizzativo al reparto Antisommergibile della regia marina – ufficio storico  della marina militare 

Il 15 giugno 1932 il Capitano di fregata Alberto Da Zara, assunse il comando di Nave Cristoforo Colombo (comandante in seconda era  il C.C. Luciano Bigi).  Dopo la crociera estiva, insieme all’Amerigo Vespucci, con a bordo i cadetti dell’Accademia Navale, le navi rientrarono a Livorno e, sbarcati gli allievi, si trasferirono a La Spezia. Mentre il Vespucci entrava ai lavori in arsenale, il Colombo, iniziò subito la preparazione per la campagna invernale degli allievi nocchieri. Vennero imbarcati 41 tra aspiranti e guardiamarina e più di 300 allievi nocchieri. Il 22 novembre 1932 il Colombo lasciò La Spezia diretto a Ceuta, prima tappa della sua campagna invernale, che prevedeva la visita nei porti di Madera, Fort De France (Martinica), Curacao (Antille Olandesi), Kingstone (Jamaica), l’Avana (Cuba), Key West (Florida), Bermuda, Punta Delgada (Azzorre), Gibilterra, e La Spezia. Lasciata Ceuta, al largo di Capo Tarifa, la nave bordò le vele con un vento propizio ma di mediocre intensità, navigando in questa situazione per tre giorni.

Scrive Alberto da Zara nelle sue memorie  “Il mattino del quarto giorno molto orgasmo e molta curiosità furono improvvisamente a bordo del Colombo: un collega, un altro veliero era stato avvistato, e presto fu riconosciuto di nazionalità italiana. Era il Patria, la nave scuola – e quindi doppiamente collega – della Marina Mercantile, diretta in America del Nord. Ci avvicinammo, mettemmo in panna, e io mi recai a bordo con la lancia di salvataggio. Pur pallidamente, rivivevamo i costumi delle lontane età, rievocate dalla nostra nostalgia e adornate dalla nostra immaginazione”

Regia Nave scuola Cristoforo Colombo – ufficio storico  della marina militare 

Quando il Patria incontra il Colombo aveva iniziato il suo secondo viaggio della prima campagna di istruzione. Partito da Genova il 19 novembre, fece scalo a Torreveja, dove aveva caricato 2.000 t. di sale, destinato a Montevideo. Dal diario di bordo del Patria l’incontro fu cosi documentato:

“Verso mezzogiorno si scorge il Colombo bordare le quadre e poggiare sensibilmente in direzione del Patria, proprio nell’attimo in cui riesce a sfruttare un refolo di vento. Pensando che il Colombo voglia cimentarsi in velocità, anche il Patria borda rapidamente le quadre e le controrande; la manovra viene eseguita speditamente con un autentico “colpo di mano”, in quanto i cadetti, sentendosi osservati , desiderano compensare l’inferiorità numerica nei confronti di quelli  a bordo del Colombo con una maggior rapidità di manovra. Si sta per bordare anche il saccone, quando alle 14,00 il comandante del Colombo, capitano di fregata Alberto da Zara telegrafa le sue intenzioni di far visita al Patria. La notizia inattesa viene accolta subito con manifestazioni di giubilo;  rapidamente il Patria che aveva bordato nel frattempo anche i velacci per farsi ammirare con la velatura al completo, ammaina gli stessi e prende panna, controbracciando il quartiere di mezzana; il motore viene fermato e tenuto pronto alla manovra.”

“Il Cristoforo Colombo si avvicina sempre più. Lo spettacolo esaltante di questa nave invelata, con la doppia fila di falsi portelli sulle alte murate, fornisce una seppur fuggevole impressione di quanto fosse maestoso l’aspetto dei vascelli di un’epoca lontana. Poco dopo le 15.00 il Colombo transita lentamente di poppa e sottovento prendendo anch’esso panna sul trinchetto sulle stesse mure del Patria. Ora tutto è silenzio; una strana, intensa commozione invade l’animo di tutto l’equipaggio. Intanto una lancia si stacca dal suo bordo e dirige verso il Patria; dal suo equipaggio sparso sul sartiame, si levano inni patriottici ai quali rispondono poderosi urrà e saluti alla voce. Due lembi d’Italia, due navi scuola delle Marine sorelle sono venuti casualmente a congiungersi nella solitudine sterminata del grande oceano; La Marina Mercantile porge un abbraccio fraterno a quella da guerra: un evento che difficilmente avrà più occasione di ripetersi. Il Colombo, lo si intuisce subito, presenta maggiori comodità logistiche, ma il Patria non ha nulla da perdere al suo confronto, date le sue qualità nautiche, dovute alle sue forme snelle ed eleganti, appositamente studiate per le lunghe traversate oceaniche. La nave scuola mercantile è quasi immobile, mentre il Colombo rolla dolcemente a poca distanza. Alle 15,05 la lancia con a bordo il Comandante Da Zara accosta sottovento dove è già sistemata la biscaglina; è accompagnato da un sottufficiale. I cadetti del Patria sono schierati sull’attenti in coperta per essere passati in rivista, mentre il sottotenente di vascello Bruno Zelik (Ufficiale della Regia Marina imbarcato come istruttore) è pronto a rendere gli onori al suo superiore.”

Il comandante Bruno Zelik,  nato a Trieste nel 1903, figlio di Francesco e di Maria Bartile, Zelik si arruolò giovanissimo in Marina partecipando ai corsi di ufficiale di complemento di SM e poi passando in servizio permanente il 30 aprile 1927 col grado di sottotenente di vascello. Promosso tenente di vascello il 15 agosto 1931, nel 1932-33 imbarcò sul veliero Patria, al comando del tenente di vascello Anselmo Lazzarini, nave scuola della Marina Mercantile adibita per l’istruzione dei diplomati nautici, svolgendo alcune crociere in Atlantico. In seguito, nel 1936,  fu imbarcato come ufficiale in 2^ della nuova torpediniera Sirio, e quindi sull’incrociatore pesante Pola, quale ufficiale del servizio elettrico. Nel 1939-40 passò definitivamente sui sommergibili e, all’inizio della seconda guerra mondiale, prese il comando del sommergibile Reginaldo Giuliani con cui effettuò la prima missione di guerra nel Mediterraneo. Venen quindi inviato come istruttore presso la scuola sommergibilisti di Pola, al comando del sommergibile Vettor Pisani adibito a tale scopo. In seguito, al comando del sommergibile Onice fu impiegato in missioni esplorative nel Canale di Sicilia e il 16 marzo 1942 Zelik fu attaccato da un sommergibile nemico ma la sua pronta reazione portò l’avversario a ritirarsi. Il 28 maggio 1942 ebbe il comando dello Scirè nella sua ultima missione, che venne affondato in prossimità di Haifa, il seguente 10 agosto durante una missione con i mezzi di assalto. Zelik e tutto il glorioso equipaggio dello Scirè persero la vita.  – foto ufficio storico della marina militare 

“Zelik, è in uniforme ordinaria, come per le grandi occasioni. Il Patria, nell’improvviso silenzio che è calato in coperta, sembra proprio una nave militare. La visita del Comandante Da Zara è breve; rapida la sua ispezione al bastimento; si complimenta con il Sig. Zelik per l’ordine generale degli allievi e con il comandante Lazzarini ed con il nostromo per la perfetta tenuta del bastimento in navigazione oceanica. Qualche stretta di mano, qualche fotografia e quindi un caloroso commiato tra i due comandanti. Un quarto d’ora più tardi, la lancia scosta in direzione opposta, dirigendo sul Colombo in attesa. In tutti rimane il ricordo di questo evento significativo. Dopo il saluto alla bandiera e con la sirena, i due velieri con manovra d’insieme, passano celermente in assetto di navigazione alla vela, approfittando di un buon vento di NNW che sta diventando sempre più fresco. Dal Colombo sale al cielo l’urlo possente  di un nome: ” Zelik, Zelik, Zelik!”. Tutti ancora lo ricordano per i suoi precedenti imbarchi e gli indirizzano spontaneamente un tributo di affetto e di devozione.

Il vento rinfresca gradualmente e girando verso Est diventa sempre più favorevole. Il Patria guadagna decisamente sul Colombo in questa breve regata sull’oceano. Sul Colombo sono stati ghindati gli alberetti e guarniti i controvelacci. Sul far della sera è completamente scomparso alla vista , inghiottito dall’orizzonte sempre più tenue e invisibile. Il Patria fila verso la zona degli alisei con navigazione regolare e velocità superiore ai 6 nodi.“

Curiosamente sia le memorie dell’Ammiraglio da Zara sia il diario di bordo del Patria sono imprecisi sulle destinazioni: il Patria si sta dirigendo in Sud America (Montevideo Santa Fe), mentre il Colombo si sta dirigendo in centro America, nella zona caraibica. Ma questa è un’altra storia.

Gianluca Bertozzi

FONTI

“Pelle d’Ammiraglio” di Alberto da Zara

Nave Scuola Cristoforo COLOMBO | Sandro Feruglio Website

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Andrea Mucedola

Ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), è laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l’Università di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all’Università di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD – AIOSS).

FONTE: Ocean4Future

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