Dal sito Ocean4Future la seconda parte degli articoli a cura di Guglielmo Evangelista

A partire dal 1903, Guglielmo Marconi si appoggiò ad alcune stazioni semaforiche per esperimenti di radiocomunicazione come quelle della Palmaria, di Capo Figari e di Forte Spuria a Messina; fu proprio il silenzio permanente dell’impianto di quest’ultimo, distrutto dal terremoto del 1908, a far sorgere a Roma i primi sospetti che qualcosa di grave fosse successo in quella zona e poi a far scattare l’allarme, diramato a tutti i semafori della penisola che si impegnarono a ritrasmetterlo alle navi della squadra e a convogliarle verso lo Stretto per prestare soccorso.
Nel 1908 i semafori dotati di impianti radio erano:
| Asinara | Capo Carbonara | Capo Mele | Capo Spadaro | Capo Spartivento |
| Capo Sperone | La Maddalena | Lido di Venezia | Messina | Monte Conero |
| Isola Palmaria | Isola di Pantelleria | Isola di Ponza | Santa Maria di Leuca | Trapani |
| Vieste |
Faceva parte della rete della Regia Marina anche l’impianto radio situato su Monte Mario a Roma. Notevoli furono i danni subiti da alcune stazioni dell’Adriatico durante la prima guerra mondiale, occhi indiscreti ai danni dell’Austria: quelle di Vieste e delle Tremiti furono bombardate il primo giorno del conflitto. Dopo il 1918 divennero italiane le stazioni semaforiche già austriache (Semaphorstationen e Optische Telegrafenstationen): fra esse quelle di Pola Capo Promontore, Capo Salvore, Brioni, Lussino, Lagosta, Zara-Punta Amica.

Semaforo dell’isola della Gorgona nel XIX secolo (Da pubblicazione dell’epoca)

Posizione del semaforo, più probabilmente solo un posto di vedetta, di Fiumi Uniti presso il Lido Adriano a sud di Ravenna. I lavori di sistemazione idraulica della zona hanno reso oggi irriconoscibile il litorale e l’entroterra
Esistevano stazioni semaforiche anche nei territori coloniali. In Eritrea si trovavano a Massaua, Asmara, Mersa Fatma e Assab.
Alcuni semafori furono sistemati adattando vecchie fortificazioni, ma per la maggior parte furono costruiti ex novo durante l’arco di parecchi anni e da maestranze locali così che ciascuno era diverso dagli altri, ma presentano sempre un’analoga tipologia e in genere consistono in un edificio per l’alloggio del poco personale ed eventuali famiglie, l’ufficio telegrafico e una terrazza, una torre o un piazzale che spazia su un orizzonte il più ampio possibile attrezzati con gli apparecchi riceventi e trasmittenti.
Anche se dopo il trasferimento delle stazioni alla Regia Marina italiana l’amministrazione postale continuò a mantenervi propri impiegati per le funzioni strettamente tecniche e commerciali, quanto riguardava le attività militari e le osservazioni metereologiche era affidato alla categoria dei sottufficiali e marinai semaforisti, categoria scorporata con il Regio Decreto 528 del 21 novembre 1894 da quella dei Timonieri e poi nel 1931 accorpata a quella dei Segnalatori.

In Sardegna: Isola Maddalena: Il forte Camiciotto. Semaforo e Guardia Vecchia. Cala Camicia (xilografia). 1899 – Fonte: L’illustrazione popolare, Fratelli Treves Editori – Milano, 1899 – Autore sconosciuto Forte Camiciotto. Semaforo e Guardia Vecchia. Cala Camicia (xilografia).jpg – Wikimedia Commons
Nel 1906 risultano in servizio con questa qualifica un Capitano, due Tenenti e quattro Sottotenenti del C.R.E.M, 212 sottufficiali, 572 graduati e comuni e 15 impiegati civili. E’ da notare, esaminando i ruoli del personale, la rilevante percentuale di decorati con medaglie al valor di marina, presumibilmente perché, per la posizione privilegiata dei semafori, chi li presidiava aveva molte possibilità di essere il primo a scorgere le navi in difficoltà, dare l’allarme o scendere fino al mare per prestare soccorso.

Distintivo di categoria dei semaforisti
Sotto certi aspetti la vita del semaforista scorreva tranquilla, ma anche monotona e solitaria, passata con il cannocchiale incollato agli occhi a scrutare il mare. Non era molto diversa da quella dei guardiani dei fari che spesso sorgevano nelle vicinanze che, se non altro, davano la possibilità di un minimo di rapporti sociali specialmente se vi si trovavano anche le famiglie. I semafori non furono mai coinvolti in importanti vicende storiche, ma va ricordato quello di Capo d’Armi che nel luglio 1900 comunicò per primo l’assassinio del re Umberto I al figlio Vittorio Emanuele, in navigazione sul panfilo Yela al largo delle coste calabresi. Le stazioni semaforiche sono state abbandonate in gran parte dopo il 1950 parallelamente al progresso delle radiocomunicazioni e dei radar e di molte di esse, smontate le apparecchiature, rimane solo un cumulo di rovine, ma non tutte sono state dimenticate: qualcuna, dismessa dall’amministrazione della Marina, è oggi gestita dall’Aeronautica Militare o da enti regionali e mantiene la sua funzione di stazione metereologica anche se automatizzata e priva di personale, mentre altre per la loro posizione, spesso in luoghi elevati e suggestivi con panorami mozzafiato, sono ancora punti di riferimento in moltissime escursioni e segnalate negli itinerari turistici.

Faro ed ex semaforo di Capo Testa – foto di Gianni Careddu Santa Teresa Gallura – Ex semaforo di Capo Testa (02).JPG – Wikimedia Commons
In due casi le stazioni semaforiche sono ancora attive e hanno mantenuto in qualche modo le loro funzioni di avvistamento e controllo del traffico marittimo oltre che di monitoraggio delle condizioni metereologiche essendo situate in punti di esterna delicatezza per la navigazione: quella di Guardia Vecchia, del Corpo delle Capitanerie di porto, e quella degli Alberoni all’ingresso della laguna di Venezia (il cui edificio è stato peraltro sostituito dalla moderna torre gestita dalla Corporazione dei Piloti dell’Estuario Veneto.
Guglielmo Evangelista
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PARTE I PARTE II

Guglielmo Evangelista
Nasce a Broni (PV) nel 1951. Laureato in giurisprudenza è stato ufficiale delle Capitanerie di Porto e successivamente funzionario di un Ente Pubblico. Ha al suo attivo nove libri fra cui “Storia delle Capitanerie di porto” , “Duemila anni di navigazione padana” e “Le ancore e la tiara – La Marina Pontificia fra Restaurazione e Risorgimento” ed oltre 400 articoli che riguardano storia, economia e trasporti. Collabora con numerosi periodici specializzati fra cui la Rivista Marittima”.
FONTE: Ocean4Future
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