Dal sito Ocean4Future due interessanti articoli a cura di Guglielmo Evangelista

Passando per una qualsiasi strada litoranea tutti noi abbiamo visto una grande quantità di torri di vedetta che furono costruite fin dai tempi più remoti sia per avvistare l’arrivo dei nemici che per trasmettere messaggi in codice con fuochi, eliografi o bandiere alle navi o nell’entroterra: l’imperatore Tiberio, da Capri, si teneva in contatto giornalmente con Roma tramite la rete di stazioni costiere e dalla sua villa presso Torre del Greco e così Sesto Lucilio Basso, comandante della flotta di Miseno, era costantemente informato su quanto accadeva nella base navale.

Il grande faro eretto da Caligola sul Passo di Calais per consolidare il collegamento marittimo con la Britannia, dopo aver avviato la costruzione della flotta nel porto di Gesoriaco (poi chiamato Bononia): stampa del 1725 riproducente due disegni antecedenti al 1644, quando l’imponente torre romana di Boulogne-sur-Mer era ancora integra (Bibliothèque nationale de France)
In definitiva ogni costa, dove la vista poteva spaziare su grandi distanze senza ostacoli, era un canale privilegiato attraverso cui controllare il mare, spedire e ricevere informazioni. Un salto di qualità si ebbe nel XVIII secolo grazie all’invenzione dei telegrafi ottici, introdotti a partire dal 1793, che a seconda delle diverse posizioni assunte da appositi bracci mobili, ciascuna corrispondente a una lettera dell’alfabeto o a un numero, potevano trasmettere anche frasi complete ed elaborate. Quando le squadre navali erano in alto mare e fuori vista, avevano sempre a disposizione un’imbarcazione veloce per fare la spola con la costa e comunicare con la stazione semaforica che, come dice l’etimologia greca del nome, era “portatrice di segnali”.

Telegrafo ottico di Claude Chappe, Francia. L’illustrazione mostra la torre circolare dotata di bracci meccanici del sistema inventato dai fratelli Chappe alla fine del XVIII secolo. Questo sistema ottico consentiva di trasmettere messaggi a lunga distanza senza cavi, mediante «stazioni» poste lungo una linea visiva, opportunamente distanziate, il messaggio veniva trasmesso da una alla successiva, che lo decifrava e lo ritrasmetteva, fino a giungere al termine di questa «linea» predeterminata. I limiti erano ovviamente la distanza fra le stazioni, la presenza contestuale degli operatori e l’uso limitato alle ore di visibilità naturale (diurne), sempre che questa fosse sufficiente, lungo tutto il percorso della linea di «stazioni».
Un semaforo italiano particolarmente importante, fra quelli della primissima generazione, si trovava sulla collina di San Benigno a Genova; di origine napoleonica e costruito adattando il campanile dell’omonimo monastero sconsacrato, fu riutilizzato dal Regno di Sardegna per comunicare con il Comando dipartimentale e la Capitaneria riguardo ai movimenti delle navi militari, mentre per quelle mercantili erano alzati appositi segnali sulla sottostante Lanterna. Quando fu demolito il convento e al suo posto furono costruite le grandi caserme fu trasferito sul tetto di una di queste; demolite a loro volta caserme e collina negli anni ’20 del ‘900, scese alla base della Lanterna in una posizione che aveva assai meno visibilità, ma ormai più che per gli avvistamenti serviva solo per le telecomunicazioni.

Bandiere di segnalazione sul campanile di San Benigno – Musée des Arts et Métiers – Stampa di Alfred Guesdon ? Chappe semaphore.jpg – Wikimedia Commons

Il semaforo di San Benigno sul tetto della caserma (da cartolina d’epoca)
La moderna e organica rete semaforica nacque dopo l’Unità d’Italia a vantaggio tanto della Regia Marina militare che di quella mercantile, sia per la trasmissione di messaggi dalla nave a terra e da terra alla nave sia per fornire anche dati metereologici che venivano poi inviati all’Ufficio Centrale Meteorologico di Roma e all’Ufficio Idrografico della Marina a Genova. Le prime 26 stazioni furono rese operative in vista della guerra con l’Austria del 1866. Tutti i semafori furono poi collegati alla rete telegrafica nazionale e, oltre ai dispacci di servizio di vario genere, potevano ricevere e trasmettere anche telegrammi privati secondo apposite tariffe. Del 1885, aderendo all’invito del Comitato Ornitologico Internazionale, alcune stazioni semaforiche furono incaricate anche di segnalare gli avvistamenti degli uccelli in migrazione.
E’ appena il caso di accennare al fatto che i semafori non hanno nulla a che fare con i fari, destinati solo a indicare la rotta alle navi e che sono costruiti sempre separati dal semaforo per evitare di notte facili confusioni fra le luci – anche se vi sono state eccezioni come a Porto Corsini dove le due funzioni erano svolte in comune.

Faro e semaforo di Porto Corsini
Il servizio semaforico fu disciplinato dalla legge 5 maggio 1869 n.5041 e dal relativo regolamento del 22 maggio 1870: fu affidato alla sorveglianza congiunta del Ministero della Marina e di quello dei Lavori Pubblici e il personale era composto dagli impiegati del secondo, che venivano scelti preferibilmente fra coloro che avevano prestato servizio nella Regia Marina.

Con la Legge 4773 del 14 luglio 1887 i semafori passarono integralmente alle dipendenze del Ministero della Marina mentre restava di competenza dell’amministrazione delle poste solo la gestione tecnica delle linee telegrafiche.

La rete delle stazioni semaforiche a fine ‘800
Se si osserva la mappa che mostra la dislocazione delle stazioni non si può fare a meno di notare come queste si addensassero molto di più in Sardegna e nel Tirreno rispetto allo Jonio e all’Adriatico. Considerato che in massima parte furono costruite alla fine del XIX secolo possiamo pensare che questa scelta sia stata dettata anche dalla preoccupazione di vigilare le mosse della Francia, con cui i rapporti non erano buoni, piuttosto che dell’Austria, legata all’Italia dalla Triplice Alleanza. I semafori erano incardinati al sistema della difesa locale e, secondo quanto scritto nell’articolo “Note sulla difesa costiera” pubblicato dal Tenente di Vascello Giovanni Segni nel numero di luglio 1897 della Rivista Marittima, era opportuno che i raggi di esplorazione fossero secanti in modo da non lasciare zone d’ombra; non dovevano essere situati in posizione troppo bassa ma neanche troppo elevata per il pericolo della nebbia ed essere sempre in grado d i comunicare anche mediante i tradizionali mezzi ottici per poter funzionare nel caso di interruzioni del telegrafo elettrico. Ad ogni modo furono costruiti ad altezze molto variabili in relazione a quanto potevano offrire i rilievi costieri. Si andò da un massimo di 606 metri sul livello del mare della stazione del Monte Pellegrino a Palermo ai 17 metri di Torre Chiaruccia a Capo Linaro e ai 20 di Porto Corsini. Le stazioni erano raggruppate in Zone Semaforiche e da ciascuna dipendevano anche le stazioni di vedetta che sorsero numerose soprattutto nei periodi bellici; erano in pratica semplici posti di avvistamento a volte limitati a brevi distanze o alla sorveglianza di specchi portuali.

Semaforo di Capo Noli. L’immagine evidenzia la prescritta pitturazione a scacchi bianchi e rossi – da cartolina
Nota della Redazione
La sommità di Capo Noli fu anche percorsa per secoli dal confine tra la Repubblica di Noli associata a Genova ed il Marchesato dei Del Carretto di Finale, nei secoli dal XVI al XVIII nell’orbita spagnola. Per raggiungere più direttamente il Ducato di Milano, la Spagna finanziò la costruzione della Strada Beretta da Finale a Carcare e progettò un porto sicuro nella cosiddetta baia dei saraceni a levante di Punta Crena. A poca distanza dall’attuale Semaforo si incontra la Torre delle Streghe, antica postazione genovese di avvistamento per prevenire gli assalti barbareschi, ma anche per contrastare il contrabbando del sale lungo il tortuoso itinerario costiero che da Noli, passando per l’antichissima chiesa di Santa Margherita, scendeva verso Varigotti. Una curiosità: percorrendo il tratto di Aurelia di Capo Noli si potrà scorgere una roccia che ricorda vagamente un leone. La leggenda narra che nel I secolo d.C, un certo Leone, marinaio della Repubblica marinara di Noli, abbia voluto viaggiare in Africa per vedere più da vicino gli esemplari di cui lui stesso portava il nome. Arrivato in Marocco si spinse alla loro ricerca e decise di portarsene uno via con sé. Tornato a Noli il marinaio rinchiuse il Leone in un recinto sulle alture delle Manie. Il leone però non smetteva mai di ruggire, forse per la mancanza della sua compagna (vogliamo essere romantici). Una notte riuscì a fuggire dalla sua gabbia spingendosi verso le rocce di Capo Noli, dove un mago decise di trasformare l’animale in pietra. Rimase così, immortalato in una roccia a picco sul mare. Si narra che ancora oggi, nelle giornate di vento di mareggiata, si possano sentire ancora i loro ruggiti della leonessa.

Semaforo di Belvedere di Siracusa (da cartolina)

Segnali semaforici ottici di presagio di tempesta – Fonte Elenco dei fari e segnali dell’Istituto Idrografico, anni ’20.
La rete fu completata in poco tempo e, successivamente, si accrebbe solo di poche nuove stazioni come Monte San Giuliano (odierna Erice) nel 1905 o Marina di Ravenna, attivata nel 1910.
| Ancona (Cappuccini) | 1799 | Asinara (Punta Scorno) | 1886 | Bari * | |
| Brindisi (Forte a mare) * | Campo alle Serre | 16 6.1886 | Capo Bellavista | 17.3.1891 | |
| Capo Caccia | 12.2.1890 | Capo Carbonara | 15.1.1889 | Capo Colonne | 10.2.1891 |
| Capo d’Anzio | 15.1.1890 | Capo d’Armi * | Capo Ferro | 13.1.1889 | |
| Capo Figari | 11.3.1890 | Capo Gallo | 5.7.1890 | Capo Mele | <1887 |
| Capo Noli | 1805 ca. | Capo Palinuro | <1838 | Capo Sant’Elia | 10.3.1890 |
| Capo Spadaro * | Capo Spartivento * | Capo Sperone | 15.3.1890 | ||
| Capo Testa | 9.1.1889 | Capraia Isola | 1.11.1889 | Capri | 1871 |
| Castelsardo | 29.3.1890 | Cozzo Spadaro * | Favignana * | ||
| Gaeta | 11.2.1890 | Giglio | 1865 | Gorgona | <1888 |
| La Maddalena (Guardia Vecchia) | 1888 | Ischia (Forio) * | Licata | 1.7.1890 | |
| Messina (Forte Spuria) * | Massalubrense * | Monte Argentario | 1.9.1885 | ||
| Monte Conero * | Monte Circeo | 1.7.1890 | Montegrosso | 7.2.1890 | |
| Monte Pellegrino * | Monte Saraceno * | Palascia (o Cerfignano, Lecce) * | |||
| Palmaria * | Pantelleria | 15 3 1890 | Piombino * | ||
| Po di Primaro * | Ponza | <1815 | Porto Corsini | 25.7.1890 | |
| Portofino | 1807 | Procida * | Punta Falcone | 1890 | |
| Salina isola | 25.8.1890 | San Benigno | 1799 ca. | Santa Maria di Leuca * | |
| San Teodoro * | Siracusa (Belvedere) | 25.8.1890 | Stromboli | 25.8.1890 | |
| Taormina | <1885 | Torre Chiaruccia | 11.5.1874 | Torre Mileto * | |
| Tremiti * | Ustica | 1.5.1890 | Ventotene * | ||
| Vieste * |
* = Semafori attivati prima del 1874
Date di attivazione dei semafori – va notato che molti sorsero su preesistenti posti di vedetta, talvolta antichissimi
Fine I Parte – continua
Guglielmo Evangelista
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PARTE I PARTE II

Guglielmo Evangelista
Nasce a Broni (PV) nel 1951. Laureato in giurisprudenza è stato ufficiale delle Capitanerie di Porto e successivamente funzionario di un Ente Pubblico. Ha al suo attivo nove libri fra cui “Storia delle Capitanerie di porto” , “Duemila anni di navigazione padana” e “Le ancore e la tiara – La Marina Pontificia fra Restaurazione e Risorgimento” ed oltre 400 articoli che riguardano storia, economia e trasporti. Collabora con numerosi periodici specializzati fra cui la Rivista Marittima”.
FONTE: Ocean4Future
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