
Nell’inverno del 1941-1942 la Marina Sovietica del Mar Nero aveva incrementato con i suoi sommergibili e le navi di superficie, gli attacchi contro il traffico marittimo dell’Asse, allora rappresentato da navi rumene, tedesche e italiane, lungo la costa dell’Ucraina e verso gli stretti dei Dardanelli. E ciò, nell’ambizioso progetto di bloccare i rifornimenti che via mare giungevano alle truppe operanti nelle prime linee del fronte russo, nonché quelli vitalissimi di prodotti petroliferi che dalla Romania (giacimenti e raffinerie di Ploiesti) partivano da Costanza per il Mare Egeo, e di qui raggiungere i porti italiani, in particolare Trieste, passando per il Canale di Corinto. Di fronte agli attacchi, nonché per minacciare più da vicino il traffico mercantile sovietico che si svolgeva tranquillamente con Sebastopoli, il baluardo della Crimea che sbarrava l’avanzata verso il Caucaso all’Esercito tedesco (Wehrmacht), Berlino ritenne fosse necessario di rafforzare il naviglio leggero nel Mar Nero.1
Nei giorni 8 e 9 gennaio 1942 la possibilità da parte tedesca di richiedere per il Mar Nero l’appoggio di piccoli mezzi navali italiane fu trasmessa al Capo di Stato Maggiore della Regia Marina, ammiraglio designato d’armata Arturo Riccardi, prima per telefono e poi per lettera, dall’ammiraglio Giuseppe Bertoldi, Ufficiale di Collegamento dello Stato Maggiore della Regia Marina italiana presso l’OKM, l’Alto Comando della Marina germanica, dopo un colloqui avuto con l’ammiraglio Kurt Fricke, Capo del 1° Reparto della Seekriegsleitung (SKL), il Comando operativo della Kriegsmarine. Da queste comunicazioni risultava che il grande ammiraglio Erich Raeder, Comandante in Capo della Marina germanica, lasciava all’ammiraglio Riccardi “la scelta dei mezzi sommergibili minuscoli, M.A.S., mezzi speciali – in definitiva ordigni trasportabili per ferrovia”, perché al momento attuale era da escludere “una richiesta di passaggio per i Dardanelli” (fissato nella convenzione di Montreux, Svizzera, del 20 luglio 1936 per le navi dei paesi belligeranti); non era “possibile inviare sommergibili tedeschi smontati per la via del Danubio e di altri mezzi minori” a causa del fiume ghiacciato; e infine perché “i mezzi della Marina da guerra romena non davano sufficiente affidamento”. Il 14 gennaio 1942, durante un incontro tra i Capo di Stato Maggiore delle due Marine, giunti a Garmisch (Baviera) con le loro delegazioni per discutere della situazione generale della guerra, il grande ammiraglio Raeder, mentre si preparava per il mese di aprile ad inviare nel Mar Nero sei motosiluranti e mezzi minori, chiese personalmente all’ammiraglio Riccardi, di impiegare anch’esso nel Mar Nero i suoi Mas.2

La richiesta era motivata dalla prossima offensiva di primavera (Operazione Blu, in tedesco Fall Blau), che aveva per obiettivo Novorossiysk, sulla costa orientale del Mar Nero, importante porto petrolifero del Caucaso, con lo scopo di risolvere la questione della nafta. Questo particolare fu portato il 25 gennaio dall’ammiraglio Riccardi all’attenzione del generale Ugo Cavallero, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate italiane, riferendo con lettera Supermarina n. 22933: “In un colloquio personale il Grande Ammiraglio mi ha chiesto se era possibile inviare Mas italiani in Mar Nero. Ho risposto che essi non erano trasportabili per ferrovia ed ho proposto invece l’invio di piccoli sommergibili e di mezzi d’assalto, pur precisando le limitazioni di impiego di questi mezzi. Il Grande Ammiraglio ha ringraziato rilevando che ogni aiuto in Mar Nero sarà utilissimo e convenendo che accordi ulteriori al riguardo potranno essere presi per il tramite del Comando Marina Germanica in Roma.”
Poiché la Marina tedesca disponeva allora in Mar Mero soltanto di forze piuttosto modeste, in particolare motozattere e naviglio similare, mentre quelle delle Marine della Bulgaria e della Romania erano pressoché inesistenti, e assorbite nella protezione del traffico che svolgendosi nella zona dei Dardanelli che non poteva essere indebolita, Supermarina si convinse che l’unica soluzione restava quella di ricorrere all’afflusso dei piccoli mezzi, come aveva richiesto Raeder, che il 22 febbraio ringraziò Riccardi “per la messa a disposizione dei mezzi d’assalto della Regia Marina”.4
Infatti, una volta che la richiesta di Raeder fu approvata dal Capo del Governo italiano, Benito Mussolini, fu dato inizio ai preparativi dei mezzi navali e delle basi destinate ad accogliere i Mas e i sommergibili tascabili, il tutto organizzato nella 6a Flottiglia al comando del capitano di fregata Francesco Mimbelli, già famoso comandante della torpediniera Lupo, e molto apprezzato dai Tedeschi. Il 24 febbraio, con il Promemoria n. 19 dall’oggetto “Invio di unità in Mar Nero”, Supermarina, l’organo operativo dell’Alto Comando navale, riportava che il giorno 20 il capitano di vascello Kratzenberg, accompagnato dall’Addetto Navale Contrammiraglio Lowish, aveva “visitato i mezzi a La Spezia”, che aveva preso tutti gli accordi con i Comandi italiani in loco, e “le unità offerte favorevolmente giudicate dai delegati tedeschi”.
Veniva anche fissato che le unità navali italiane sarebbero state “alle dipendenze del Comando Marina Germanica in Mar Nero”. Due giorni dopo fu fatto conoscere dal capitano di vascello Kratzenberg che la base dei mezzi navali sarebbe stata a Costanza, in Romania, utilizzando una base appoggio sommergibili rumena.5 Ma a questo punto sorgeva un problema, perché i mezzi non potevano passare per le circostanze politiche dall’Egeo nelle acque della Turchia, nazione neutrale, e quindi, come già detto, attraverso lo Stretto dei Dardanelli. Unica soluzione rimasta per fare affluire i mezzi nei porti della Romania, le loro basi iniziali, fu quella di far affluire il piccolo naviglio da guerra per via fluviale (Danubio), o addirittura con percorso stradale e ferroviario.
La Squadriglia di sommergibili tascabili prescelti, la n. 1 – costituita alla metà del 1941 – si componeva di sei unità subacquee del tipo CB da 36 tonnellate in emersione e 45 in immersione, dalla lunghezza di 15 metri, progettati dal maggiore del genio navale Spinelli, e costruiti dalla Ditta Caproni a Milano nel suo cantiere di Tolliedo (i due primi prototipi nel 1939) per conto della Regia Marina italiana, e consegnati, dopo prove che si dichiararono soddisfacenti, sebbene le loro dimensioni ristrette e la scarsa abitabilità dimostrassero di poter essere impiegati soltanto per missioni di breve durata.
In definitiva si trattava di battelli appositamente studiati per operare per la difesa ravvicinata dei porti e nella guerra antisommergibile sotto costa e in bassi fondali. Lunghi 15 metri e larghi 3, con una velocità massima in superficie, con motore diesel, di 7 nodi e mezzo, e di 6 nodi e mezzo in immersione con motore elettrico, erano guidati da un equipaggio di quattro uomini, portavano all’esterno e lateralmente a centro nave due tubi lanciasiluri da 450 mm,6 avevano una autonomia di 1.400 miglia dalla loro base, e la profondità di collaudo era di 55 metri.

Nel maggio del 1943 la Regia Marina formulò alla Caproni l’ordine di costruzione di altre 40 unità, e altri 10 all’AVIS di Castellamare di Stabia, che per gli avvenimenti succedutisi l’8 settembre, preceduti nell’agosto dallo spostamento delle maestranze in altri settori delle costruzioni navali, non poterono essere realizzati che in piccola parte. Per raggiungere una consistenza di 72 CB, la Ditta Caproni si era impegnata di costruirne 6 o 7 al mese. Ma di essi 12 soltanto entrarono in servizio nella Regia Marina, ed altri 14 che si trovavano in costruzione furono ultimati dopo 6
Per ottenere la maggiore semplicità nella costruzione dei CB i lanciasiluri furono sistemati esternamente allo scafo, e poiché non erano stagni durante le azioni di attacco in guerra parecchi lanci fallirono l’obiettivo a causa delle prolungate permanenze in acqua dei siluri. 6 l’armistizio dell’Italia con gli anglo – americani dalla Marina della Repubblica Sociale Italiana. Complessivamente i sommergibili CB entrati in servizio furono 26. Sul soddisfacente funzionamento di navigazione e operativo dei sommergibili tascabili abbiamo la versione dell’allora comandante del CB-3, tenente di vascello Giovanni Sorrentino, che operò in Mar Nero e che nel dopoguerra scrisse:7 “I CB, dal punto di vista tecnico costruttivo, erano dei veri gioielli, nel senso che, pur con un limitatissimo tonnellaggio, erano dotati di tutte le apparecchiature di un sommergibile normale. Lo scafo resistente permetteva di raggiungere la quota di 50 metri con un coefficiente di resistenza superiore all’unità: durante l’addestramento ebbi l’occasione di sostare sul fondo a 65 metri di profondità. La propulsione in immersione era assicurata da un motore elettrico che consentiva spunti di velocità di 12 nodi (per un’ora a batterie cariche), mentre per la navigazione di superficie si utilizzava un motore diesel del tipo di quello montato sui grossi automezzi, che consentiva un’autonomia di circa 1.500 miglia a velocità di crociera (5-6 nodi). Lo stesso motore era usato anche per la ricarica delle batterie. Le altre apparecchiature erano costituite da: un impianto idrodinamico calzoni per comandare il movimento dei timoni (orizzontale e verticale) nonché la manovra degli sfoghi d’aria e degli allagamenti; un apparato idrofonico costituito da una sfera di circa 40 cm. di diametro, inizialmente sistemata in coperta al centro della prora ma spostata poi in chiglia in modo da non essere obbligati ad immergersi per effettuare l’ascolto idrofonico; un periscopio fisso con possibilità di visione sia oculare che panoramica. Solo quando era al periscopio, il comandante poteva stare ritto in piedi; altrove bisognava stare seduti o comunque chinati. A prora era posto un ottimo materasso per poter riposare finalmente sdraiati; due tubi di lancio per siluri da 450 mm. sistemati esternamente ai lati dello scafo. ”

continua “I CB erano dotati di due portelli di ingresso: uno a proravia della torretta, dove stava il Comandante durante la navigazione in superficie e l’altro a poppavia della torretta stessa. Durante la navigazione in superficie con mare calmo, il Comandante poteva sedersi su di una specie di “mensola” saldata in torretta. 7″
Fine I parte – continua
Francesco Mattesini
Note
1 Archivio Ufficio Storico della Marina Militare (AUSMM), Scontri Navali e Operazioni di Guerra, cartella n. 9.
2 AUSMM, Supermarina 16 febbraio 1942, Risultato dei colloqui italo – tedeschi a Garmisch del 14 e 15 Gennaio 1942.
3 AUSMM, Convegno di Garmisch.
4 AUSMM, lettera n. Gkdos/Chefs. 94/42 A1.
5 AUSMM, Scontri Navali e Operazioni di Guerra, cartella n. 86.
6 Per ottenere la maggiore semplicità nella costruzione dei CB i lanciasiluri furono sistemati esternamente allo scafo, e poiché non erano stagni durante le azioni di attacco in guerra parecchi lanci fallirono l’obiettivo a causa delle prolungate permanenze in acqua dei siluri.
7 Daniele Lembo, I sommergibili tascabili italiani nel secondo conflitto mondiale, Grafica Ma.RO, 2006
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Andrea Mucedola
Ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), è laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l’Università di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all’Università di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. Ricercatore subacqueo scientifico dal 1993, nel 2019, ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD – AIOSS).
FONTE: Ocean4Future
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