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Le caratteristiche dei cacciamine italiani ed il loro probabile futuro coinvolgimento nella bonifica delle stretto di Hormuz

4 Aprile 2026

Riporto un post dell’amico Peppe Scarano molto di attualità e tutto da leggere.

Sicuramente l’Italia parteciperà, dopo il cessate il fuoco, di nuovo con i suoi cacciamine alla bonifica dello stretto di Hormuz.

Questa volta i nostri cacciamine si troveranno a combattere con mine particolari che si attivano non solo con la variazione dei campi elettromagnetico delle unità, ma anche per il rumore prodotto dalle stesse. La NATO e UE, e specialmente gli USA, non possono fare a meno delle nostre forze di cacciamine.

Quando nel 1987 la Marina Italiana “prestò” alla US Navy i dragamine con lo scafo in vetroresina rinforzata per sminare lo stretto di Hormuz minato dagli iraniani durante la guerra degli otto anni con l’Irak.

Un capitolo affascinante e spesso dimenticato della nostra storia navale recente. Parliamo dell’operazione “Golfo 1”, svoltasi tra il 1987 e il 1988.

In quel periodo, la “Guerra delle Petroliere” (una costola del conflitto Iran-Iraq) aveva reso il Golfo Persico una trappola mortale.

Gli iraniani utilizzavano mine navali di vecchia concezione ma efficacissime, che potevano essere attivate dal magnetismo o dal rumore delle grandi navi in metallo.

Ecco perché l’Italia divenne protagonista:

La Forza dei Legni Italiani

Mentre la Marina degli Stati Uniti (US Navy) puntava tutto su portaerei e cacciatorpediniere tecnologici, aveva paradossalmente trascurato la lotta contromine.

Le loro navi erano troppo grandi e “metalliche” per quei fondali minati.

L’Italia, invece, schierava i cacciamine della Classe Lerici. Queste unità erano (e sono) eccellenze mondiali per due motivi:

Scafo amagnetico: Realizzato in vetroresina rinforzata (tecnica evoluta dal legno), non attivava le mine magnetiche.

Silenziosità: Motori isolati per non attivare le mine acustiche.

La Missione e la Cooperazione

Non fu un semplice “prestito” di navi, ma una missione di scorta e bonifica in piena regola. La Marina Militare Italiana inviò una Task Force (il 18° Gruppo Navale) che comprendeva:

Fregate (come la Lupo o la Maestrale) per la protezione dai raid aerei e dai barchini veloci.

Cacciamine (come il Milazzo, il Vieste e il Sapri) per pulire i corridoi marittimi.

Il ruolo con gli americani:

In diverse occasioni, i cacciamine italiani lavorarono fianco a fianco con le unità USA. Gli americani rimasero talmente impressionati dall’efficacia dei nostri “gusci” che la loro successiva classe di cacciamine, la Classe Osprey, fu costruita su licenza italiana, basandosi proprio sul design della Intermarine di Sarzana.

Un aneddoto di “ingegno”

Si racconta che durante le operazioni, i sonar italiani fossero così precisi da individuare non solo le mine, ma persino vecchie lavatrici o relitti sul fondo che gli americani non riuscivano a distinguere. Fu un momento di enorme prestigio internazionale per la nostra Marina.

Nota storica: Fu proprio durante questa missione che l’Italia dimostrò di poter proiettare la propria forza navale lontano dalle acque di casa (il Mediterraneo), proteggendo i propri interessi economici e la libertà di navigazione.

Su indicazione del sig. Ernesto Pontieri aggiungo questo ulteriore approfondimento.

I motori amagnetici della Isotta Fraschini Motori (IFM) rappresentano un’eccellenza tecnologica mondiale, sviluppata specificamente per le unità navali dedite alla lotta contromine (Cacciamine).

Questi motori sono progettati per avere una “segnatura magnetica” (ovvero l’interferenza con il campo magnetico terrestre) quasi nulla, evitando così di far scattare le mine subacquee sensibili alle variazioni magnetiche prodotte dalle grandi masse metalliche delle navi.

Caratteristiche Tecniche Principali

Per ottenere l’amagneticità, Isotta Fraschini ha sostituito i componenti ferrosi tradizionali con materiali speciali:

Materiali: Largo utilizzo di leghe di alluminio, titanio e acciai inossidabili amagnetici ad altissima resistenza.

Resistenza agli Shock: Oltre all’amagneticità, questi motori sono progettati per resistere a fortissime accelerazioni derivanti da esplosioni subacquee ravvicinate (testati secondo rigorosi standard MIL).

Bassa Segnatura Acustica: Sono ingegnerizzati per emettere il minor rumore e vibrazioni possibili, riducendo anche il rischio di attivazione di mine a sensore acustico.

Modelli e Applicazioni

La serie storica e più celebre è la ID 36, prodotta in varianti da 6, 8 o più cilindri.

1. Cacciamine Classe Lerici / Gaeta (Marina Militare Italiana)

Su queste unità, i motori Isotta Fraschini non servono solo per la propulsione principale, ma soprattutto per la generazione di energia elettrica durante le operazioni di bonifica:

 * Motori installati: Tipicamente ID 36 SS 6V o versioni simili.

Funzione: Alimentano i motori elettrici silenziosi che permettono alla nave di muoversi con precisione chirurgica sul campo minato.

2. Diffusione Internazionale

Grazie alla leadership di Fincantieri (società madre di IFM), questi motori equipaggiano i cacciamine di numerose marine estere, tra cui:

Stati Uniti: Classe Avenger (MCM).

Altre Marine: Australia, Malesia, Nigeria, Thailandia e Algeria.

Il futuro: Idrogeno e Sostenibilità

Recentemente, Isotta Fraschini ha avviato progetti per integrare la tecnologia amagnetica con propulsioni a celle a combustibile (Fuel Cell) e idrogeno. L’obiettivo è creare unità navali ancora più silenziose, a emissioni zero e con segnature fisiche ulteriormente ridotte.

Nota di attualità: Negli ultimi anni si è discusso molto della competizione con i motori tedeschi MTU per le nuove commesse della Marina Militare, ma Isotta Fraschini rimane il punto di riferimento per l’integrazione completa “made in Italy” in questo settore critico.

Peppe Scarano

Un consiglio di lettura

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