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L’amianto affonda la Marina Militare. E le sue ‘vittime del dovere’

1 Maggio 2013

Arsenale Taranto

“Ancora morti e ammalati per patologie asbesto correlate all’Arsenale Marina Militare di Taranto, la più importante base navale d’Italia dove si sono svolte gran parte delle manutenzioni su navi e sommergibili coibentate con amianto il pericoloso cancerogeno le cui polveri sono causa di gravi malattie anche mortali“. La denuncia, ancora una volta, arriva dall’associazione ‘Contramianto ed altri rischi onlus‘, da sempre in prima linea in questa battaglia.

Solo nell’ultimo mese sono stati segnalati da Contramianto cinque nuovi casi: “tre decessi per mesotelioma, un operaio carpentiere dell’Arsenale di Taranto e due marinai con servizio a Taranto§; e due asbestosi, riferite entrambe a operai arsenalotti saldatori“. Ad un anno dalla prima audizione di Contramianto in Commissione Parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’amianto nelle Forze Armate, “sembra ancora inarrestabile ed in crescita il numero dei morti ed ammalati in Marina militare: una fetta consistente di quei decessi dovuti all’amianto ed alle navi militari riguarda la base Marina Militare di Taranto ed il suo Arsenale“, scrive ‘Contramianto’ in una lunga nota.

Ad oggi, sono 206 le patologie asbesto correlate in archivio Contramianto e riferiti a Marina militare e Arsenale di Taranto, delle quali 127 già segnalate da Contramianto alla Procura di Padova che ha competenza nazionale nei procedimenti penali. “Queste nuove evidenze fornite da Contramianto e altri rischi onlus – si legge nella nota dell’associazione – confermano come l’amianto ha ucciso e fatto ammalare non solo i marinai, ma anche centinaia di operai civili negli Arsenali Marina Militare. Questi casi hanno dato vigore alle indagini ancora in corso per accertare eventuali responsabilità dei vertici marina militare per quelle morti e quelle malattie causate dall’amianto anche tra gli operai civili“.

 

Intanto si stanno già svolgendo due maxi processi penali denominati “Marina uno” e “Marina due“, che vedono alla sbarra “decine di Ammiragli accusati a vario titolo per oltre sessanta tra decessi e malati di patologie asbesto correlate in marinai. Gli oltre duecento casi Marina Militare in archivio Contramianto sono riconducibili per la gran parte ad operai Arsenale di Taranto: meccanici, motoristi, elettricisti, elettronici, carpentieri, ma riguardano anche altre mansioni e Sottufficiali della Marina e sono suddivisi tra 61 mesotelioma, 47 tumori polmonari ed altre sedi, 98 asbestosi e placche pleuriche. Complessivamente il Registro Mesotelioma per la Puglia ha censito in ambito Marina militare 84 mesotelioma suddivisi in 48 casi operai Arsenale Taranto, 3 casi operai Arsenale di Brindisi e 33 sottufficiali Marina Militare“.

In attesa delle conclusioni delle indagini di Padova, che potrebbero portare all’apertura di nuovo processo penale “Marina tre“, si sta svolgendo al Tribunale di Taranto “il processo penale per lesioni personali colpose in un operaio carpentiere in ferro dell’Officina Costruzioni metalliche dell’Arsenale MM di Taranto, esposto all’amianto dal 1984 al 1999 affetto da asbestosi con gravi difficoltà respiratorie. Un procedimento nel quale Contramianto e altri rischi onlus è costituita parte civile e che riassume quelle che sono stati i possibili danni da amianto nelle officine dell’Arsenale e a bordo del naviglio militare. Sotto accusa per quella malattia causata dall’amianto sono finiti tre Ammiragli, Direttori dell’Arsenale di Taranto, che secondo il capo di imputazione dovranno rispondere per i danni alla salute dell’operaio“.

“La Marina Militare a Taranto ed il suo Arsenale costituiscono solo uno spaccato di quanto accaduto a livello nazionale con migliaia di decessi e malattie dovute all’amianto per le esposizioni alla polvere cancerogena di asbesto a bordo di navi e sommergibili e nelle attività di manutenzione navale degli operai civili della Difesa e della cantieristica navale dell’indotto Arsenale – prosegue nella nota Contramianto -. Una fitta nebbia di amianto avvolge le navi della marina ed i suoi morti colpevoli solo di aver lavorato sul naviglio militare e negli Arsenali contaminati da quel pericoloso cancerogeno che è l’amianto, le cui fibre manifestano i loro effetti mortali anche cinquant’anni dopo la prima esposizione“.

Secondo le cifre nazionali raccolte da Contramianto e riferite al Settore Difesa ed al periodo 1997-2012 i dati sono da brividi: 653 decessi per mesotelioma tra personale civile degli Arsenali MM e militari, macchinisti navali e marinai; i casi tumorali, per lo stesso periodo, crescono a 1123 se si considerano insieme ai mesotelioma anche le patologie dovute a cancro polmonare, tratto tracheale e laringe.

“L’amianto ha contaminato navi e sommergibili e le esposizioni all’asbesto nel naviglio ha costituito una pericolosa fonte di rischio dalla costruzione alla manutenzione con livelli di polveri cancerogene di amianto in alcuni casi ben superiori alle diecimila fibre litro – prosegue la nota -. Valori di esposizione all’amianto anche superiori alle mille fibre litro sono state accertate sino al 1997 dai controlli effettuati all’Arsenale MM di Taranto nel corso di lavori svolti a bordo di navi militari, livelli che sempre nel 1997 erano di 1235 fibre litro nel corso dei lavori sulle caldaie di bordo. Eppure della nocività dell’amianto si sapeva dagli anni trenta e ben prima del suo definitivo bando con la legge 257 del 1992 nel 1987 era già illegale l’amianto blu, la pericolosissima crocidolite, ancora presente sulle navi militari sino al 2000 come evidente dalla bonifica effettuata all’Arsenale MM di Taranto di Nove Tonnellate di Amianto Crocidolite e Crisotilo rimosse dalle navi di base nello Stabilimento jonico“.

Complessivamente “ammontano ad oltre mille le tonnellate di amianto rimosso dal naviglio militare; con le bonifiche ancora in corso e che secondo gli ultimi dati ufficiali hanno interessato 155 tra navi e sommergibili, molte di queste bonificate all’Arsenale di Taranto dove per il periodo 1996-2010 sono state quasi 700 le tonnellate di amianto rimosso dal naviglio militare e officine. Le vittime dell’amianto e le loro famiglie chiedono giustizia, pretendono che si faccia finalmente chiarezza sulle responsabilità per i danni alla salute dei lavoratori civili e militari esposti per decenni inconsapevolmente alle polveri mortali di amianto negli Arsenali e a bordo di navi e sommergibili, vogliono la verità su questa immane tragedia che ad oggi resta ancora senza colpevoli” concludono da Contramianto.

Ma come scriviamo da anni, purtroppo, questi lavoratori chiamate ‘vittime del dovere‘, vengono escluse dalle rivendicazioni di ambientalisti, politici, sindacati e quant’altri. Per il semplice e tristissimo motivo che non fanno ‘audience‘. Non danno visibilità alcuna. Non ‘attirano‘ come l’Ilva o le altre grandi industrie. Sono letteralmente invisibili. Come la ‘piuma’ di amianto che ha contaminato le loro vite e quelle delle loro famiglie. Ed infine, ahinoi, il tutto riguarda la Marina Militare: che a Taranto è una sorta di dama bianca intoccabile. Come accaduto e accade tutt’ora anche per l’inquinamento causato in Mar Piccolo in decenni di lavorazioni al pcb e non solo. Amen.

(leggi qui tutte le notizie sulle vittime del dovere http://www.corriereditaranto.it/?s=vittime+del+dovere)

FONTE: Logo CorriereTaranto

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