Dal sito Ares Osservatorio Difesa un interessante articolo a cura di di Giacomo Cavanna

Per la prima volta in maniera così strutturata, Regno Unito, Francia e Italia hanno deciso di coordinare le loro missioni navali nell’Indo-Pacifico, allineando l’impiego delle rispettive portaerei. Non si tratta di una forza congiunta né di un’alleanza formale, ma di un’intesa strategica.
La conferma arriva da un quesito parlamentare del deputato Ben Obese-Jecty (C) a cui ha risposto direttamente il ministro della Difesa Maria Eagle (Lab).
Il cuore dell’iniziativa: ECGII

Il coordinamento nasce all’interno dell’European Carrier Group Interoperability Initiative (ECGII), un’iniziativa che mira a migliorare l’interoperabilità tra le marine europee — non solo dal punto di vista tecnico, ma anche operativo e strategico. Nata in modo discreto, l’ECGII ora prende forma concreta: Londra ha confermato ufficialmente che la sua HMS Prince of Wales opererà in sintonia con la portaerei Charles de Gaulle francese e il Cavour.
Un mosaico a tre punte, dunque, in cui ogni Paese mantiene il pieno controllo sulle proprie navi, ma che dà un forte segnale di coesione europea in un’area ormai cruciale per gli equilibri globali.
Una presenza a rotazione

È importante chiarire che non si tratta di una forza d’intervento unica: le tre portaerei non navigheranno fianco a fianco come parte di una task force multinazionale, ma piuttosto si alterneranno nel teatro operativo, dando vita a una presenza europea continua e visibile, anche senza una struttura di comando comune.
Come ha precisato il Ministero della Difesa britannico in risposta a un’interrogazione parlamentare, non esistono obblighi vincolanti: ogni Paese mantiene la propria autonomia decisionale, decidendo in modo indipendente tempi, modalità e obiettivi della propria missione.
Indo-Pacifico come crocevia strategico

Non è un caso che questa intesa si concentri proprio sull’Indo-Pacifico. Dallo Stretto di Malacca alle isole artificiali del Mar Cinese Meridionale, passando per Taiwan e le rotte commerciali che alimentano l’economia globale, la regione è diventata un epicentro strategico. Una presenza navale ben visibile da parte delle democrazie europee serve non solo a proteggere gli interessi economici, ma anche a inviare un messaggio chiaro: la libertà di navigazione non è negoziabile.
In questo senso, il fatto che tre portaerei europee — simboli di potenza navale, capacità di proiezione e volontà politica — si avvicendino nell’area rappresenta un passaggio di maturità per l’Europa difensiva. L’ECGII consente un lavoro congiunto che va dal coordinamento delle comunicazioni al supporto logistico reciproco, fino alla possibilità di integrare assetti aerei ed elicotteristici — per esempio, un F‑35B britannico potrebbe operare da una portaerei italiana, o viceversa, con squadre di manutenzione multinazionali.
In un’epoca in cui l’interoperabilità è la chiave per affrontare crisi complesse e conflitti ibridi, questo livello di integrazione è molto più che simbolico.
Una lezione politica

In fondo, questo coordinamento tra Londra, Parigi e Roma rappresenta una risposta concreta a una domanda sempre più pressante: cosa può fare l’Europa da sola?
In un contesto globale segnato dalla competizione tra grandi potenze, dalle tensioni nel Mar Cinese Meridionale, dall’ambiguità strategica attorno a Taiwan e dalla crescente attività cinese, l’Europa ha bisogno di parlare con una voce più chiara e, talvolta, anche più forte in una zona del pianeta che è fondamentale per la sicurezza del Vecchio Continente.



