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Il Rapporto Marina 2024: prospettive, innovazioni e cambio di passo

10 Maggio 2025

Dal sito Insideover un approfondimento sul tema, a cura di Paolo Mauri

9 Maggio 2025

La Marina Militare italiana ha recentemente pubblicato il rapporto delle attività svolte nel 2024, un anno che possiamo definire, senza timori, di svolta epocale per la nostra forza armata e per tutto il sistema Italia. Prima di spiegare la motivazione di questa affermazione, ben chiarita dalla Marina, è bene soffermarsi sui cambiamenti del quadro strategico e sull’impegno della Forza Armata per soddisfare gli impegni stabiliti dalla Difesa che ne derivano.

Il 2024 è stato caratterizzato da due teatri di guerra che hanno pesantemente influenzato le aree di interesse del nostro Paese e, in generale, si è distinto per dinamiche geopolitiche e strategiche connotate da una rapidità nei cambiamenti senza precedenti, competizione, instabilità e incertezza. In tale situazione, la Marina ha focalizzato il proprio impegno per soddisfare esigenze imprescindibili quali essere presenti in mare e nei teatri operativi, per non risultare esposti all’iniziativa altrui e proteggere gli interessi nazionali; preparare lo strumento aeronavale (sistemi d’arma, dotazioni, efficienza, equipaggiamenti, formazione, supporto, etc.) per essere pronti a fronteggiare il confronto militare ad alta intensità in tutti i domini e anticipare gli eventi piuttosto che inseguirli; addestrarsi con il massimo realismo per essere rilevanti nel contrasto delle più attuali minacce, recependo in modo adattivo i ritorni dal campo; incrementare le attività di cooperazione, perché nessuno può fare da solo.

Diplomazia, cultura e Made in Italy

La Marina ricorda che siamo un Paese con oltre 8.000 km di coste, posto al centro del Mediterraneo (Allargato), con un’economia fortemente legata al mare (e che dovrebbe avere una vocazione marittima) e alla dimensione subacquea, dove le infrastrutture critiche sono sempre più esposte a rischi, come evidenziato dagli attacchi nel Baltico e in altre parti del globo. Quello della Marina è stato un impegno essenziale per proteggere il cluster marittimo nazionale, per mantenere aperte le vie di comunicazione marittima e gli stretti, per sorvegliare e mantenere sicuri i fondali e per proiettare diplomazia, cultura e Made in Italy. Questo sforzo è ben rappresentato dal numero di mezzi e uomini che quotidianamente è impegnato nelle varie attività: si tratta di 30 unità navali di vario tipo, 2 compagnie del Reggimento San Marco, 12 aeromobili, 2 sommergibili, 10 stazioni radar costiere e altrettante sale operative. Come detto, si tratta di assetti impegnati quotidianamente, 365 giorni l’anno.

Per rispondere alle sfide di un mondo sempre meno sicuro, la Marina ha accelerato la sperimentazione già in corso di alcune capacità e l’adattamento di altre, esplorando ogni utile forma di sinergia con l’industria nazionale, alla quale è stato richiesto un improcrastinabile cambio di passo, sia per quanto riguarda la produzione di mezzi e munizionamento, sia nell’innovazione dei prodotti e dei relativi processi di realizzazione, affinché ciò che si progetta e realizza possa recepire, in modo “adattivo” e nel minor tempo possibile, le esigenze dettate dallo scenario e dai ritorni dal campo, che sono sempre più dinamici e, per certi versi, imprevedibili.

La proiezione in Indo-Pacifico

Il 2024 è stato un anno chiave per una serie di motivazioni, prima su tutti la missione in Indo-Pacifico che ha certificato la IOC (Initial Operational Capability) della componente F-35B di nave Cavour, ma anche perché quella lunga esperienza dall’altra parte del globo ha permesso di migliorare la sinergia intra ed inter arma (sul Cavour erano presenti F-35B dell’Aeronautica Militare), di sviluppare meglio la cooperazione con alleati e partner (pensiamo all’esercitazione Pitch Black in Australia) e soprattutto di implementare le relazioni con altri Paesi chiave per la nostra politica di sicurezza nella più classica delle azioni di naval diplomacy. La campagna di proiezione in Indo-Pacifico ha permesso poi di accelerare il processo di sviluppo del primo CSG (Carrier Strike Group) nazionale, che operando con caccia di quinta generazione rappresenta una capacità nazionale di assoluto pregio per la Difesa, e una capacità che solo le marine di Stati Uniti e Regno Unito dispongono oltre alla nostra.

La Marina è stata impegnata, con varie missioni e anche sotto comandi diversi, in tutto il Mediterraneo Allargato e anche oltre: nel Golfo di Guinea, l’attività di sorveglianza e anti-pirateria è stata costante; missioni sono state svolte in ambito europeo, come Aspides di protezione al traffico navale nel Mar Rosso che ha coinvolto unità navali di superficie in attività combat vere e proprie (generando quindi preziosa esperienza); altre sono state svolte in ambito NATO e altre ancora hanno riguardato l’attività scientifica in Artico, dove nave Alliance ha continuato la missione High North cominciata nel 2020.

Nel 2024 la Marina si è concentrata sull’approntamento dello strumento marittimo per affrontare lo spettro più alto del confronto militare, come accade in Mediterraneo, dove sempre più attori internazionali sono presenti coi propri assetti militari (ad esempio la Cina), e dove la flotta russa, pur non costituendo una minaccia diretta, rappresenta una minaccia immanente, o in Mar Rosso. A fronte di uno scenario così dinamico è stato intensificato e rifocalizzato l’addestramento, adottando un vero e proprio cambio di mentalità nel perseguire il realismo, in piena attinenza al paradigma del “train as you fight”.

Capacità, sostenibilità e connettività

In tale contesto, a maggio 2024 è stata effettuata, coinvolgendo la Marina francese, l’esercitazione Mare Aperto – Polaris, evento addestrativo di grandezza senza precedenti nel Mediterraneo, ad altissima intensità e spiccato realismo, cui hanno partecipato 50 navi, 6 sottomarini, 63 velivoli, 300 mezzi anfibi e oltre 10mila militari di 26 nazioni. È stata un’attività unica nel suo genere, con la contrapposizione dei gruppi portaerei di Italia e Francia e conseguenti azioni nel campo del Sea Control, Sea Denial, Power Projection Ashore e Maritime Security Operations, termini che definiscono i vari aspetti del più ampio concetto di Dominio del mare. Il 2024 è stato anche l’anno in cui il PNS (Polo Nazionale della dimensione Subacquea) ha visto l’emissione i primi bandi per la ricerca ed è stato l’anno in cui è entrata in servizio nave Trieste, una nave da assalto anfibio che ha una spiccata vocazione multiruolo (è in grado di operare con gli F-35B) che andrà a comporre il prossimo (temporalmente parlando) Amphibious Task Group (ATG) insieme a rifornitori e navi di scorta (fregate/PPA/cacciatorpediniere).

Come sarà il futuro? La Marina afferma che lo sviluppo dello strumento marittimo è rivolto all’obiettivo di avere una flotta di mezzi di superficie, aerei e subacquei capace di generare “massa critica” per produrre effetti rilevanti dove e quando serve, attraverso la rispondenza a requisiti preminenti quali la capacità di fuoco (qualificata dal numero e tipologia di sistemi di lancio e di munizioni), la sostenibilità (qualificata dall’autonomia logistica assicurata dalla singola unità e dal supporto afloat esprimibile dal gruppo navale) e la connettività: le unità e i sistemi d’arma imbarcati sono parte integrante di un “sistema di sistemi” basato su una solida architettura di Comando e Controllo e di scambio dati, tali da consentire la piena interconnessione di tutti i mezzi, sensori ed effettori imbarcati e proiettati sul campo di battaglia. Altro importante elemento che qualifica l’approccio italiano alla progettazione delle unità di superficie è la versatilità, ossia la predisposizione per assolvere un ampio spettro di missioni, anche ad alta intensità.

In quest’ottica rivolta al futuro, la Marina ha espresso (o sta esprimendo) progetti/concetti per nuovi cacciatorpediniere (DDX), nuove fregate (FREMM EVO) e nuovi sottomarini a propulsione nucleare.

FONTE: Insideover

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