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Difesa italiana verso il futuro: deterrenza avanzata, 160.000 militari e 35.000 riservisti nella strategia del Gen. Portolano

18 Luglio 2025

Un articolo dal sito Ares Osservatorio Difesa, a cura di Giacomo Cavanna, tutto da leggere.

di Giacomo Cavanna
Durante l’audizione presso la Commissione Difesa del Senato, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, ha illustrato le nuove direttrici strategiche per le Forze Armate italiane, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’Italia nella difesa euro-atlantica e nella sicurezza globale.

L’analisi del Generale parte da un quadro geopolitico sempre più instabile: il conflitto russo-ucraino senza prospettive negoziali, la tensione crescente tra Israele e Iran, l’instabilità cronica nel Mediterraneo allargato e l’espansione russa nel Sahel e in Libia.

Il Generale Portolano ha evidenziato come il baricentro strategico si stia spostando verso una postura più solida in termini di deterrenza, difesa nazionale e capacità di proiezione, con un chiaro cambio di paradigma rispetto agli anni passati, dominati dalle operazioni di stabilizzazione.

Un nuovo modello per le Forze Armate italiane

Il progetto delineato dal Generale Portolano prevede la creazione di uno strumento militare interforze, scalabile e pronto, capace di operare efficacemente nei cinque domini classici, terrestre, marittimo, aereo, cibernetico, spaziale e nel dominio cognitivo.

L’obiettivo dichiarato è uno strumento all’avanguardia, interamente multidominio, proiettabile, con decisioni rapide e una superiore capacità di deterrenza contro minacce convenzionali, asimmetriche e tecnologiche, in aderenza ai piani regionali della NATO e al nuovo Piano Militare di Difesa Nazionale.

Linee guida operative

Il Generale Portolano ha esposto con chiarezza la visione strategica articolata lungo cinque direttrici fondamentali. La prima riguarda il rafforzamento capacitivo, ovvero un processo di modernizzazione profonda che coinvolge mezzi, equipaggiamenti e sistemi d’arma, con una particolare attenzione all’integrazione delle nuove tecnologie per il contrasto delle minacce ipersoniche, spaziali e cibernetiche.

La seconda direttrice si concentra sulla proiezione internazionale dello strumento militare nazionale. L’obiettivo è garantire la capacità di proiettare forze nei quadranti strategici di maggiore interesse per l’Italia, operando sempre in piena sinergia con l’Alleanza Atlantica, con l’Unione Europea e attraverso iniziative nazionali come il Piano Mattei in Africa.

La terza direttrice verte sull’innovazione tecnologica. La Difesa italiana punta a un’accelerazione decisa su ambiti strategici come l’intelligenza artificiale, la tecnologia quantistica, i sistemi a pilotaggio remoto – sia aereo che navale e terrestre – e la guerra cibernetica, mantenendo un legame strutturale con l’industria nazionale della difesa e con il mondo della ricerca.

La quarta direttrice riguarda la razionalizzazione organizzativa dello strumento militare, intervenendo sulla revisione e l’efficientamento delle strutture operative, con l’obiettivo di aumentare la prontezza, la reattività e la capacità decisionale in tempi ridotti.

Infine, la quinta linea d’azione è dedicata alla valorizzazione del personale, considerato il vero asset strategico della Difesa. Le priorità includono l’incremento degli organici, la creazione di una riserva operativa a supporto delle forze regolari, il ringiovanimento dei ranghi e la valorizzazione delle competenze, soprattutto nei nuovi domini ad alta specializzazione.

Focus sulle capacità missilistiche e spaziali

Nel corso del suo intervento, il Generale Portolano ha illustrato nel dettaglio le direttrici di potenziamento più significative che caratterizzeranno la trasformazione dello strumento militare italiano nei prossimi anni. In primo luogo, una priorità assoluta viene assegnata al rafforzamento delle capacità di difesa aerea e missilistica.

In tale ambito, è previsto un importante incremento delle scorte strategiche di munizionamento, con l’acquisizione di ulteriori missili Aster 15 e Aster 30, incluso il più avanzato Aster 30 B1NT per la difesa anti-missile. Parallelamente, si prosegue nell’integrazione del sistema CAMM-ER, già selezionato dalla Difesa per la sua capacità di intercettare bersagli multipli e manovranti, e nello sviluppo di nuovi programmi nazionali come il sistema Grifo e il Medium Advanced Air Defence System.

In prospettiva futura, si guarda con particolare attenzione all’evoluzione delle minacce ipersoniche, prevedendo l’introduzione di sensori radar e sistemi di allerta precoce di nuova generazione, capaci di intercettare e contrastare vettori ultra-veloci e manovranti.

Un secondo pilastro strategico riguarda il dominio spaziale, ormai riconosciuto come ambiente operativo a tutti gli effetti. La Difesa italiana intende potenziare sensibilmente le proprie capacità SATCOM per le telecomunicazioni strategiche e l’osservazione terrestre, puntando allo sviluppo di nuove costellazioni satellitari ad alta risoluzione.

Di pari passo, si lavorerà sul rafforzamento della protezione attiva degli assetti spaziali, predisponendo contromisure contro minacce dirette, quali armi anti-satellite cinetiche e cyberattacchi mirati. Centrale sarà anche il consolidamento della capacità nazionale di Space Situational Awareness (SSA), per garantire un monitoraggio continuo dello spazio, elemento oggi imprescindibile per la protezione delle infrastrutture critiche nazionali.

Ammodernamento Esercito

Il Generale ha poi evidenziato la centralità del dominio terrestre, con un robusto programma di ammodernamento delle capacità di artiglieria e fuoco a lungo raggio. È previsto l’aggiornamento profondo degli obici semoventi PZH2000 e dei sistemi lanciarazzi multipli MLRS, integrando nuove munizioni a guida di precisione.

Inoltre, il piano prevede l’acquisizione dei moderni sistemi HIMARS, già ampiamente impiegati in ambito NATO, e l’introduzione di nuovi obici semoventi ruotati destinati a equipaggiare le brigate medie, così da incrementare la mobilità e la potenza di fuoco anche nei teatri più dinamici.

Sempre sul piano terrestre, la trasformazione coinvolgerà anche la componente di fanteria corazzata e meccanizzata. Il Generale Portolano ha confermato l’avvio della completa sostituzione degli attuali veicoli da combattimento pesanti, con l’introduzione di nuovi Infantry Fighting Vehicles (IFV) cingolati di ultima generazione, capaci di offrire maggiore protezione, potenza di fuoco e connettività digitale. Al contempo, si punterà a rafforzare la componente ISR – intelligence, sorveglianza e ricognizione – attraverso l’acquisizione di sistemi senza pilota, sia aerei che terrestri, finalizzati alla sorveglianza del campo di battaglia e all’acquisizione di obiettivi.

Un importante passo avanti sarà rappresentato dall’implementazione della cosiddetta “bolla tattica digitale”, un ecosistema integrato in grado di garantire la condivisione sicura e continua delle informazioni tra le unità sul terreno, supportato da avanzate contromisure di guerra elettronica e cyber defence, con l’obiettivo di garantire la superiorità informativa in ogni scenario operativo.

Dominio marittimo

Una delle prime priorità riguarda l’incremento delle capacità antisommergibile, ambito sempre più rilevante nel Mediterraneo e nei quadranti euro-atlantici, alla luce della crescente attività subacquea da parte di potenze ostili. La strategia prevede l’introduzione di nuovi sistemi sonar di ultima generazione e l’acquisizione di piattaforme aeree dedicate, attraverso l’impiego di velivoli da pattugliamento marittimo (MPA) capaci di operare su vaste aree per la localizzazione, il tracciamento e la neutralizzazione di minacce subacquee.

Altro asse strategico è l’ampliamento delle capacità di attacco stand-off, con l’inserimento di nuove munizioni a lungo raggio e sistemi missilistici antinave di precisione. L’obiettivo dichiarato è garantire un potere di fuoco capace di ingaggiare bersagli a grande distanza, incrementando la capacità di dissuasione in scenari ad alta intensità, anche contro piattaforme navali avanzate.

Particolare attenzione è stata posta anche allo sviluppo di mezzi subacquei senza equipaggio (UUV – Unmanned Underwater Vehicles), finalizzati a garantire una protezione continua delle infrastrutture energetiche nazionali, incluse le dorsali di cavi sottomarini e gli impianti offshore, settori sempre più vulnerabili a minacce ibride e asimmetriche.

Infine, sarà significativamente potenziata la sorveglianza marittima continua, attraverso l’ammodernamento della rete radar costiera e l’introduzione di nuovi sistemi radar con capacità di rilevamento multi-spettrale.

A supporto di queste attività saranno introdotti anche droni navali imbarcati sulle unità della Marina Militare, in grado di svolgere compiti di ricognizione e sorveglianza persistente anche in aree a rischio elevato, ampliando così la capacità di proiezione e presenza della componente navale italiana.

Forza aerea

Un primo elemento centrale è rappresentato dall’incremento quantitativo e qualitativo della flotta F-35, con l’acquisizione programmata di ulteriori 25 velivoli stealth, che porteranno il totale complessivo da 90 a 115 unità. Nello specifico, l’Italia disporrà di una componente bilanciata composta da 75 F-35A, versione convenzionale da superiorità aerea e attacco, e 40 F-35B, variante a decollo corto e atterraggio verticale, fondamentale per operare sia da basi avanzate che da portaerei.

Parallelamente, si prevede un’importante operazione di rinnovamento della linea Eurofighter Typhoon. Verranno acquisiti 24 nuovi caccia multiruolo, destinati a sostituire progressivamente le piattaforme più anziane, che raggiungeranno la fine della loro vita operativa entro il 2029. Questo consentirà di mantenere elevata la prontezza operativa della componente da superiorità aerea convenzionale, garantendo capacità avanzate sia in scenari aria-aria che aria-superficie.

Un tassello strategico fondamentale sarà poi lo sviluppo del Global Combat Air Programme (GCAP), un progetto trilaterale che vede l’Italia al fianco del Regno Unito e del Giappone per la realizzazione del sistema di combattimento aereo di sesta generazione. Il GCAP rappresenta il salto tecnologico più rilevante previsto per il prossimo ventennio, combinando capacità stealth avanzata, sensoristica integrata, intelligenza artificiale, droni loyal wingman e operatività pienamente multidominio.

A completare la trasformazione del dominio aereo vi è il rafforzamento delle capacità ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) e di guerra elettronica con l’acquisizione di velivoli Gulfstream G550 in configurazioni specializzate: CAEW, JAMMS (Joint Airborne Multimission Multisensor System), Electronic Attack e addestramento.

Riforma del personale

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha confermato l’obiettivo di consolidare un modello organico strutturato su 160.000 unità militari attive, un traguardo già sancito dal recente riordino previsto dal decreto legislativo 185 del 2023.

A questo modello si affiancherà la costituzione di una riserva nazionale strutturata, una novità significativa per la Difesa italiana. La riserva sarà dimensionata tra 30.000 e 35.000 persone e articolata in tre componenti specifiche, ciascuna con compiti ben definiti:

  • una riserva operativa, pensata per fornire un supporto diretto e immediato alle forze regolari nelle attività addestrative e nelle operazioni in patria e all’estero;
  • una riserva specialistica, rivolta a personale con competenze avanzate nei settori tecnologicamente più sensibili e strategici, come il cyber spazio, le operazioni spaziali, l’intelligenza artificiale e i sistemi complessi di comando e controllo;
  • infine, una riserva territoriale, con funzione di supporto locale, utile a garantire la continuità operativa delle infrastrutture militari nazionali e il presidio delle attività logistiche e addestrative sul territorio.

La valorizzazione del capitale umano passa anche attraverso una profonda revisione dei percorsi di carriera e delle condizioni economiche, con particolare attenzione al trattamento pensionistico dedicato alle specificità del personale militare. Portolano ha sottolineato l’urgenza di introdurre maggiori incentivi economici per rendere più attrattiva la carriera militare, soprattutto nei settori ad alta specializzazione, nonché la necessità di percorsi formativi innovativi per preparare il personale ai nuovi domini operativi, dalla cyber defense al multidominio.

Un’attenzione particolare sarà riservata anche al personale civile del Ministero della Difesa, con l’obiettivo di valorizzare le competenze già presenti, garantire un adeguato turnover generazionale e promuovere l’assunzione di nuove professionalità altamente qualificate, in particolare nei settori della gestione industriale, del procurement, della cyber security, dell’aerospazio e della comunicazione strategica.

Europa della Difesa

Un passaggio dell’intervento del Generale Portolano ha riguardato il tema della difesa europea, ambito nel quale ha evidenziato con lucidità le gravi carenze strutturali che ancora oggi impediscono all’Unione Europea di assumere un ruolo autonomo e credibile nel panorama della sicurezza internazionale. Portolano ha denunciato come, nonostante le ambizioni più volte dichiarate a livello politico, l’Europa sia ancora priva di un comando operativo unificato e credibile, capace di pianificare e condurre operazioni militari complesse al di fuori del quadro NATO.

Ulteriori criticità riguardano l’assenza di una rete di comunicazioni sicura e classificata a livello europeo, fondamentale per la gestione delle informazioni sensibili e delle operazioni strategiche congiunte. A queste lacune si aggiunge la mancanza di un centro di fusione dati e intelligence realmente integrato, elemento essenziale per garantire una piena consapevolezza situazionale e facilitare il processo decisionale comune.

Infine, Portolano ha sottolineato come l’Europa continui a essere priva di una vera dottrina militare strategica condivisa, un documento guida capace di orientare le scelte capacitive e operative nel lungo periodo, sul modello di quanto già avviene all’interno dell’Alleanza Atlantica.

Alla luce di queste evidenti criticità, la posizione dell’Italia – ha ribadito il Generale – resta ancorata al rafforzamento del cosiddetto “pilastro europeo della NATO”. L’obiettivo strategico italiano è quello di contribuire al consolidamento delle capacità militari continentali, evitando però inutili duplicazioni rispetto agli assetti e agli strumenti già disponibili in ambito NATO, promuovendo al contrario una maggiore integrazione funzionale e operativa tra le due organizzazioni.

In chiusura, il messaggio di Portolano è stato chiaro: la sicurezza nazionale italiana non può prescindere da una Difesa pronta, tecnologicamente avanzata e credibile, pienamente integrata negli sforzi collettivi dell’Alleanza Atlantica ma al tempo stesso capace di esprimere una propria autonomia operativa nei settori strategici, rafforzando così il ruolo internazionale del Paese e contribuendo alla stabilità euro-mediterranea.

FONTE: Ares Osservatorio Difesa

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