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Cacciatorpedinieri Ddx per la marina italiana: ecco che armi potrebbero trasportare

22 Ottobre 2024

Le nuove navi per la Marina Militare italiana avranno un dislocamento maggiore e un radar più performante che ne faranno praticamente degli incrociatori.

Paolo Mauri

Sono emersi nuovi dettagli riguardanti il progetto (tutto italiano cui prende parte anche Fincantieri) Ddx per una nuova classe di cacciatorpediniere destinati alla Marina Militare italiana che dovrà andare a sostituire i due, ormai vetusti, classe “Durand de la Penne” entrati in servizio nel 1993 e che affiancheranno i due classe “Doria” (o “Orizzonte”). Rid ha infatti diffuso la notizia che il dislocamento delle nuove future unità passerà dalle 11mila tonnellate alle 14/14500 a pieno carico (stimabili), facendone di fatto, per quanto riguarda questa caratteristica, dei veri e propri incrociatori. Per fare un paragone (forse improprio dato il tempo trascorso), un cacciatorpediniere della Seconda Guerra Mondiale aveva un dislocamento intorno alle 2100 tonnellate e un incrociatore della serie “Trattati” dislocava circa 10mila tonnellate. Il nuovo Ddgx statunitense, il progetto per il nuovo cacciatorpediniere per la U.S. Navy, dovrebbe avere un dislocamento di circa 13mila tonnellate, ovvero più di un incrociatore classe “Ticonderoga”, e sarà secondo – per tonnellaggio – solo ai 3 classe “Zumwalt”, da più di 15mila tonnellate. Perché la tendenza nelle costruzioni navali militari è quella del “gigantismo” ma non fine a sé stesso: nuovi sistemi d’arma, nuovi compiti e quindi nuove dotazioni elettroniche richiedono maggiore potenza, quindi più generatori e relativi sistemi di raffreddamento, quindi maggiore spazio nell’opera viva delle unità navali. Più ancora le nuove costruzioni dovranno essere versatili e capaci di imbarcare sistemi d’arma all’avanguardia come laser e armi a microonde quando disponibili: altri “accessori” che richiedono energia e raffreddamento. Se la modularità spinta è ormai diventata un requisito per tutte le marine, anche per quelle che potrebbero permettersi navi capaci di assolvere pochi, determinati, compiti come quella Usa, essa è andata di pari passo con l’ingrandimento delle dimensioni delle costruzioni: un esempio su tutte è proprio quello dei nostri pattugliatori polivalenti d’altura (Ppa), realizzati da Fincantieri, che hanno un dislocamento di circa 6600 tonnellate e possono essere configurati con “moduli” standard a seconda della tipologia di missione che devono eseguire pur mantenendo, by design, una vocazione principale a seconda delle versioni (light, light+ e full). Per far capire al lettore di cosa stiamo parlando, ricordiamo che il dislocamento medio delle fregate italiane classe “Bergamini” (o Fremm), fabbricate da Fincantieri, è di circa 6900 tonnellate. Tornando al progetto Ddx, sempre Rid riferisce che i nuovi cacciatorpediniere monteranno un radar di Leonardo del tipo bi-banda a facce fisse che opererà in banda X e in banda S la quale si utilizza, oltre che per l’avvistamento precoce e scoperta, anche per la guida dei missili grazie a dimensioni e potenza installate notevoli. Come già accennato, questo è uno dei motivi per i quali i Ddx saranno grandi come un incrociatore e soprattutto fanno pensare che le nuove unità avranno, tra i propri compiti, anche la difesa antimissili balistici. Venendo al lato missilistico, al momento si parla di 80 celle dei sistemi di lancio verticali A-70 e A-50, che sono di più delle 64 originariamente previste ma sempre meno delle 96 di classe “Arleigh Burke” statunitense o delle 128 di classe “Type 055” cinese. Ancora un po’ troppo poche se consideriamo il numero di unità che intendiamo acquisire (due) e il volume di fuoco complessivo di un Csg (Carrier Strike Group) nazionale rispetto a uno statunitense, britannico, francese o cinese. Tuttavia si riferisce anche che sui cacciatorpediniere potrebbero venire imbarcati i lanciatori multi-missile A-70 Ng (Next Generation), attualmente in fase di studio, che saranno in grado di impiegare missili antinave di nuova generazione, missili Aster per la difesa aerea e antimissile, e l’intercettore anti-ipersonico “Aquila” (che però vedrà la luce in circa 10 anni). Forse proprio pensando alla dotazione di vettori per compiti diversi, sarebbe il caso di aumentare il numero di celle in modo da poter avere abbastanza missili per ogni evenienza, considerando le esperienze fatte recentemente in Mar Rosso e le prospettive di futuri conflitti di attrito a carattere convenzionale.

FONTE: Il Giornale

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