L’annuncio arrivato nel corso della presentazione del piano industriale 2026-2030. Investimenti a Muggiano e Riva per ridurre i tempi di realizzazione delle navi militari

Una linea produttiva all’interno dell’Arsenale militare, dove allocare la costruzione dei sottomarini, al fine di sopperire alla carenza di spazi e far fronte all’enorme crescita degli ordini. Fincantieri mette nel mirino la base navale spezzina. Il piano di investimento collegato a doppio filo all’ambizioso programma di ’capacity boost’ per incrementare la produzione nella Difesa, toccherà non solo il Muggiano. Nel piano industriale 2026-2030 presentato dall’ad Pierroberto Folgiero nel corso del ’Capital markets day 2026’, viene infatti annunciato “l’utilizzo delle aree dell’Arsenale di La Spezia per la produzione di sottomarini”. Per il colosso della cantieristica, da anni presente all’interno della base navale per le opere di refitting, sarebbe una svolta. Capannoni dismessi e bacini che potrebbero avere una nuova vita, in un momento storico in cui sull’Arsenale è forte il dibattito legato al famigerato piano ’Basi Blu’. Di certo, Fincantieri da tempo cercava spazi sul territorio per ampliare la capacità produttiva, e lo spostamento di buona parte della produzione dei sottomarini all’interno delle mura arsenalizie libererebbe spazi al Muggiano – dove è in corso la costruzione dei nuovi sommergibili U212 NFS per la Marina Militare italiana, destinati a sostituire le vecchie classi Sauro –, da dedicare alla realizzazione di nuove navi. Peraltro, non sono un mistero i fitti contatti tra Marina e Fincantieri non solo per la progettazione di sommergibili di nuova generazione, ma anche nel campo dell’underwater, dove la stessa Fincantieri ha già mostrato la volontà di essere protagonista all’interno del Polo nazionale della subacquea situato proprio alla Spezia.
La certezza è che Fincantieri investirà molto sul territorio per incrementare la produttività degli asset, e anche per centrare un altro degli obiettivi del piano industriale, ovvero la riduzione dei tempi di costruzione delle navi a 32 mesi, da raggiungere con gli investimenti previsti dalla ’fase 1’ del piano industriale proprio negli impianti di Riva Trigoso (dove è prevista una terza linea di varo) e La Spezia. “Siamo molto confidenti che queste azioni nei cantieri di Riva e Muggiano ci consentiranno di tagliare moltissimo i tempi di produzione” ha detto l’ad Folgiero, che ha evidenziato come “Fincantieri si conferma protagonista della trasformazione dell’industria navale globale, continuando a investire in tecnologia, digitalizzazione e capacità produttiva per garantire al gruppo una leadership duratura nei segmenti a maggior valore aggiunto e una crescita profonda di lungo periodo”. Un piano, quello con forti ricadute nello Spezzino, che non trova molto concorde i sindacati.
Il segretario provinciale della Uilm, Graziano Leonardi, che da tempo spingeva affinché l’Arsenale fosse messo a disposizione delle eccellenze del territorio, non può che essere soddisfatto. “Il polo della Difesa che auspicavo da tempo alla fine è nato, anche se l’ubicazione non è proprio quella immaginata – dice Leonardi –. Sono molto soddisfatto per la scelta di Fincantieri: c’è fame di spazi, il sistema produttivo ha necessità di aree, grandi aziende come Leonardo, Fincantieri, ne hanno bisogno oggi, non domani, e se non ne trovano qui il rischio è che vadano da un’altra parte. Ora il prossimo tassello deve essere quello per il nuovo bacino del Muggiano”. Più cauto Marzio Artiaco, segretario provinciale di Fiom Cgil. “Una cosa che abbiamo saputo dai comunicati stampa, e per la quale aspettiamo i necessari chiarimenti dell’azienda. Spostare la produzione dei sottomarini in Arsenale potrebbe aprire una serie di problemi di non poco conto, a partire dalla gestione del personale; bisognerebbe capire come verrà strutturata la nuova unità operativa, capire come verrà gestita, oltre a tutta una serie di aspetti legati ai lavoratori che non devono essere sottovalutate”.


