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Attraversare l’Artico in immersione: l’Operazione Sunshine del USS Nautilus di Giancarlo Poddighe

27 Settembre 2026

Dal sito Ocean4Future il seguito dell’articolo sul Nautilus a cura di Giancarlo Poddighe

Dopo aver introdotto la nascita dell’USS Nautilus, primo sottomarino a propulsione nucleare statunitense, racconterò oggi la sua straordinaria missione di attraversamento dell’Artico che fu denominata Operazione Sunshine.

USS Nautilus (SSN-571) entered New York Harbor on 25 August 1958, after her voyage under the North Pole. National Archives photograph, USN 1037458.

Tutto iniziò con l’autorizzazione/ordine del Presidente degli Stati Uniti Eisenhower alla Marina degli Stati Uniti di tentare un transito sottomarino del Polo Nord in risposta alla preparazione del lancio dello Sputnik da parte dell’Unione Sovietica. In altre parole una sfida tecnologica implicita all’Unione Sovietica da attuarsi con una missione impossibile, la raggiungere il Polo Nord in immersione con l’Operazione Sunshine. Il 25 aprile 1958, il Nautilus al comando del comandante William R. Anderson si diresse verso Nord toccando San Diego, San Francisco e Seattle, per iniziare quello che doveva essere il suo storico transito polare. Dopo aver lasciato Seattle il 9 giugno, il 19 giugno entrò nel Mare dei Ciukci, ma si scontrò con la presenza di grandi banchi di ghiaccio alla deriva in quelle acque insidiose e poco profonde. Il Comandante, in mancanza di sufficienti informazioni oceanografiche, abortì la missione e si diresse verso Pearl Harbour dove arrivò il 28 giugno. Ci riprovò il 23 luglio quando, dopo aver fatto rotta Nord, raggiunse il Mare di Barrow dove, il 1° agosto si poté immergere, iniziando il suo straordinario viaggio sotto i ghiacci; dopo tre giorni, il 3 agosto alle 23:15 EDT (19:15 U come da rapporti di bordo), raggiunse latitudine 90 Nord. Per potersi dirigere verso la massima latitudine, non potendo ovviamente impiegare alcun tipo di bussola, utilizzò per la navigazione il nuovo sistema di navigazione inerziale North American Aviation N6A-1, in precedenza utilizzato nel missile da crociera Navaho che era stato modificato e testato per un uso navale sulla USS Compass Island nel 1957.

Proseguì dal Polo Nord e riemerse a nord-est della Groenlandia il 5 agosto (a 79° Nord) dopo 96 ore di navigazione, percorrendo 1.590 miglia nautiche (2.940 km) sotto i ghiacci, e completato con successo il primo viaggio in immersione attorno al Polo Nord. Ad onore del vero l’Operazione non si sarebbe potuta attuare senza il supporto degli scienziati del Naval Electronics Laboratory, tra cui il Dr. Waldo Lyon, che accompagnò il sottomarino come capo scienziato e pilota del ghiaccio durante la sua incredibile, per l’epoca, missione.

Una curiosità
i naviganti esperti sanno che le normali girobussole diventano imprecise oltre gli 85°N per cui navigare a quelle latitudini avrebbe potuto essere estremamente pericoloso. Fu realizzata in breve tempo una girobussola ad hoc dalla Sperry Rand che fu installata poco prima del viaggio. 

Il rischio per il sottomarino in immersione e senza riferimenti esterni sarebbe stato quello di perdersi sotto l’enorme calotta di ghiaccio; un’ipotesi drammatica che il Comandante Anderson aveva cercato di esorcizzare, ipotizzando in emergenza l’apertura di un varco verso la superficie con un lancio di siluri.

Una navigazione perigliosa con grandi risvolti oceanografici e scientifici
Durante la navigazione in immersione il sottomarino effettuò rilevamenti continui della profondità e dello spessore dei ghiacci, ed in particolare furono effettuate e registrate più di 11.000 rilevazioni secondo un programma ad uso degli scienziati e idrografi della US Navy. Questo portò alla conferma che l’oceano Artico è diviso in due da una catena montuosa sommersa, la catena Lomonosov, che con un‘altezza media di 2.700 metri collega il Canada alla Russia. In particolare, fu rilevato un affioramento in superficie di questa catena (a circa 750 metri) e registrati molti altri punti sino ad allora sconosciuti.

Da un punto di vista nautico, il 93% del percorso da Honolulu all’Islanda fu compiuto in immersione, con emersioni e permanenza in superficie per rilievi, in particolare della banchisa polare. In quanto alle condizioni di vivibilità a bordo l’ambiente fu mantenuto alla temperatura di 20°C, con umidità relativa del 40/50% ed in merito al benessere dell’equipaggio di 116 membri, oltre alla confezione di pasti completi con una vera cucina ed una vera mensa, con scorte per 75 giorni di viveri “freschi”, si proiettava più di un film al giorno e si organizzavano tornei di giochi, condizioni inimmaginabili anche i sommergibilisti dell’epoca.

Le ricadute tecnologiche furono grandissime; in primis il Nautilus aveva diminuito di quasi due settimane la distanza temporale tra Europa ed Asia, di fatto senza forzare ed adottando molte cautele per la effettiva mancanza di riferimenti e precedenti geografici. Sebbene molti dati non furono rivelati, per ovvi motivi di segretezza, il Nautilus aveva percorso in 19 giorni la distanza di 8.146 miglia da Honolulu a Portland. Per curiosità, tra i record battuti, si trattò del gruppo più numeroso di esseri umani, 116 persone, presente contemporaneamente al Polo Nord.

Mappa pubblicata su  All Hands inerente l’Operation Sunshine – Oct 1959

Il percorso da Point Barrow in Alaska e l’Oceano Atlantico, l’attuale GIUK, fu compiuto senza problemi e senza spingere in sole 96 ore, altro chiaro segnale ai Sovietici della prevalenza tecnologica statunitense al momento. Di fatto  prima del Nautilus nessuna unità si era mai avventurata oltre la latitudine 85°21” Nord, record del 1955 di un rompighiaccio russo. Non ultimo un programma collegato, poco noto, che fu peraltro sottolineato nella Conferenza di Genova: la missione del Nautilus fu collegata alle ricerche preliminari sui problemi della vita umana nello spazio; in particolare ai problemi della rigenerazione dell’aria respirabile, lo smaltimento dei gas tossici ed il confinamento per lungo tempo in spazi ristretti al di fuori da ogni contatto con lo spazio terrestre. Nel suo viaggio l’equipaggio fu costantemente monitorato da uno psichiatra appositamente imbarcato e, in un’ottica non Marina, in vista dei futuri viaggi spaziali, il Nautilus fu classificato laboratorio sperimentale per le astronavi del futuro.

Considerazioni politico/strategiche

Come accennato, in seguito a notizie di intelligence sul programma spaziale sovietico (che di li a poco fece registrare il successo del lancio dello Sputnik, il 4 ottobre 1957), il presidente Eisenhower decise di dare a sua volta una dimostrazione di alta capacità tecnologica facendo compiere al Nautilus un viaggio sotto il Polo Nord (Operazione “Sunshine“). Una missione mai tentata che ebbe subito dei problemi di natura pratica; il Nautilus partì da Groton il 19 agosto 1957 ma dovette rinunciare a soli 180 km dal Polo a causa di inusuali condizioni della banchisa artica e delle poche conoscenze oceanografiche di cui si disponeva. Nonostante tutto, Anderson ricavò una serie di dati che gli furono preziosi per il successivo tentativo. L’evento avrebbe dovuto essere annunciato da Rickover nelle conferenze di Genova del 1957, e come tale fu preparato con il necessario anticipo: tutta l’operazione mediatica predisposta si sgonfiò e si dovette correre ai ripari prima per l’interruzione e rinvio della missione del Nautilus e poi, peggio, per il contropiede dell’annuncio sovietico inerente lo Sputnik, avvenuto una settimana prima dell’evento genovese. Evidentemente non si poteva annullare la partecipazione di Rickover in un contesto di tale portata e visibilità, e la prolusione divenne squisitamente tecnica, centrata sull’impiego dell’energia nucleare, tra l’altro con spunti e visione che anticipavano le attuali possibilità e disponibilità dei mini-reattori.

Il tema fu mantenuto aperto e messo genericamente in agenda per l’edizione successiva, senza definire la partecipazione che non poteva essere più di Rickover, sperando che il nuovo tentativo avesse esito positivo e, quando avvenne, fu giocata, per la propaganda e la visibilità, la carta della partecipazione dello stesso protagonista, catapultando in fretta e furia il Comandante Anderson a Genova. In estrema sintesi, in pieno clima di Guerra fredda, si confrontarono nell’arco di un anno due massicce operazioni di propaganda, una (lo Sputnik) di grande impatto mediatico, l’altra una dimostrazione concreta, in grande scala, di un sistema già operativo che poteva agire liberamente ed inavvertito alle porte di casa dell’avversario (un messaggio chiaro per analisti, strateghi e decisori). Segnali sfruttati dalla propaganda, ma anche la dimostrazione che esisteva una strategia nazionale (statunitense) che coinvolgeva tutto il sistema industriale allora più avanzato del globo, che abbracciava più settori e godeva di ampie risorse per la ricerca, ma soprattutto contava con personaggi, dalla politica alla scienza, che pensavano al futuro, lo vedevano, e lo volevano grande dal mare allo spazio.

Segnali che ricadevano anche sulle Alleanze e influenzavano gli schieramenti. Una sola considerazione: con un’enorme soddisfazione per chi c’era anche quel giorno a Genova quando quel Comandante parlò entusiasta della sua missione, dei suoi uomini, della “sua” unità, del futuro possibile … un mito ed un sogno per chi voleva dedicarsi ad una difficile carriera … Anche oggi, e più che mai, bisogna trattare del futuro possibile, ritrovare quello spirito e soprattutto la capacità di comunicare, di trasmetterlo ai giovani… nel 1958 il Comandante Anderson non era solo, con la presenza e l’azione di quegli ufficiali italiani che avevano sulle spalle (e sul petto) i segni di una triste guerra e comunque guardavano avanti … un messaggio ricevuto che portò ai grandi progressi nella rinascita della Marina Italiana. Il passaggio italiano alla propulsione nucleare non andò a buon fine sebbene furono realizzati molti progetti. Ed il futuro è ancora da scrivere.

Gian Carlo Poddighe

Alcune foto sono tratte dall’opuscolo originale dell’Evento di Genova a cui l’autore partecipò personalmente. In anteprima l’arrivo dell’USS Nautilus a New York, il 25 agosto 1958, al termine della sua missione sotto il Polo Nord – Fonte National Archives photograph, USN

 Nota
1. Nell’ambito della guerra fredda questo costituiva un grande vantaggio per gli USA rispetto all’URSS, ed era parte del segnale politico strategico  di deterrenza che gli USA volevano lanciare.

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

gian carlo poddighe


Gian Carlo Poddighe

Ufficiale del Genio Navale della Marina Militare Italiana in congedo, nei suoi anni di servizio è stato destinato a bordo di unità di superficie, con diversi tipi di apparato motore, Diesel, Vapore, TAG. Transitato all’industria nazionale ha svolto incarichi di responsabilità per le costruzioni della prima legge navale diventando promotore delle Mostre Navali Italiane. Ha occupato posizioni dirigenziali sia nel settore impiantistico che delle grandi opere e dell’industria automobilistica, occupandosi della diversificazione produttiva e dei progetti di decarbonizzazione, con il passaggio alle motorizzazioni GNV.
E’ stato membro dei CdA di alcune importanti JV internazionali nei settori metallurgico, infrastrutturale ed automotive ed è stato chiamato a far parte di commissioni specialistiche da parte di organismi internazionali, tra cui rilevanti quelle in materia di disaster management. Giornalista iscritto all’OdG nazionale dal 1982, ha collaborato con periodici e quotidiani, ed è stato direttore responsabile di quotidiani ricoprendo incarichi di vertice in società editoriali. Membro di alcuni Think Tank geopolitici, collabora con quotidiani soprattutto per corrispondenze all’estero, pubblica on line su testate del settore marittimo e navale italiane ed internazionali. Non ultimo ha pubblicato una serie di pregevoli saggi sull’evoluzione tecnologica e militare sino alla 2^ Guerra Mondiale, in particolare della Regia Marina, pubblicati da Academia.edu.

FONTE: Ocean4Future

Vi Invito a consultare il sito cliccando sul banner qui sotto

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