Appare ormai prossima la consegna della nave Tritone alla Marina Militare: sarà la prima unità italiana dedicata alla sorveglianza della dimensione subacquea e alla protezione delle infrastrutture critiche sui fondali marini.

Non esiste ancora una data precisa, eppure tutto lascia intendere che la consegna di nave Tritone alla Marina Militare sia davvero imminente. E così, quello che già di per sé è un un evento sempre denso di significati (pratici e simbolici), nel caso specifico si fa ancora più interessante. Quella che infatti sta per entrare in servizio è una Unità Polivalente per la Sorveglianza della Dimensione Subacquea (UPSDS), la prima del suo tipo.
Ma non è tutto, perché l’altra novità è data dal fatto che per essa la Marina Militare ha adottato un approccio “aggressivo”, acquistando cioè questa piattaforma direttamente sul mercato civile per sottoporla poi a lavori di adattamento per le future missioni assegnate. Una scelta dunque innovativa, mirata a ottenere in tempi rapidi questa nuova unità. Del resto, a fronte di esigenze operative urgenti e alla contemporanea necessità di accumulare esperienza (che potrà essere utile in futuro per la realizzazione di nuove navi), la strada scelta appare tanto corretta quanto obbligata.
MA PERCHÉ UNA UNITÀ DEL GENERE?
Quando a metà luglio dell’anno scorso la Direzione degli Armamenti Navali (NAVARM) pubblica un “avviso di consultazione preliminare” per l’acquisto sul mercato dell’usato di una nave da impiegare per l’appunto come USPDS, le informazioni sono relativamente scarse. In maniera piuttosto generica si parla infatti di una piattaforma che dovrà avere lo scopo primario di trasportare e dispiegare mezzi subacquei nonché di superficie (“manned” e sopratutto “unmanned”), adeguando l’impiego a diverse funzioni, assicurando flessibilità e rapidità di riconfigurazione in base alle esigenze.
Solo nell’agosto successivo, quando la stessa NAVARM comunica la “determinazione a contrarre” (dando dunque il via definitivo al programma), si aggiunge lo specifico capitolo della capacità di dispiegare assetti per il soccorso a sottomarini sinistrati. In entrambi i documenti emerge però un dato interessante e cioè che l’argomento del programma in oggetto ha come intestazione: “Protezione infrastrutture subacquee critiche”.
Eccoci dunque arrivati al punto cruciale, che per essere capito meglio richiede di tornare indietro al settembre del 2022; quando cioè il mondo intero viene come “travolto” dalla notizia del sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico. All’improvviso, tutti scoprono l’importanza (e la fragilità) di certe infrastrutture critiche che si trovano su fondali dei mari e degli oceani di tutto il mondo; che si tratti poi di trasporto di fonti di energia o delle “spine dorsali” di comunicazione tra Paesi e continenti interi, nulla cambia.
La vicenda Nord Stream e altri eventi successivi fanno dunque capire in maniera chiara la necessità di valutare attentamente quelle che sono le esigenze di sicurezza legate a queste stesse infrastrutture; riflettendo sul fatto che le grandi profondità a cui si trovano non sono più un elemento in grado di garantire la loro stessa sicurezza. Da qui la necessità per le Marine Militari di affrontare in maniera radicale la nuova realtà della “seabed warfare” (la guerra dei fondali marini); attrezzandosi così di conseguenza.
LA UPSDS
Alla fine, molte delle informazioni necessarie per capire meglio di quale piattaforma si stia parlando sono rintracciabili proprio nell’avviso emesso da NAVARM nel luglio scorso. Come primo punto, si osserva che già da quel documento emerge la scelta della Marina Militare stessa per la fornitura dell’unità (intesa come acquisto sul mercato dell’usato e successivi lavori di adattamento), con il contratto direttamente assegnato a Fincantieri. Già definito anche l’impegno finanziario complessivo, 50 milioni di €, e i tempi di consegna; febbraio 2026 o, in alternativa, non oltre 120 giorni dalla effettiva sigla del contratto.
Sempre nell’avviso di cui sopra si forniscono poi tutta una serie di requisiti che la nuova unità dovrà soddisfare; alcuni di essi “mandatori” (cioè obbligatori), altri “desiderabili”. Fra i primi: una lunghezza fuori tutto compresa fra 75 e 110 metri, una larghezza massima compresa fra 18 e 22 e un’immersione non superiore ai 7, una velocità massima superiore a 11 nodi (con una autonomia di 4.000 miglia), un sistema integrato per la propulsione e la generazione di energia elettrica, una superficie di lavoro in coperta di almeno 560 m², un sistema di posizionamento dinamico di classe 2, una disponibilità di 60 posti letto (equipaggio e personale aggiuntivo) e una gru da 40 t di portata massima. A questi si aggiungono quelli “desiderabili”, trai quali spiccano un ponte di volo, la presenza/le predisposizioni per una “moon pool” e una seconda gru.
LA SCELTA È FATTA
Si arriva così alla fine di gennaio, quando cominciano a circolare le prime indiscrezioni; l’unità scelta per soddisfare il requisito per la UPSDS è la Coco, una “Multi Pururpose Offshore Support Vessel” costruita dai Cantieri Vard (di proprietà di Fincantieri stessa) in Vietnam nel 2022. Dunque, una nave molto recente e perfettamente in grado perciò di rispondere a un altro importante requisito “mandatario”; una costruzione non anteriore al 2015, in modo da avere una piattaforma recente con un buon margine di vita residua.
L’analisi delle caratteristiche della futura Tritone ci dice che essa risponde in pieno a tutte le richieste. La sua lunghezza è infatti di 81,7 metri, la larghezza massima di 18 e il pescaggio di 5,7.
L’impianto propulsivo/di generazione dell’energia elettrica è, per l’appunto, integrato in quanto composto da 4 generatori diesel e 2 “Azipull”. Non è noto il quadro delle prestazioni complessive (velocità e autonomia) ma, ovviamente, tutto lascia intendere che anch’esse rispondano ai requisiti indicati.
Detto della disponibilità di un ponte di carico della superficie di 570 m², molto importanti sono poi una serie di caratteristiche funzionali alle missioni di questa futura unità della Marina. Innanzitutto, il sistema di posizionamento dinamico, fondamentale per le operazioni di messa in mare/recupero in sicurezza e con precisione di qualsiasi tipo di apparecchiatura; e, più in particolare, di droni. Poi è da segnalare una gru poppiera corredata di verricelli, anche questo funzionale alle operazioni con i droni o altro, così come la “moon pool” (e cioè una apertura sul ponte di carico per calare dall’alto ulteriori sistemi/apparecchiature).
Di fatto dunque, non manca nulla; dato che anche sul fronte dell’equipaggio c’è la capacità di ospitare 60 persone. O, meglio, non manca quasi nulla; uno dei requisiti “desiderabili”, la presenza di un ponte di volo per elicottero, non dovrebbe essere infatti soddisfatto. Fermo restando che a oggi non è dato sapere a che tipo di lavori sia stata sottoposta la Coco/Tritone nei cantieri Fincantieri di Palermo e quale sarà dunque la sua esatta configurazione finale.
IL FUTURO
L’avvio di questo programma segna dunque un ulteriore punto di svolta. La UPSDS in questione infatti è solo il primo passo di un programma che a regime dovrà portare alla realizzazione di 4 nuove unità di questo tipo, che però saranno costruite fin dal principio secondo tutti i requisiti necessari. Un programma che ha trovato un suo primo importante rifinanziamento proprio nel 2025 e che per ora dispone di risorse pari a 253,4 milioni di €; alla luce però la sua importanza, tale cifra sarà sicuramente incrementata in futuro. Tanto che già nella prima metà del prossimo decennio, con ogni probabilità, la Marina Militare sarà in grado di schierare tutte e 4 le nuove navi previste; compiendo perciò un passo in avanti davvero significativo proprio sul delicato tema della protezione delle infrastrutture sottomarine.
Anche perché, queste unità non saranno sole; a vario titolo e con varie funzioni, nel conteggio sarà presto inclusa nave Olterra (destinata a entrare in servizio il prossimo anno) così come gli 8 futuri Cacciamine di Nuova Generazione (CNG). Era poi prevista anche la realizzazione di altri 4 Cacciamine di Nuova Generazione ma di Altura; tuttavia il programma è stato annullato proprio per far posto alle UPSDS. Infine, sempre in futuro, dovrebbe arrivare anche una UBoS (Unità per le Bonifiche Subacquee). Come detto, navi diverse che però, nel complesso e insieme agli 8 (o forse 10) sottomarini U-212 in varie versioni che la Marina stessa punta ad allineare, costituiranno una componente davvero moderna e capace nel sempre più importante ambito della “guerra sottomarina”.


