Interessante articolo di approfondimento dal sito Ocean4Future a cura di Giovanni Esentato

L’accelerazione della ricerca e degli investimenti nei veicoli subacquei autonomi apre nuove prospettive per le imprese impegnate nel controllo, monitoraggio, dissuasione e difesa delle infrastrutture critiche sommerse: cavi dati, reti web, dorsali internet, condotte energetiche e sistemi strategici della sovranità digitale. Dal Golfo Persico al Nord Stream, fino ai cavi sottomarini: perché identificazione, tracciamento e sicurezza dei mezzi subacquei autonomi diventano centrali per energia, dati e sovranità nazionale. La crescita della dimensione subacquea sta modificando profondamente il concetto tradizionale di sicurezza marittima. Accanto alle navi, ai porti, alle piattaforme offshore e alle infrastrutture energetiche, si afferma oggi un nuovo insieme di strumenti tecnologici: AUV, UUV, ROV, sensori acustici, sistemi inerziali, reti di posizionamento subacqueo e apparati di tracciamento in immersione. Questi sistemi non appartengono più soltanto alla ricerca scientifica o alla sperimentazione militare. Sono ormai impiegati nel rilievo dei fondali, nell’ispezione di cavi e condotte, nel monitoraggio ambientale, nella protezione delle infrastrutture critiche, nelle operazioni portuali, nell’offshore energetico e nella sorveglianza di aree sensibili. La questione non è più soltanto tecnologica. È giuridica, strategica e industriale: chi può operare sott’acqua, dove, con quali autorizzazioni, con quale livello di identificabilità e sotto quale controllo dello Stato costiero?

AUV e UUV: cosa sono
Con l’acronimo AUV si indica un Autonomous Underwater Vehicle, cioè un veicolo subacqueo autonomo. Si tratta di un mezzo senza equipaggio a bordo, programmato per svolgere una missione in modo autonomo. Può seguire una rotta predefinita, raccogliere dati, effettuare rilievi batimetrici, mappare fondali, ispezionare infrastrutture o monitorare aree marine senza essere costantemente pilotato da remoto. Gli AUV utilizzano normalmente sistemi inerziali di navigazione, sonar, sensori di profondità, DVL — Doppler Velocity Log — sistemi USBL, SBL o LBL, modem acustici e, quando operano in superficie, GPS/GNSS. Con UUV si intende invece Unmanned Underwater Vehicle, cioè veicolo subacqueo senza equipaggio. È una categoria più ampia, nella quale possono rientrare AUV autonomi, ROV pilotati da remoto, veicoli ibridi, sistemi militari unmanned e piattaforme subacquee robotizzate impiegate per ricerca, sicurezza, ispezione o difesa. In sintesi: tutti gli AUV sono UUV, ma non tutti gli UUV sono AUV. Dal Golfo Persico al Nord Stream, fino ai cavi sottomarini: perché identificazione, tracciamento e sicurezza dei mezzi subacquei autonomi diventano centrali per energia, dati e sovranità nazionale, La crescita della dimensione subacquea sta modificando profondamente il concetto tradizionale di sicurezza marittima. Accanto alle navi, ai porti, alle piattaforme offshore e alle infrastrutture energetiche, si afferma oggi un nuovo insieme di strumenti tecnologici: AUV, UUV, ROV, sensori acustici, sistemi inerziali, reti di posizionamento subacqueo e apparati di tracciamento in immersione. Questi sistemi non appartengono più soltanto alla ricerca scientifica o alla sperimentazione militare. Sono ormai impiegati nel rilievo dei fondali, nell’ispezione di cavi e condotte, nel monitoraggio ambientale, nella protezione delle infrastrutture critiche, nelle operazioni portuali, nell’offshore energetico e nella sorveglianza di aree sensibili. La questione non è più soltanto tecnologica. È giuridica, strategica e industriale: chi può operare sott’acqua, dove, con quali autorizzazioni, con quale livello di identificabilità e sotto quale controllo dello Stato costiero?
L’equivoco sull’AIS subacqueo
Nel dibattito tecnico e divulgativo si usa talvolta l’espressione “AIS subacqueo”. È una formula suggestiva, ma va maneggiata con precisione. L’AIS — Automatic Identification System — è, in senso proprio, un sistema radio utilizzato per l’identificazione e il tracciamento delle unità navali in superficie. Consente di trasmettere dati come posizione, rotta, velocità, identificativo dell’unità e altre informazioni utili alla sicurezza della navigazione. Ma l’AIS tradizionale non opera sott’acqua. Le frequenze radio VHF non sono idonee alla propagazione in immersione. Per questo, l’identificazione e il tracciamento dei mezzi subacquei avvengono attraverso tecnologie diverse: sonar attivi e passivi, trasponder acustici, modem acustici, sistemi inerziali, reti USBL, SBL e LBL, boe di superficie, collegamenti radio o satellitari solo quando il mezzo emerge o comunica tramite unità appoggio. Pertanto, più che parlare di “AIS subacqueo”, sarebbe corretto parlare di sistemi di identificazione, localizzazione e tracciamento della navigazione subacquea.
Il quadro internazionale: UNCLOS e veicoli subacquei
Il riferimento giuridico fondamentale è la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare UNCLOS. La Convenzione stabilisce che la sovranità dello Stato costiero si estende al mare territoriale, al fondo marino, al sottosuolo e allo spazio aereo sovrastante. Nel mare territoriale, che può estendersi fino a 12 miglia nautiche, lo Stato costiero esercita poteri sovrani, pur nel rispetto del diritto di passaggio inoffensivo delle navi straniere. Per i veicoli subacquei la norma chiave è l’articolo 20 UNCLOS: nel mare territoriale, i sommergibili e gli altri veicoli subacquei devono navigare in superficie e mostrare la bandiera. Questa previsione assume oggi un rilievo nuovo. Quando fu scritta, il riferimento principale erano i sommergibili militari, oggi, invece, la categoria degli “altri veicoli subacquei” può essere letta anche alla luce della diffusione di AUV, UUV e mezzi unmanned. Il principio è chiaro: la navigazione subacquea non identificata, occulta o non autorizzata nelle acque territoriali di uno Stato costiero è incompatibile con la piena sovranità dello Stato su quello spazio marittimo.
Ricerca scientifica, survey industriali e attività dual-use
Molti AUV e UUV sono utilizzati per finalità apparentemente civili: rilievi batimetrici, monitoraggio ambientale, ispezione di condotte, mappatura di fondali, ricerca scientifica. Tuttavia, la linea di confine tra attività civile, industriale e strategica può essere molto sottile. Un rilievo del fondale può avere finalità ambientali, ma anche finalità militari. Una mappatura di cavi e pipeline può servire alla manutenzione, ma anche alla conoscenza dei punti di vulnerabilità di infrastrutture critiche. Un veicolo autonomo può raccogliere dati oceanografici, ma anche informazioni utili alla navigazione di unità subacquee. Per questo motivo, nel quadro della sovranità marittima, non conta soltanto il mezzo utilizzato. Conta soprattutto la natura della missione. Le attività di ricerca scientifica marina, survey tecnico-industriali, ispezione infrastrutturale e raccolta dati nella zona economica esclusiva o sulla piattaforma continentale sono sempre più soggette al controllo dello Stato costiero quando incidono su risorse naturali, ambiente marino, infrastrutture critiche, installazioni offshore, sicurezza energetica, cavi e condotte sottomarine, interessi strategici nazionali.

Nella foto in alto, l’AUKUS, un AUV della Ditta italiana DRASS di Livorno, esposto all’UDT 2026 di Londra, la fiera Undersea Defence Technology (UDT) 2026 che ha un programma e un’area espositiva che mettono in luce una tendenza inequivocabile. Di fatto i sistemi autonomi e senza equipaggio sono ormai al centro del dibattito sottomarino, permeando le operazioni, i sensori e il più ampio discorso strategico relativo ad alleanze.
Fine I parte – continua
Giovanni Esentato
PARTE I PARTE II
Alcune delle immagini possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore e le fonti o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo.

Giovanni Esentato
Giornalista, Operatore Tecnico Subacqueo, Diving Supervisor, Segretario AISI, Presidente FIAS Caserta – EDTC Member
FONTE: Ocean4Future
Vi Invito a consultare il sito cliccando sul banner qui sotto




