Dal sito Ocean4Future un argomento di storia tutto da leggere.

Quell’8 giugno 1912 il cielo era terso sopra il Golfo della Spezia. Le Apuane si specchiavano sulle onde placide dell’alto tirreno, conferendo al mare un colore azzurro così particolare che in certe giornate serene può ammirarsi solo nella città prescelta da Cavour per costruire la imponente base navale, immaginata anni prima da Napoleone. Rubando le parole alla scrittrice Mary Shelley, che pure quei luoghi aveva amato: “la scena era davvero di una bellezza inimmaginabile. La distesa azzurra delle acque, la baia quasi del tutto circondata dalle coste, con il vicino castello di Lerici che la chiude a est, e Portovenere a ovest in distanza …”. Se il nome “Golfo dei Poeti” era stato coniato ufficialmente un paio di anni prima dal drammaturgo italiano Sem Benelli, per celebrarne il fascino esercitato su artisti e intellettuali nel corso dei secoli, l’impegno che attendeva ul giovane ufficiale veronese pareva più adatto all’audacia ed alla sfrontatezza dei futuristi di Marinetti, che pure avevano iniziato ad avere in quegli anni un rapporto tutto particolare col Golfo.

Il Tenente di Vascello Mario Calderara, seppure compiaciuto delle condizioni meteorologiche favorevoli, aveva infatti pensieri meno poetici. Era atteso quella mattina da una prova che era già stato costretto a rimandare da troppo tempo: il primo volo dell’idrovolante da lui progettato e che avrebbe personalmente pilotato. Sebbene l’autorizzazione ministeriale fosse pervenuta nel giugno dell’anno precedente e la costruzione fosse avvenuta presso l’Arsenale della Regia Marina alla Spezia in quello stesso anno, l’inizio delle prove di volo era stato posticipato a causa del ritardo nella consegna del motore (uno Gnome da 100 cavalli), reso disponibile solo nell’autunno. Per questo motivo, Calderara non aveva potuto avviare i test prima dell’inizio del 1912. L’apparecchio, prima ancora di alzarsi in volo, già vantava un record: era considerato quella che sarebbe stata la più grande macchina volante del mondo. Era un monoplano ad ala alta caratterizzato da galleggianti dotati di piccole alette (simili a quelle dei moderni aliscafi) progettate per facilitare il distacco dall’acqua superando rapidamente la velocità critica. Dopo alcune prove di flottaggio, il velivolo decollò con successo dalla rada di La Spezia trasportando, oltre al nostro pilota, tre passeggeri, di cui la storia non ci ha tramandato i nomi.
I decolli e gli atterraggi nel Golfo della Spezia furono seguiti costantemente dai giornali dell’epoca e dai responsabili della Regia Marina. Un interesse che si inseriva in un contesto storico in cui la società viveva con “grandi aspettative” e trepidazione il fiorire delle nuove macchine volanti. All’epoca dei voli sperimentali con l’idrovolante, Calderara era già un vero e proprio eroe nazionale. Ma stavolta il successo ebbe un’eco che superò i confini italiani. Fu infatti invitato a Londra per proiettare i filmati dei suoi voli davanti a un pubblico di alto livello, che includeva l’allora Lord dell’Ammiragliato britannico, Winston Churchill.
La notorietà lo aveva esposto a molte interviste con dei giornalisti, e la sua disponibilità a spiegare la sua tecnica di volo non era sempre apprezzata in ambito militare. Pare ad esempio che tale sovraesposizione non fosse gradita al maggiore Maurizio Mario Moris, ufficiale del Genio Militare, comandante della Brigata Specialisti del Regio Esercito, cui gli storici addebitano un approccio talvolta rigido e conservatore verso la notorietà dei singoli. Figura centrale della prima aviazione italiana, era tra i fondatori del Circolo degli Aviatori di Roma, l’ente che promosse lo sviluppo del volo in Italia nei primi anni del ‘900. Nel 1909, agendo per conto del Circolo e in coordinazione con la Brigata Specialisti, invitò a Roma Wilbur Wright, il più anziano dei due fratelli statunitensi pionieri del volo, che fu seguito – via treno – dal suo Flyer “modello 1907”. Il viaggio fruttò a Wright la somma complessiva di 50.000 franchi, parte per l’acquisto del Flyer e parte per esibizioni sul campo di Centocelle, ma anche per una attività addestrativa a favore di Umberto Savoja, a sua volta ufficiale del Regio Esercito, e proprio del nostro Mario Calderara, che varrà dopo pochi anni a quest’ultimo il brevetto di pilota numero 1 della storia dell’aviazione italiana.

Come era giunto l’ufficiale di Marina veronese, su quel campo di volo?
La genesi del suo genio aeronautico non può essere scissa dal contesto familiare e culturale in cui crebbe. Nato nella città scaligera il 10 ottobre 1879, egli era il primogenito di Marco Calderara, una figura di spicco nelle forze armate che raggiunse il grado di generale degli Alpini. Questa discendenza militare impose al giovane Mario un senso del dovere e una disciplina ferrea. La madre, Eleonora Tantini, morì nel 1901 all’età di cinquant’anni, proprio mentre il figlio stava completando la sua formazione iniziale. Nonostante la tradizione terrestre del padre, Mario manifestò una precoce attrazione per la vita sul mare, un’inclinazione che lo portò ad essere ammesso all’Accademia Navale di Livorno nel 1898. Fu proprio durante gli anni accademici che il suo sogno del volo iniziò a prendere forma, alimentato da una curiosità intellettuale che lo spingeva a guardare oltre i confini del tipico addestramento navale. In un’epoca in cui il volo umano era considerato un’utopia o, nel peggiore dei casi, una follia pericolosa — visti i tragici incidenti di pionieri come Otto Lilienthal nel 1896 — Calderara provocò addirittura lo scherno tra i suoi compagni di corso. I resoconti dell’epoca descrivono i suoi giovani colleghi goliardicamente impegnati nel disegnare caricature in cui veniva ritratto mentre precipitava con macchine improbabili.
Promosso guardiamarina nel 1901, non abbandonò le sue visioni; al contrario, iniziò ad applicare i principi della fisica navale alla nascente aerodinamica, comprendendo che il problema dei problemi di un mezzo aereo, l’essere “più pesante dell’aria”, richiedeva una soluzione matematica prima ancora che meccanica. Una intuizione che lo portò a distinguersi radicalmente dai contemporanei che si limitavano a tentativi empirici di imitazione del volo degli uccelli.
Fine Parte I – continua
Francesco Caldari
Fonti
https://www.youtube.com/watch?v=Vynm6gp4aDg – breve documentario “Mario Calderara e il primo idrovolante italiano” tratto dalla raccolta video “Ali Dimenticate” realizzata dal Centro Produzione Audiovisivi dell’Aeronautica Militare,
https://www.abebooks.com/book-search/title/manuel-l’aviateur-constructeur
https://www.calderara.com/it/mario-it/ – Associazione Mario Calderara – Sito web ufficiale contenente informazioni su Mario Calderara, da cui sono state estratte delle foto d’epoca
https://www.youtube.com/watch?v=VAOLl5nY2ac – Quando l’italiano Calderara volò con i fratelli Wright – YouTube,
https://www.earlyaviators.com/ecaldera.htm – Mario Calderara – Early Birds of Aviation da cui sono tratte alcune immagini
http://www.iccd.beniculturali.it/getFile.php?id=1119 – Wright Vola! Primi voli a Roma nell’eco della stampa (1908-1909) – ICCD,
https://www.giornidistoria.net/15-aprile-1909-quando-wright-volo-a-centocelle-con-calderara/ – 15 aprile 1909. Quando Wright volò a Centocelle con Calderara – Giorni di Storia,
https://www.marinaiditalia.com/public/uploads/2015_11_14.pdf – L’aviazione navale nella Grande Guerra – ANMI
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Francesco Caldari
Il Generale di Brigata (riserva) Francesco Caldari ha servito per quaranta anni nel servizio permanente effettivo nell’Arma dei carabinieri, ricoprendo incarichi di comando nella organizzazione Mobile (8° Battaglione “Lazio” in Roma) , in quella Territoriale (Tenenza/Compagnia di Acerenza), di Polizia Militare (Compagnia per la Marina Militare presso l’Alto Comando della Spezia) e della Tutela del Segreto (Agenzia di Sicurezza Interregionale CC M.M. La Spezia) nonché in servizio di polizia giudiziaria (Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Genova). È stato altresì impiegato nel contesto di Stato Maggiore (da ultimo quale Ca.SM del Comando Legione “Liguria” in Genova), anche all’estero, come Provost Marshal presso il Quartier Generale di NATO-KFOR (Kosovo Force) a Prishtina/Priština.
Ha seguito numerosi e variegati corsi militari. Gli è stata concessa la Medaglia Mauriziana conferita al compimento di cinquant’anni di Carriera militare e l’onoreficienza di Cavaliere della Repubblica. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Sicurezza (Roma-Tor Vergata) e quella magistrale in Relazioni Internazionali (Genova), qui con una tesi sulla “cooperazione internazionale di polizia”, argomento sul quale cura un blog ed un podcast. Concluso il servizio attivo si dedica alla sua passione per la storia
FONTE: Ocean4Future
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